Il Messico nazionalizza il litio: non può essere sfruttato da “stranieri”

Il presidente messicano Andrés López Obrador continua sulla strada della nazionalizzazione del litio iniziata nel 2022. Sono previste collaborazioni e investimenti, ma il Messico sarà sempre il principale “azionista”.

Il 18 febbraio il presidente messicano Andrés Manuel López Obrador ha firmato un decreto che nazionalizza il litio e consegna le riserve del minerale del Paese al ministero dell’Energia. Il decreto rende area di riserva statale gli oltre 234 milioni di ettari nella zona di Sonora, nel nord-ovest del Paese al confine con gli Stati Uniti, dove è presente la più grande miniera di litio al mondo. L’obiettivo principale è che il litio presente sul territorio messicano non possa essere sfruttato da nessun paese straniero, “né dalla Russia, né dalla Cina, né dagli Stati Uniti”. Durante il suo viaggio nella regione, López Obrador ha fermamente sostenuto che sia il petrolio che il litio sono un bene nazionale, che appartengono a tutto il popolo messicano.

López Obrador nazionalizza il litio
Il presidente messicano Andrés López Obrador continua sulla strada della nazionalizzazione del litio iniziata nel 2022 © Alejandro Cegarra/Bloomberg via Getty Images

L’accordo commerciale di libero scambio tra Messico, Stati Uniti e Canada – Usmca Agreement siglato nel 2020 e che sostituisce il precedente Nafta Agreement – prevede la possibilità di partecipare allo sviluppo, alla produzione e la commercializzazione di qualsiasi bene, compresi, quindi, veicoli elettrici, per le cui batterie è necessario il litio. A questo proposito, il presidente ha dichiarato di voler sviluppare l’industria interna di lavorazione del minerale e anche dell’industria automobilistica – stessa ragione che ha portato lo Zimbabwe a nazionalizzare lo stesso minerale lo scorso dicembre.

Sonora sarà fondamentale per la produzione di auto elettriche con batterie a litio

Nell’aprile 2022, il Messico ha riformato la sua legge mineraria, dichiarando il litio un minerale di pubblica utilità innescando preoccupazioni a Washington. A tal fine, è stata creata la società pubblica Litio per il Messico (LitioMX) controllata dal ministero dell’Energia. Il nuovo decreto assicura che il litio messicano non venga sfruttato da agenti stranieri, o almeno non senza forti restrizioni. Con 1,7 milioni di tonnellate, il Messico è il decimo Paese in termini di riserve di litio, secondo le stime della United States geological survey. Il Paese è interessato ad accelerare la produzione di batterie dopo che gli Stati Uniti hanno annunciato di voler raggiungere il 50 per cento di vendita di auto elettriche nel mercato interno entro il 2030. L’amministrazione guidata da Joe Biden vuole investire 2,8 miliardi di dollari nella produzione locale delle batterie, in modo che il capitale rimanga nel Paese, ma non ha detto nulla sull’origine dei minerali per la produzione delle stesse.

Da parte sua, López Obrador non ha mai fatto mistero di voler competere con il mercato dei semiconduttori asiatici. Infatti, già durante il viaggio del segretario di stato statunitense Antony Blinken a Città del Messico lo scorso 12 settembre 2022, il presidente messicano ha spinto per una maggiore collaborazione tra i due Paesi, traendo vantaggio dai massicci investimenti di Washington. All’epoca, López Obrador aveva già illustrato il suo piano per rendere lo stato di confine settentrionale di Sonora un leader nella produzione di litio, veicoli elettrici ed energia solare. La missione diplomatica Usa aveva visto la posizione di Città del Messico come di grande apertura. Ora, invece, sono preoccupati per il processo di nazionalizzazione. In questo modo, López Obrador emula l’ex presidente Lázaro Cárdenas, che riconosce costantemente come ispiratore del suo progetto. Il 18 marzo 1938, infatti, Cárdenas annunciò l’esproprio e la nazionalizzazione totale del petrolio messicano. Da quando si è insediato alla fine del 2018, López Obrador ha respinto i nuovi investimenti privati nel settore del petrolio e del gas, compresi i partenariati di joint venture tra la Pemex, di proprietà statale, e gli aspiranti produttori privati. Sembrerebbe, quindi, vedere il litio allo stesso modo: la politica legata al metallo è un’eco del suo più ampio approccio statocentrico riguardo alle materie prime considerate strategiche.

batteria litio
Il Messico è interessato ad accelerare la produzione di batterie © iStockphoto

Protezione delle risorse o sistema ibrido?

Sebbene sia il decreto odierno che la riforma dello scorso anno attribuiscano al governo messicano la decisione finale sullo sfruttamento del litio, lasciano comunque spiragli per gli investimenti stranieri. Come lo stesso presidente ha riconosciuto in altre occasioni, il Messico non sarebbe in grado di finanziare totalmente lo sfruttamento e l’estrazione del litio che si trova sul suo territorio. I modelli di investimento devono ancora essere decisi, ma la nazionalizzazione del litio messicano è già un dato di fatto. López Obrador deve trovare una soluzione che permetta al Paese di sfruttare le risorse in maniera costruttiva, e per farlo dovrebbe guardare al vicino “triangolo del litio”, ossia Bolivia, Argentina e Cile. I tre stati latinoamericani non hanno lo stesso modello: la Bolivia ha un’azienda statale produttrice di litio e il suo sistema legislativo non è molto diverso da quello del Cile e dell’Argentina, anche se questi Paesi consentono investimenti o partecipazioni da parte di aziende private. Questo ha fatto sì che Cile e Argentina siano i principali produttori di litio al mondo, a differenza della Bolivia, nonostante la nazione abbia le riserve più grandi. Trovare un modello di investimento sarà cruciale per l’economia del Paese. Dopo il crollo del Pil nel 2020 a causa della pandemia di Covid-19, il Messico ha cominciato a crescere, ma la ripresa è lenta. Non è quindi un caso che l’accelerazione degli investimenti avvenga proprio ora.

Lo spettro della criminalità organizzata

Infine, c’è la notevole questione della violenza e della presenza della criminalità organizzata nello stato di Sonora, che minaccia sempre più le comunità indigene locali e le operazioni minerarie: più aumentano gli interessi economici e gli attori in un’area, più la situazione di violenza sfugge al controllo.

Il progetto Sonora è molto vicino al cosiddetto “triangolo d’oro“, un’area in cui è stata documentata un’ondata di violenza e di sfollati a causa dell’attività mineraria e della disputa sul territorio tra gruppi di criminalità organizzata. C’è quindi una correlazione tra la presenza di progetti minerari e l’aumento della criminalità organizzata e della repressione. Nonostante le varie preoccupazioni e incertezze, il lavoro per portare avanti le operazioni a Sonora continua, e il governo prosegue con il progetto, consapevole che i cartelli cercheranno di insinuarsi nella gestione della miniera.

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