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Fresco e salutare, ricco di fermenti vivi, lo yogurt è l’alimento perfetto. Tutto quello che c’è da sapere.
L’alimento fresco per eccellenza, nutriente, dall’aroma insuperabile e poco costoso: sua maestà lo yogurt. Bianco, compatto o light, è uno dei migliori alleati della nostra salute. Da qualche tempo, poi, è stato elevato al rango di alimento “probiotico”, praticamente promotore di una buona qualità di vita.
Nel mondo ce ne sono ben 25 tipi, anche se occorre riconoscere che dagli scaffali dei supermercati occhieggiano anche semplici latti fermentati e sterilizzati che non hanno i lattobacilli che caratterizzano il vero yogurt. Lattobacilli ai quali si devono gli effetti benefici e probiotici. Della cosa si è occupata addirittura la Corte di giustizia europea, visto che a livello comunitario non ci norme chiare che stabiliscano quanti lattobacilli vivi debba contenere uno yogurt. Semplicemente, uno Stato membro può interdire la commercializzazione sul suo territorio di un prodotto denominato yogurt che “non contenga fermenti lattici vivi”.
In Italia le garanzie arrivano da Assolatte, Associazione dell’industria lattiero-casearia, che ha reso noto di aver predisposto un testo legislativo per regolarla. Del resto, sembra quasi incredibile che nessuna norma, né italiana né europea, abbia pensato a definire cosa si debba intendere per yogurt.
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Risultato? In circolazione si trovano non poche imitazioni. E vista la valenza salvasalute che è riconosciuta ai batteri,
è proprio sulla loro quantità che si è in attesa di una regolamentazione. Ci sono solo alcune direttive del ministero della Salute, che non hanno la valenza di una legge, secondo le quali i lattobacilli vivi e vitali debbono ammontare almeno a 100 milioni per grammo alla produzione e 1 milione per grammo al momento del consumo. Una norma tecnica dell’Uni (Ente italiano unificazione), invece, ne prevede 10 milioni per grammo al momento del consumo, cioè sino alla data di scadenza.
Come può, allora, orientarsi il consumatore? Bisogna leggere sempre bene l’etichetta e preferire il vasetto con la scadenza più lontana. Per quanto riguarda la data di confezionamento è a discrezione del produttore: in genere varia da 30 a 40 giorni. Un altro segno di scarsa qualità è la presenza di una pellicola superficiale piuttosto consistente, se compare c’è da sospettare l’aggiunta di latte in polvere.
Qualsiasi sia il tipo di yogurt scelto, non va consumato se mostra visibili danneggiamenti del coagulo, separazioni del siero, liquefazione o solidificazione, gusto amaro, schiuma o comparsa di macchie colorate dovute a muffa. Attenzione alla denominazione commerciale: deve essere yogurt.
La presenza maggiore o minore dei lattobacilli nello yogurt si capisce pure dal sapore: se è molto acido, in genere, vuol dire che ci sono pochi lattobacilli, se invece è dolce la cosa è esattamente all’inverso. Ma attenzione non è una regola del tutto certa: occorrerebbe conoscere la percentuale esatta dello streptococcus thermophilus e lactobacillus bulgaricus perché il sapore più dolce potrebbe essere dato dalla scarsa quantità di bulgaricus.
E per concludere, la confezione deve essere ermeticamente sigillata e non mostrare segni di gonfiore. E i contenitori? Quelli in vetro, cartonati o materiali riciclabili sono più in linea con l’ambiente. Un ultimo consiglio il top della qualità sono yogurt con ingredienti rigorosamente biologici: sono privi di additivi e ricchi di nutrienti.
E a proposito di additivi e coloranti: nello yogurt convenzionale sono proibiti solo nello yogurt naturale, senza frutta.
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