A Gallipoli, la terra della felicità, la musica si libera dalla plastica grazie al Corona Sunsets Festival

A Gallipoli si è tenuto un evento musicale internazionale che ha attirato centinaia di giovani su una delle spiagge più belle del Salento. Il giorno dopo, le stesse persone hanno partecipato a una iniziativa di pulizia della spiaggia dalla plastica e dai rifiuti.

Gallipoli è la “terra della remota felicità”. La definisce così Eugenio, una delle guide che porta i visitatori alla scoperta della città pugliese, partendo da piazza Aldo Moro, o “piazza del Canneto”, il salotto di Gallipoli. Con undici confraternite e 40 processioni che attraversano la vie e le piazze durante l’anno, Gallipoli è una comunità festante e i suoi abitanti sono persone che accolgono. Sarà anche per questo che proprio questo luogo circondato dal mare e costantemente attraversato dai venti, è stato scelto per ospitare – sulla spiaggia del Cotriero, in località Pizzo – uno dei festival più importanti dell’estate salentina e non solo: il Corona Sunsets Festival.

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La spiaggia del Cotriero, a Gallipoli, dove il 4 agosto si è tenuto il Corona Sunsets Festival © Tommaso Perrone/LifeGate

Come un grande evento può essere sostenibile

Una fusione di sonorità proposte da dj da ogni parte del mondo ha riempito la serata del 4 agosto portando avanti quella voglia dei gallipolini, e non solo, di ricevere, conoscere e scoprire culture e radici diverse. L’evento è stata anche l’occasione per dare visibilità a un’altra questione che la comunità di Gallipoli considera fondamentale: il rispetto del proprio capitale naturale, a partire dalle coste che ogni estate attirano turisti da ogni parte del mondo. Coste minacciate dall’inquinamento da plastiche e microplastiche e dalle azioni illegali che minacciano il mar Mediterraneo, come documentato dal dossier di Legambiente Mare Monstrum. In Italia, solo nel 2017, “i reati contestati, tra inquinamento, abusivismo edilizio, pesca di frodo e navigazione da diporto, sono stati ben 17.030, una media di oltre 46 al giorno”, ha scritto il presidente di Legambiente Stefano Ciafani.

Il giorno dopo il festival un gruppo di volontari del Circolo Legambiente di Gallipoli ha guidato l’attività di pulizia della spiaggia che lambisce il parco naturale regionale, coinvolgendo giornalisti, sportivi e influencer. “Questo evento per noi è stata l’opportunità di comunicare un buon modo di gestire l’ambiente e allo stesso tempo di utilizzare il contesto per dare informazioni e contenuti sul parco stesso”, racconta Maurizio Manna, direttore di Legambiente Puglia, presente durante l’evento con una mostra i cui pezzi da esposizione erano proprio i rifiuti portati sulle spiagge dal mare.

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Maurizio Manna, direttore di Legambiente Puglia, durante il Corona Sunsets Festival © Tommaso Perrone/LifeGate

“Vedere pulire chi il giorno prima si è divertito e ha ballato a ritmo di musica rappresenta l’esempio migliore perché le azioni contano più di tutto”, gli fa eco il sindaco di Gallipoli Stefano Minerva. Azioni cominciate proprio durante il festival: “Una cosa semplice come la cannuccia di carta usata per i cocktail e le bevande è stata molto apprezzata lanciando un messaggio forte”, ha aggiunto il sindaco.

Non solo plastica, cosa minaccia i mari italiani

Oltre alla plastica, quali sono i rifiuti che infestano le spiagge? “Prodotti come medicinali e alimenti a scadenza breve riportata sulla scatola ci fanno capire chi li ha gettati in mare, quando e anche dove”, continua Manna. “I rifiuti più lontani raccolti quest’anno vengono dalla Siria, ma ci hanno messo relativamente poco ad arrivare fin qui per via dei vortici e delle correnti. Più tipicamente, però, i rifiuti arrivano dal nordest del Mediterraneo, dalla Croazia. Mentre i nostri rifiuti vanno a inquinare le coste spagnole o marocchine in un andamento antiorario”.

