Giochiamo a rilassarci, come i bambini imparano la meditazione

La meditazione insegnata ai bambini: per aiutarli a tenere lontane ansie e paure, migliorando rendimento e creatività.

Meditare. E concentrarsi sul proprio “sé”. E allontanare stress, paure, ansia, ristabilendo una corretta armonia con noi stessi e con quello che ci circonda. Se meditare è una pratica preziosa, soprattutto in questi nostri tempi veloci e ansiogeni, perché non insegnare la meditazione ai bambini, aiutandoli fin da piccoli, a prendere coscienza della propria individualità, ma anche della profonda connessione con il mondo circostante? Ci hanno pensato due studiose delle pratiche meditative, due operatrici olistiche che si occupano del benessere attraverso l’insegnamento di questa antichissima disciplina: Marina Panatero e Tea Pecunia. Con il loro ultimo libro – Giochiamo a rilassarci –  i bambini imparano la meditazione, edito da Feltrinelli – le due autrici tracciano un percorso dedicato ai più piccoli, per insegnare loro non solo  la meditazione, ma anche il rilassamento e la migliore gestione delle emozioni.

 

“La meditazione insegnata ai bambini diventa un addestramento della loro mente all’attenzione consapevole – spiega Marina Panatero – ed è una sorta di allenamento il cui obiettivo è prestare attenzione, in modo volontario, a un certo oggetto”. La pratica della meditazione con i bambini risponde a una duplice aspirazione: il desiderio di serenità, interiore ed esteriore, e di calma mentale e fisica. “I bambini ormai – aggiunge Tea Pecunia – ci appaiono spesso stressati, dispersivi, ansiosi, agitati e, se un tempo non appariva così evidente, ora spesso si pretende da loro l’eccellenza e l’efficienza nelle prestazioni scolastiche e nelle attività sportive e ricreative”.

 

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La copertina del libro di Marina Panatero e Tea Pecunia: “Giochiamo a rilassarci”.

La meditazione e i bambini

Nei bambini ciò che si mira a stabilizzare con la pratica meditativa è innanzitutto l’attenzione. “ Sono i cinque sensi – puntualizza Tea Pecunia – e cioè la vista, il gusto, il tatto, l’odorato e l’udito, a giocare un ruolo non trascurabile nell’ apprendimento dell’attenzione. E la meditazione affina e accresce questa sensibilità, espandendo il sé e le percezione di ciò che ci circonda, e migliorando l’autostima e la creatività.” Tra i benefici legati alla pratica di questa disciplina il primo e più evidente è il miglioramento dell’apprendimento e del rendimento scolastico. “La mente – dicono le autrici – finalmente capace di restare focalizzata sul compito che sta svolgendo, non permette al tumulto di pensieri, sogni a occhi aperti, emozioni, ricordi e aspettative di essere distratta. I bambini si accorgono, in questo modo, che la sviluppata concentrazione li rende più efficienti nelle attività da svolgere nel quotidiano, ma anche la creatività aumenta e con essa la capacità di proporre e ideare un percorso di studio e di apprendimento”.

 

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Guidare un bambino durante la pratica meditativa stabilisce un contatto profondo

La meditazione e le emozioni

Non solo. Per tutte le emozioni distruttive, la pratica meditativa è di grande aiuto: contribuisce ad alleggerirle e a dissolverle, fornendo alla mente un centro in cui focalizzarsi. “Per i momenti in cui un bambino si trova ad affrontare ansie o emozioni particolari – spiega Pecunia – esiste una tecnica molto efficace. Si tratta di visualizzare un luogo tranquillo, a cui si può accedere quando si vuole per godere della sua tranquillità. Abbiamo chiamato questo tipo di meditazione guidata “il mio angolo di pace” perché per molti bambini è importante sapere di avere un posto segreto in cui rilassarsi ed essere liberi di lasciarsi andare”. Ha detto il Dalai Lama: “Se a ogni bambino venisse insegnata la meditazione saremmo in grado di eliminare la violenza nel mondo entro una generazione”.

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