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La campagna promozionale della nuova linea autunnale della stilista Stella McCartney denuncia l’eccessivo consumismo e i rifiuti che esso genera.
Pier Paolo Pasolini, con la peculiare capacità di guardare oltre che contraddistingue i geni, già aveva negli anni Settanta iniziato a scorgere il mutamento antropologico della società, sempre più orientata verso una cultura basata sul consumismo. “L’ansia del consumo è un’ansia di obbedienza a un ordine non pronunciato – si legge in Scritti corsari. – Ognuno sente l’ansia, degradante, di essere uguale agli altri nel consumare, nell’essere felice, nell’essere libero […] Nessun centralismo fascista è riuscito a fare ciò che ha fatto il centralismo della civiltà dei consumi […] Si può dunque affermare che la tolleranza della ideologia edonistica voluta dal nuovo potere, è la peggiore delle repressioni della storia umana”. Oggi queste parole sono quantomai attuali e il consumismo sta bruciando risorse ad un ritmo insostenibile e generando quantità di rifiuti sempre maggiori. Per cercare di contrastare questo fenomeno nel mondo della moda, la stilista inglese Stella McCartney ha deciso di dedicare la nuova campagna per il lancio della sua nuova collezione autunnale proprio ai rifiuti generati dal consumo eccessivo.
La nuova campagna, realizzata in collaborazione con l’artista Urs Fischer e la fotografa Harley Weir, è ambientata in una discarica scozzese e vuole sensibilizzare i consumatori circa l’impatto ambientale dei loro acquisti e denunciare la moda usa e getta. “Con questa campagna pubblicitaria intendiamo rappresentare chi vogliamo essere e come ci comportiamo, il nostro atteggiamento e il percorso collettivo che abbiamo intrapreso – ha spiegato la stilista. – Gli ambienti artificiali costruiti dall’uomo sono scollegati dalle altre forme di vita e dal pianeta, questo è il motivo per cui produciamo rifiuti”.
L’immagine scelta per rappresentare la campagna è di grande impatto, ritrae una modella sdraiata nella discarica, in un mare di rifiuti. Può sembrare un ossimoro criticare il consumismo con il lancio di una collezione di vestiti, McCartney vuole però suggerire che i capi non devono essere utilizzati per una sola stagione. Gli abiti sono stati realizzati utilizzando esclusivamente materiali sostenibili come cotone biologico, nylon riciclato e finta pelle di origine vegetale. “Ogni anno nel mondo vengono prodotte circa 300 milioni di tonnellate di plastica, la cui la maggior parte finisce nelle discariche e successivamente negli oceani – ha scritto sul proprio profilo Instagram Stella McCartney. – L’obiettivo della campagna è creare consapevolezza su questo problema e invitare a fare sempre di più per prenderci cura del nostro pianeta”.
Non è la prima volta che la secondogenita di Paul McCartney dimostra la sua sensibilità verso le tematiche ambientali. Numerose collezioni della stilista (oltre la metà) sono realizzate con materiali riciclabili, recentemente ha annunciato di voler collaborare con Parley for the oceans, organizzazione che si occupa della tutela degli ecosistemi oceanici, per ripulire i mari usando un filato creato con la plastica riciclata, ed è inoltre un’accesa sostenitrice dell’energia rinnovabile (le strutture della società sono alimentate con energia eolica).
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