In Madagascar mezzo milione di bambini è a rischio malnutrizione per la siccità

In Madagascar è in corso la prima carestia dovuta ai cambiamenti climatici. In due mesi l’Unicef ha fornito assistenza a 14mila bambini e il numero è destinato a peggiorare.

I bambini sono le prime vittime della siccità e degli altri eventi estremi che stanno mettendo in ginocchio il Madagascar. Secondo quanto dichiarato dall’Unicef, 110mila minori sono a rischio malnutrizione sull’isola africana e 14mila hanno ricevuto supporto sanitario negli ultimi due mesi, cifra che di solito si raggiunge in un anno. Sono le tragiche conseguenze di quella che è stata definita la prima carestia dovuta ai cambiamenti climatici, che sta colpendo soprattutto il sud del paese e costringendo parte della popolazione a scelte estreme e nocive in termini di alimentazione, come bere acqua inquinata e assumere sostanze non commestibili.

I bambini sono le figure più vulnerabili alla siccità del Madagascar
1,14 milioni di persone si trovano in stato di insicurezza alimentare in Madagascar © David Rogers/Getty Images

Gli abitanti del Madagascar, senza acqua né cibo

Da ormai cinque anni le precipitazioni in Madagascar sono rare: questo ha messo in moto in alcune aree un processo di desertificazione che si è riflesso in modo negativo sull’agricoltura. 1,14 milioni di persone si trovano in stato di insicurezza alimentare e 400mila vivono una vera e propria situazione di carestia. Nei giorni scorsi ha alzato la voce anche l’organizzazione Amnesty International, che ha esortato i leader globali a fare qualcosa sfruttando anche i riflettori della Cop26, la conferenza sul clima delle Nazioni Unite, per risolvere una situazione tragica che prosegue ormai da anni.

Le tempeste di sabbia, la siccità, ma anche i cicloni improvvisi che interessano il Madagascar, tra i paesi africani più esposti a questi fenomeni, stanno colpendo fasce di popolazione che per il 95 per cento vivono di agricoltura, allevamento e pesca. Queste attività sono state di fatto cancellate dalla situazione estrema in corso che, secondo le Nazioni Unite e altre organizzazioni non governative presenti sul territorio, sono la più lampante concretizzazione degli effetti dei cambiamenti climatici.

Davanti a questa situazione, sempre più persone hanno cominciato a bere liquidi non potabili in assenza di acqua nei villaggi, oltre che ad assumere alimenti nocivi per la propria salute. Locuste, cactus, radici a volte velenose, mangimi per gli animali: per migliaia di abitanti la dieta degli ultimi mesi è stata questa, pur di mettere qualcosa sotto i denti. Cosa che ha fatto impennare ulteriormente il già alto dato dei decessi per malnutrizione, di cui non ci sono statistiche ufficiali ma che, secondo le testimonianze raccolte, viaggia sull’ordine delle centinaia.

La carestia dei bambini

Come ha denunciato l’Unicef, nessuno più dei bambini sta soffrendo la situazione critica del Madagascar. Nel giro degli ultimi due mesi è stata fornita assistenza a 14mila minori, un numero che di solito si raggiunge in un anno e che dimostra come gli eventi estremi in corso dal 2016 stiano peggiorando con il passare del tempo. La malnutrizione riguarda il 20 per cento dei minori a livello nazionale e la proiezione dell’agenzia dell’Onu è che nel giro di poco tempo almeno 110mila bambini saranno affetti da malnutrizione severa, un dato impressionante rispetto a quello che è lo storico del paese. Addirittura, il World food programme stima che nella primavera del 2022 si supererà la soglia di mezzo milione di bambini sotto i cinque anni denutriti.

Il problema principale è che il sistema immunitario dei più piccoli regge molto meno degli adulti l’assenza di acqua e cibo, ma anche il fatto di ingurgitare sostanze non potabili e commestibili per l’uomo. Come ha denunciato Amnesty International, questa situazione si sta riflettendo anche sul diritto all’istruzione dei minori, dal momento che le difficoltà economiche di molte famiglie le stanno spingendo a chiedere una mano ai loro figli nelle proprie attività domestiche come quel poco di agricoltura, allevamento e pesca che si riesce a portare avanti. E la scuola viene sacrificata.

Questa situazione critica per i bambini del Madagascar si aggiunge alle già tante difficoltà che sono costretti a vivere. Tra queste la piaga dei matrimoni infantili, con regioni dove si toccano punte del 60 per cento nonostante una legge del 2007 che fissa a 18 anni l’età minima per sposarsi. E poi il lavoro minorile, con schiere di bambini impiegati per esempio nelle miniera di mica, un minerale utilizzato nell’industria cosmetica ed elettrica.

La crisi climatica e il modo violento in cui sta dispiegando i suoi effetti in Madagascar sono solo l’ultima modalità con cui si sta soffocando la generazione più giovane del paese.

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