Uno studio dell’Istituto Potsdam rivela che nell’ultimo decennio il riscaldamento globale ha subito una netta accelerazione, a +0,35 gradi centigradi.
Man mano che aumentano le temperature e i ghiacciai fondono, le inondazioni da collasso di laghi glaciali diventano più frequenti. E pericolose.
Quando un ghiacciaio fonde, l’acqua va a occupare la cavità risultante dall’erosione e forma quello che viene chiamato lago glaciale. Man mano che le temperature si alzano, il rischio è che il livello del lago si alzi troppo o che il ghiaccio circostante ceda. In tal caso, si può scatenare un’inondazione violenta e improvvisa. La rivista scientifica Nature communications ha pubblicato il primo studio che calcola il potenziale impatto delle cosiddette inondazioni da collasso di laghi glaciali. Le conclusioni sono allarmanti: in tutto il mondo, circa 15 milioni di persone sono esposte a questo pericolo.
Il team, composto da ricercatori britannici e neozelandesi, ha infatti ricostruito il numero di persone che vivono nel raggio di 30 miglia (48 chilometri) da un lago glaciale. Sono 15 milioni in tutto, ma con una distribuzione geografica molto irregolare. Circa tre milioni infatti abitano in India e circa due milioni in Pakistan: aggiungendo anche Cina e Perù si supera la metà del totale.
Il Pakistan, in particolare, è il paese con la maggiore concentrazione di ghiacciai in assoluto, se si escludono le regioni polari. Nell’arco del 2022 sono già state segnalate almeno 16 inondazioni da collasso di laghi glaciali nella regione del Gilgit-Baltistan (quella che comprende anche il K2). Un numero in netto aumento rispetto alla media di 5-6 degli anni precedenti. Un’altra zona molto vulnerabile è la Cordillera blanca, in Perù. Anche nelle Alpi e in Nord America ci sono alte probabilità che si verifichino questi episodi, ma le zone che circondano i laghi glaciali sono meno abitate.
Le inondazioni da collasso di laghi glaciali, spiegano gli autori dello studio, ricordano quelle che si verificano quando crolla una diga. Sebbene le dighe siano fatte di ghiaccio e non costruite dagli esseri umani, l’effetto è pressoché lo stesso. E può essere paragonato a quello di uno tsunami, ma nell’entroterra. Proprio come lo tsunami, inoltre, arriva all’improvviso ed è quindi molto difficile mettersi in salvo.
Quando si parla di misure di adattamento ai cambiamenti climatici, ci si riferisce proprio a questo. Indipendentemente da quanto l’umanità riesca a tagliare le emissioni di gas serra, gli eventi meteo estremi o i disastri naturali si stanno già verificando e continueranno a verificarsi. Anche contenendo il riscaldamento globale entro gli 1,5 gradi, per esempio, la metà dei ghiacciai di tutto il pianeta scomparirà comunque. Bisogna quindi adottare tecnologie, procedure e accorgimenti che riducano al minimo le conseguenze. Il fatto stesso di mappare le aree critiche per le inondazioni da collasso di aree glaciali permette di capire dove adottare sistemi di allerta preventiva che consentano di evacuare più in fretta la popolazione
Siamo anche su WhatsApp. Segui il canale ufficiale LifeGate per restare aggiornata, aggiornato sulle ultime notizie e sulle nostre attività.
![]()
Quest'opera è distribuita con Licenza Creative Commons Attribuzione - Non commerciale - Non opere derivate 4.0 Internazionale.
Uno studio dell’Istituto Potsdam rivela che nell’ultimo decennio il riscaldamento globale ha subito una netta accelerazione, a +0,35 gradi centigradi.
Il nuovo rapporto dell’intelligence italiana dedica un focus anche ai cambiamenti climatici e agli impatti sulle migrazioni e sulla sicurezza interna.
Il colosso TotalEnergies deve difendersi dall’accusa di non aver tenuto conto delle conseguenze sul clima derivanti dall’uso dei suoi prodotti.
In Europa danni per oltre 800 miliardi di euro in 40 anni. Senza adattamento rischiamo il 7 per cento del Prodotto interno lordo.
Le coste italiane sono fragili, come dimostra la Puglia, ma è tutta l’Europa a fare i conti con un territorio esausto.
Ondate di caldo marino, uragani sempre più potenti e insufficienti attività di protezione stanno decimando i coralli nel Mar dei Caraibi.
Dall’Australia agli Stati Uniti, dal Cile al Mozambico, alla Russia e all’Argentina: numerose nazioni combattono condizioni meteo estreme.
Uno studio conclude che la tempesta Harry che ha colpito il Sud Italia sarebbe stata meno devastante in assenza del riscaldamento globale.
Sicilia, Sardegna e Calabria sono le tre regioni più colpite dalla tempesta Harry. Ingenti i danni, ma non ci sono state vittime.
