La risoluzione Onu non ha carattere vincolante ma può aprire la strada a scuse pubbliche e risarcimenti. Gli Usa hanno votato contro, l’Italia si è astenuta.
Nel nord dell’Iraq si festeggia la vittoria al referendum sull’indipendenza del Kurdistan. Bagdad: “Avete 72 ore per fare retromarcia”.
A due giorni dal referendum sull’indipendenza nel Kurdistan, le cifre definitive non sono ancora state annunciate. Tuttavia, il presidente della regione autonoma all’interno dell’Iraq, Massoud Barzani, ha dichiarato che i “sì” hanno prevalso, affermando che la popolazione ha scelto di “aprire una nuova era”.
Il leader curdo ha preso la parola dal proprio palazzo, sulle alture di Erbil, che del nuovo stato dovrebbe – nelle intenzioni degli indipendentisti – diventare la capitale. Si è dapprima complimentato con la popolazione per l’alto tasso di affluenza alle urne, quindi ha ricordato gli episodi di oppressione e violenza che hanno contraddistinto la storia dei curdi iracheni.
Tuttavia, ha parlato tenendo al proprio fianco sia la bandiera del Kurdistan che quella dell’Iraq: un chiaro segnale distensivo lanciato al governo di Bagdad, con il quale ha spiegato di voler “risolvere i problemi attraverso un negoziato”, al fine di instaurare una “relazione di buon vicinato” . Nulla si sa, tuttavia, del processo che dovrebbe portare all’indipendenza della regione. Il condizionale, inoltre, è d’obbligo, perché le “aperture” di Barzani non sembrano aver fatto alcuna breccia nel primo ministro iracheno al-Abadi. Al contrario, quest’ultimo ha replicato con estrema durezza al presidente della regione curda.
Martedì, nel tardo pomeriggio, il capo del governo ha infatti lanciato un ultimatum ai curdi: “Avete 72 ore di tempo per restituire alle autorità federali il controllo di tutti i posti di frontiera e di tutti gli aeroporti della regione autonoma”. Lo stesso al-Abadi, però, ha anche lanciato un messaggio ai “fratelli cittadini curdi iracheni”, non dando seguito immediato alla richiesta del proprio Parlamento di inviare subito l’esercito sul posto, sebbene sia stata lanciata un’esercitazione congiunta tra le forze filo-governative e quelle turche, nei pressi della frontiera di Habour, controllata dai curdi sul lato iracheno.
Proprio la Turchia, infatti, è fermamente contraria alla creazione di uno stato indipendente: il Kurdistan, per Ankara, rappresenterebbe infatti una nazione posta nelle mani di organizzazioni considerate terroristiche. Il presidente Recep Tayyip Erdogan, non a caso, ha ammonito Barzani: “Ponga fine a questa avventura che non può che finire male”, minacciando di “chiudere i rubinetti del petrolio, il che azzererà i loro ricavi. Finiranno per non avere neanche di che mangiare”. Il leader turco ha perfino evocato il “rischio di una guerra etnica”.
Siamo anche su WhatsApp. Segui il canale ufficiale LifeGate per restare aggiornata, aggiornato sulle ultime notizie e sulle nostre attività.
![]()
Quest'opera è distribuita con Licenza Creative Commons Attribuzione - Non commerciale - Non opere derivate 4.0 Internazionale.
La risoluzione Onu non ha carattere vincolante ma può aprire la strada a scuse pubbliche e risarcimenti. Gli Usa hanno votato contro, l’Italia si è astenuta.
I bombardamenti israeliani sul Libano hanno già causato oltre 900 morti e un milione di sfollati. Israele vuole replicare quanto fatto nella Striscia di Gaza?
Impianti di desalinizzazione, vulnerabilità ambientale, intrecci finanziari: cosa c’entra l’acqua con la guerra in Medio Oriente.
Negli ultimi mesi gli Stati Uniti hanno aumentato la pressione economica su Cuba. La situazione è una crisi umanitaria drammatica.
Il conflitto nel Golfo minaccia una delle infrastrutture energetiche più importanti, con effetti su mercati, commercio e sicurezza energetica globale. Qual è la storia, chi sono gli attori e le possibili conseguenze.
Nell’opulenta Dubai, vip, influencer e ultra-ricchi fuggono in massa dalla guerra. Lasciando cani legati a lampioni e gatti in gabbie per strada.
Mentre la conta dei danni civili e ambientali dell’offensiva degli scorsi anni non è ancora terminata, Israele ha ripreso a bombardare il Libano.
Un giudice del Dakota del Nord ha condannato Greenpeace a pagare 345 milioni di dollari alla società che ha costruito l’oleodotto Dakota Acces Pipeline.
Usa e Israele stanno bombardando l’Iran, che ha risposto con missili e droni contro i paesi del golfo e fino a Cipro. Quanto durerà la guerra e che effetti avrà?
