Sabato 2 gennaio è stato perpetrato uno dei peggiori massacri di civili della storia del Niger. Secondo quanto riferito dalle autorità della nazione africana, sarebbero circa cento le persone uccise in un due attacchi in altrettanti villaggi situati nelle regioni occidentali del paese.
At least 70 people and possibly more than 100 were killed by suspected militants in the West African nation of Niger on Saturday, according to local officials. https://t.co/tvZ1NIaSsM
Il primo ministro Brigi Rafini si è recato sul posto il giorno successivo agli attentati, parlando di “bilancio disastroso” e di “situazione orribile”. Ad accompagnarlo c’erano i ministri dell’Interno Alkache Alhada, della Difesa Issoufou Katambé, e il governatore della regione di Tillabéri, Ibrahim Katiella. I morti sarebbero 70 a Tchombangou e 30 a Zaroumdareye, piccoli centri situati nei pressi dei confini con il Mali e il Burkina Faso, a circa 120 chilometri dalla capitale Niamey. Ad essi si aggiungono circa 25 feriti.
Ad oggi il doppio attacco non è stato rivendicato ufficialmente. È noto però che nella zona sono attivi numerosi gruppi jihadisti. Così come il fatto che la tecnica di attaccare villaggi prendendosela con i civili non è nuova. Si sa inoltre che gli attentati sono stati perpetrati da “dei terroristi arrivati a bordo di decine di motociclette”, secondo testimonianze locali.
Le elezioni possibile fattore scatenante
Per riuscire ad attaccare i due villaggi, situati a 7 chilometri di distanza l’uno dall’altro, i criminali “si sono divisi in due colonne, e hanno colpito in modo simultaneo”, ha spiegato Almou Hassane, sindaco di Tchombangou, comune che amministra l’area. Per cercare di far luce su quanto accaduto sono state promesse delle inchieste approfondite. Rafini ha poi promesso lo stanziamento di militari per rendere sicuri i villaggi a rischio.
#UPDATE "Terrorists" who swept into two villages in western #Niger aboard motorcycles killed around 100 people in the latest in a string of civilian massacres that have rocked the jihadist-plagued Tillaberi regionhttps://t.co/VKNMcSy7yZ
La scelta del giorno e dell’orario (attorno a mezzogiorno) degli attentati sembra infine avere un chiaro legame con le elezioni presidenziali del 27 dicembre. Proprio mentre i civili venivano massacrati, infatti, la televisione diffondeva i risultati, che danno il candidato del partito al potere largamente in testa. Si tratta di Mohamed Bazoum, ex ministro dell’Interno che ha promesso proprio di rafforzare la lotta contro i gruppi jihadisti.
Molte delle donne stavano raccogliendo frutta a causa della carenza di cibo. A pagare il prezzo degli attacchi terroristici in Burkina Faso sono i civili.
Il presidente Donald Trump ha dato sempre più poteri all’Ice. Questo si è tradotto in retate anti-immigrazione molto violente e al di fuori della cornice legale.
Il presidente Donald Trump ha lanciato un grande piano di investimenti per impossessarsi del petrolio del Venezuela. Ma le aziende del settore non sono convinte.
Da fine dicembre in Iran sono esplose profonde proteste. La miccia è stata la crisi economica ma ora i manifestanti chiedono la fine del regime, che ha risposto con la violenza.
Un nuovo progetto idroelettrico sul fiume Chhujung rischia di stravolgere la vita degli indigeni Bhote-Lhomi Singsa del Nepal. Che si stanno battendo per fermarlo.
I querelanti vivono nell’isola di Pari, flagellata dalle inondazioni dovute all’innalzamento del livello dei mari. La Holcim è stata denunciata per le sue emissioni di CO2.