La ong Pan Europe denuncia la presenza di più residui di pesticidi sull’85 per cento delle mele convenzionali europee analizzate.
Secondo gli esperti, il merito di tale capacità preventiva delle mele starebbe nel contenuto di polifenoli.
Alla domanda “Può una mela tenere lontano l’oncologo?” i ricercatori dell’Istituto Mario Negri con la collaborazione del Cro di Aviano, dell’Istituto Tumori di Genova, del Pascale di Napoli, del Regina Elena di Roma e dell’Agenzia per la Ricerca sul cancro di Lione hanno risposto di sì.
La ricerca, presentata sugli Annals of Oncology, riporta i risultati di una serie di studi condotti in Italia dal 1991 al 2002 sulle abitudini alimentari di oltre ottomila pazienti affetti da diversi tipi di tumore paragonate a quelle di un gruppo di oltre seimila persone affette da patologie diverse dal tumore: i dati sui pazienti che non consumavano mele sono stati confrontati con quelli dei pazienti che ne consumavano una e più al giorno. Dall’analisi è emerso che il rischio di tumore nei consumatori di questo frutto si riduce del 21 per cento nel caso del cancro del cavo orale, del 25 per cento per il cancro esofageo, del 20 per cento per il cancro del colon retto, del 18 per cento per il cancro della mammella, del 15 per cento per quello ovarico e del 9 per cento per quello della prostata.
Secondo gli esperti, il merito di tale capacità preventiva starebbe nel contenuto di polifenoli, in particolare procianidine, antiossidanti naturali che contrastano i radicali liberi, l’invecchiamento e proteggono dalle malattie cardiovascolari e dai tumori. Sulla base del tenore di polifenoli, gli esperti hanno stilato una classifica delle mele anti-tumore: in pole position si trova la Renetta, seguita da Stark Deliciuos, Granny Smith, Morgendeft, Goldel Delicious, Royal Gala e Fuji.
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