Tra i colpevoli da tenere sotto osservazione meritano una menzione speciale le retine colorate che in Italia meridionale vengono usate per allevare le cozze e che a un certo punto hanno invaso le coste della Grecia: “Queste retine insieme alle cassette di polistirolo sono i veri serial killer delle coste mediterranee perché sono ovunque e hanno tempi di decadimento lunghissimi. Per questo il polistirolo andrebbe controllato per legge”, avverte Manna.

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Un po’ come successo per le bottiglie di plastica decimate grazie a una campagna di sensibilizzazione costante che ha portato i turisti a cambiare atteggiamento e abitudini: “Oggi le bottiglie di plastica sono quasi scomparse perché vengono smaltite correttamente, attraverso la raccolta differenziata”. Ma il cambiamento di rotta delle abitudini degli italiani è visibile anche in un quadro generale perché se “una volta la raccolta media di rifiuti da questa spiaggia – che vede l’afflusso di 10-12mila bagnanti lungo i sette chilometri di costa – alla fine di una domenica d’agosto era di 60-70 sacchi da 130 litri. Oggi è scesa a otto sacchi raccolti dai volontari di Legambiente”, fa presente il direttore. Non è un caso, dunque, se anche i dati 2018 dell’Osservatorio nazionale sullo stile di vita sostenibile di LifeGate riportano che il 92 per cento degli italiani è costantemente coinvolto in conversazioni su come si fa la raccolta differenziata nel modo corretto, sia per dispensare che accogliere consigli tra parenti e conoscenti.

La sensibilizzazione è fondamentale per creare la coscienza ambientale

La coscienza ambientale sul tema dei rifiuti in spiaggia, dunque, è aumentata moltissimo. Nonostante questo, però, esistono ancora molti punti critici in Puglia, soprattutto dove l’afflusso di turisti è alto e le attività estive sono numerose. “A Gallipoli il turismo è cambiato molto negli ultimi anni e questo ha avuto conseguenze sull’ambiente. Flussi importanti di turismo hanno inesorabilmente un impatto importante sulla città, ma questo tema viene spesso trascurato e messo in secondo piano. È straordinario vedere come Corona, invece, abbia impiegato le proprie energie anche nella sostenibilità: sicuramente un modello da cui prendere esempio per il futuro”, fa presente il sindaco della città salentina, Stefano Minerva.

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Ma i danni all’ecosistema mediterraneo non si fanno solo attraverso forme di inquinamento. A imperare anche in questo campo è l’illegalità, intesa come forma di reato portata avanti per interessi economici, parliamo di ecomafia che si sviluppa lungo le coste. “La speculazione immobiliare – sottolinea Manna – non è più sfacciata come qualche anno fa, ma sono ancora tanti i tentativi di interventi volti a fare profitto. Oppure le forme di pesca che diventano sempre più pesanti per l’ecosistema man mano che i fondali sono sempre più vuoti”.

I pescatori del futuro

Per questo è fondamentale che i pescatori diventino alleati nella salvaguardia del mare e delle coste. “Chi pesca rifiuti in mare non solo deve avere la possibilità di farlo senza il rischio di incorrere nel reato di smaltimento abusivo di rifiuti – visto che la spazzatura pescata poi deve essere portata in banchina – ma deve essere anche incentivato a farlo, deve essere premiato”. Un cambio di rotta inevitabile perché sono sempre più frequenti le uscite in mare in cui la maggior parte del pescato è costituita da rifiuti e non dal pesce. Per tutti questi motivi “i pescatori del futuro devono diventare anche operatori del mare”.

Un pescatore a Gallipoli
Un pescatore a Gallipoli mentre cuce le reti da pesca © Tommaso Perrone/LifeGate

La “terra della remota felicità” sembra avere le idee chiare su quale direzione prendere per il prossimo futuro. Un futuro fatto di tradizioni e di trasmissione orale dei saperi come avviene da generazioni, ma allo stesso tempo di rispetto del territorio e di sostenibilità: “Una città come Gallipoli ha bisogno di mantenere alta l’attenzione e sensibilizzare sempre di più su questo tema”, conclude il sindaco Minerva, perché in un mondo sempre più “si tende a dimenticare ciò che di più prezioso abbiamo: la nostra Terra”.

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