Impianti di desalinizzazione, vulnerabilità ambientale, intrecci finanziari: cosa c’entra l’acqua con la guerra in Medio Oriente.
Molte delle donne stavano raccogliendo frutta a causa della carenza di cibo. A pagare il prezzo degli attacchi terroristici in Burkina Faso sono i civili.
È probabile che siano stati gli jihadisti a rapire le circa 50 donne scomparse nei pressi di Arbinda, avamposto di 42 villaggi nel nord del Burkina Faso. È successo a metà della scorsa settimana, nelle notti di giovedì 12 e venerdì 13 gennaio. La prima notte, circa 40 donne sono state sequestrate a 12 chilometri a sud-est di Arbinda e 20 sono sparite la notte successiva nel nord del comune. Diverse donne sono riuscite a fuggire e a tornare ai loro villaggi per dare l’allarme.
Dal 2015, il paese senza sbocco sul mare dell’Africa occidentale, uno dei più poveri e instabili del mondo, è alle prese con un’insurrezione guidata da jihadisti affiliati ad al-Qaeda e al gruppo dello Stato islamico. Per mano loro sono già morte decine di migliaia di persone e 2 milioni di burkinabè sono stati costretti ad abbandonare le loro case.
I continui attacchi ai villaggi di civili hanno reso il nord del Burkina Faso invivibile, senza più cibo e rifornimenti dall’esterno. È proprio per cercare del cibo che giovedì un gruppo di 40 donne è salito su un carro e si è avventurato nella boscaglia, alla ricerca di foglie e frutti selvatici. La sera del 12 gennaio, tre donne scampate al rapimento sono tornate al villaggio per raccontare cosa era successo loro.
Il giorno successivo, altre 20 donne – ignare del primo rapimento – sono state prelevate con la forza a 8 chilometri a nord di Arbinda. In entrambi i casi, sono state le donne sfuggite al rapimento a dare l’allarme. Per il momento, i funzionari locali che hanno confermato i rapimenti, l’esercito e gruppi di ausiliari civili hanno effettuato perlustrazioni dell’area, ma senza esito positivo.
Arbinda si trova nella regione del Sahel, nel nord del Burkina Faso, un’area sotto attacco da parte dei gruppi jihadisti e con scorte alimentari limitate. La città e le aree circostanti sono regolarmente colpite da attacchi jihadisti che spesso prendono di mira i civili. Nell’agosto 2021, 80 persone, di cui 65 civili, sono state uccise in un attacco a un convoglio che le portava ad Arbinda. Nel dicembre 2019, 35 civili facevano parte di un gruppo di 42 persone morte in un attacco alla città.
I raccolti non possono più essere coltivati a causa del conflitto mentre la popolazione di Arbinda dipende fortemente dalle forniture alimentari esterne. Nel novembre 2022, Idrissa Badini, portavoce della società civile, ha lanciato l’allarme sulla situazione ad Arbinda. “La popolazione, che ha esaurito le sue riserve, è sull’orlo di un disastro umanitario“, ha detto.
Le Nazioni Unite affermano che quasi 1 milione di persone vivono in aree minacciate dal terrorismo nel nord e nell’est del Burkina Faso. Gli ufficiali dell’esercito hanno condotto due colpi di stato nel 2022: secondo diversi commentatori, tra le ragioni dei colpi di stato c’è anche la rabbia verso il fallimento della politica nel respingere l’insurrezione jihadista.
Quel che è certo è che a pagare le conseguenze di questa instabilità politica sono le popolazioni di civili: nel giugno 2021, un attacco jihadista ha ucciso 160 civili nella provincia di Yagha. Dal 2015 ad oggi ci sono stati più di 1.400 morti tra i civili del Burkina Faso.
Siamo anche su WhatsApp. Segui il canale ufficiale LifeGate per restare aggiornata, aggiornato sulle ultime notizie e sulle nostre attività.
![]()
Quest'opera è distribuita con Licenza Creative Commons Attribuzione - Non commerciale - Non opere derivate 4.0 Internazionale.
Impianti di desalinizzazione, vulnerabilità ambientale, intrecci finanziari: cosa c’entra l’acqua con la guerra in Medio Oriente.
Negli ultimi mesi gli Stati Uniti hanno aumentato la pressione economica su Cuba. La situazione è una crisi umanitaria drammatica.
Gruppi jihadisti hanno attaccato dei villaggi nel nord del Burkina Faso. Scatenando scontri tra tribù e rappresaglie. Decine i morti accertati.
Il conflitto nel Golfo minaccia una delle infrastrutture energetiche più importanti, con effetti su mercati, commercio e sicurezza energetica globale. Qual è la storia, chi sono gli attori e le possibili conseguenze.
Nell’opulenta Dubai, vip, influencer e ultra-ricchi fuggono in massa dalla guerra. Lasciando cani legati a lampioni e gatti in gabbie per strada.
Mentre la conta dei danni civili e ambientali dell’offensiva degli scorsi anni non è ancora terminata, Israele ha ripreso a bombardare il Libano.
Un giudice del Dakota del Nord ha condannato Greenpeace a pagare 345 milioni di dollari alla società che ha costruito l’oleodotto Dakota Acces Pipeline.
Usa e Israele stanno bombardando l’Iran, che ha risposto con missili e droni contro i paesi del golfo e fino a Cipro. Quanto durerà la guerra e che effetti avrà?
Donald Trump, assieme a Israele, ha attaccato l’Iran senza un’autorizzazione del Congresso né del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite.

