Pena di morte, il Kuwait ne esegue 7 in un giorno dopo 5 anni

Dopo 5 anni dall’ultima esecuzione, il Kuwait torna ad applicare la pena di morte. Sette persone, tra cui due donne, vengono impiccate.

  • Dopo cinque anni, il Kuwait torna ad applicare la pena di morte, eseguendo sette impiccagioni.
  • Amnesty International ha esortato il Kuwait ad abolire la pena di morte.

Il 16 novembre in Kuwait è stata eseguita la condanna a morte per impiccagione di sette persone, tra cui due donne, di diverse nazionalità. L’emirato è tornato ad applicare la pena di morte dopo cinque anni: l’ultima esecuzione, nella quale erano state giustiziate altre sette persone, è avvenuta nel gennaio 2017.

I condannati a morte erano quattro kuwaitiani, di cui una donna, un pachistano, un siriano e una donna etiope. Amnesty international ha esortato il Kuwait ad abolire la pena di morte una volta per tutte.

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Protesta a Trafalgar square contro la pena di morte in Iran © Hollie Adams/Getty Images

Il Kuwait torna ad applicare la pena di morte

In questo caso la condanna a morte è stata comminata per omicidio, a cui si sono aggiunti altri reati minori. Secondo quanto comunicato dal pubblico ministero, uno dei condannati era responsabile di due omicidi e di possesso illegale di armi, un altro per gli stessi motivi ma in più colpevole di aver bevuto alcol in pubblico e guidato in stato di ebbrezza. Un altro era accusato anche di adulterio e un altro ancora di rapimento.

L’esecuzione è stata immediatamente condannata dal Servizio europeo per l’azione esterna (un servizio dell’Unione europea responsabile per gli affari esteri), sottolineando che il fatto è avvenuto in concomitanza della visita in Kuwait del vice-presidente della Commissione europea Margaritīs Schinas.

L’Unione europea, si legge nel comunicato, “si oppone fermamente alla pena di morte in ogni circostanza”, definendola “una punizione crudele e disumana che non funge da deterrente per il crimine e rappresenta un’inaccettabile negazione della dignità e dell’integrità umana”.

Dov’è ancora in vigore la pena di morte

A maggio 2022, Amnesty International ha pubblicato l’annuale rapporto sulla pena di morte e secondo il quale nel 2021 c’è stato un preoccupante aumento delle esecuzioni e delle condanne a morte in alcuni degli stati già più prolifici, i cui tribunali hanno ripreso a funzionare a pieno regime con la fine delle restrizioni dovute alla pandemia.

Attualmente, più due terzi dei paesi hanno abolito la pena capitale per legge o nella pratica. Nel dettaglio, al 31 dicembre 2021, la pena di morte è stata soppressa per tutti i crimini da 109 paesi, mentre 144 nazioni l’hanno abolita di fatto, ovvero pur mantenendo la norma giuridica, non vi ricorrono da oltre 10 anni. Resta in vigore in 54 stati, tra cui Stati Uniti e Cina.

In particolare, vi sono state almeno 579 esecuzioni in 18 stati, con un aumento del 20 per cento rispetto al 2020. L’Iran da solo ne ha fatte registrare almeno 314 rispetto alle almeno 246 dell’anno precedente (da queste sono escluse quelle eseguite di recente in seguito alle proteste della popolazione) e si è trattato del più alto numero di esecuzioni dal 2017. La principale ragione è l’aumento del numero di esecuzioni per reati di droga, una evidente violazione del diritto internazionale che proibisce l’uso della pena di morte per reati diversi dall’omicidio intenzionale.

Pena di morte in crescita in Arabia Saudita

A sua volta l’Arabia Saudita ha più che raddoppiato il dato del 2020 e la tendenza è destinata a proseguire nel 2022, considerato che in un solo giorno di marzo sono state messe a morte 81 persone.

Tendenza confermata dall’organizzazione per i diritti umani Reprieve che ha denunciato come l’Arabia Saudita abbia eseguito una serie di condanne a morte per crimini legati alla droga: negli ultimi dodici giorni sarebbero state messe a morte quindici persone. L’organizzazione teme che nel 2022 il numero delle esecuzioni nel regno saudita possa superare quello registrato negli anni precedenti.

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Manifestazione contro la pena di morte negli Stati Uniti © Maria Oswalt/Unsplash

Passi avanti verso l’abolizione

Oltre a quello dell’Arabia Saudita, vanno registrati aumenti delle esecuzioni in Somalia, Sud Sudan, Yemen, Bielorussia, Giappone ed Emirati Arabi Uniti. In questi tre ultimi stati non c’erano state esecuzioni nel 2020. Significativi aumenti del numero delle condanne a morte rispetto al 2020 si sono visti anche nella Repubblica Democratica del Congo, Egitto, Iraq, Myanmar e Vietnam.

Nonostante questi allarmanti sviluppi, i segnali a conferma della tendenza globale verso l’abolizione della pena di morte si sono susseguiti durante tutto il 2021. Per il secondo anno consecutivo il numero degli stati che hanno eseguito condanne a morte è risultato il più basso da quando Amnesty International ha iniziato a raccogliere i dati sulla pena capitale. Tra questi, la Sierra Leone ha approvato all’unanimità una legge che abolisce la pena di morte, così come anche la Repubblica Centrafricana e il Kazakistan.

Negli Stati Uniti d’America, la Virginia è diventato il primo stato abolizionista del sud e intanto consultazioni politiche in questa direzione stanno avvenendo in Papua Nuova Guinea, Malesia e Ghana.

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