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Sempre più persone scelgono di non usare l’aereo per motivi ambientali.
Dopo il plogging, arriva un’altra buona pratica dalla Svezia: è il movimento NoFly, ovvero quel gruppo di persone che sceglie di spostarsi via terra invece che in aereo, mezzo considerato troppo inquinante e che per questo peggiora l’emergenza climatica. Dallo svedese “flygskam”, ovvero “vergogna per l’aereo“, il movimento NoFly conta Greta Thunberg tra i suoi più accesi sostenitori, la quale ci ricorda durante le sue apparizioni pubbliche che viaggiare in aereo fa fondere i ghiacci dell’Artico al ritmo di 3 metri quadri per ogni tonnellata di CO2 emessa in atmosfera.
Se, come ci spiega l’Economist, il danno ambientale provocato dagli spostamenti in aereo è parecchio inferiore rispetto a qualche decennio fa e sebbene in media un volo commerciale richieda metà del carburante necessario a far spostare una persona in automobile (anche gli spostamenti in auto sono diventati più efficienti, ma più lentamente rispetto a quelli in aereo), oggigiorno i viaggiatori hanno contribuito ad annullare i miglioramenti nell’ambito dell’efficienza nel consumo di carburante volando molto più che in passato. Secondo la Iata (International air transport association) nel 2018 hanno volato circa 39 milioni di aerei in un anno (per una media di 107 mila al giorno) e un totale di oltre 4 miliardi di passeggeri.
Si calcola che un viaggio in treno generi 15 grammi di CO2 per chilometro rispetto ai circa 100 grammi nel caso del volo. Davanti a dati come questi, la World wildlife foundation ha pubblicato un sondaggio che indica che quasi una persona su cinque, in Svezia, ha già optato per viaggiare in treno invece che in aereo proprio per motivi ambientali. A questo punto ci si chiederà: e in Italia? Nei giorni scorsi il Corriere della Sera ha intervistato Giovanni Montagnani, ingegnere milanese che che dopo un viaggio di lavoro a Sidney ha deciso di rinunciare definitivamente all’aereo. Montagnani, che ha 29 anni ed è dottorando al Politecnico di Milano, ha calcolato che tra andata e ritorno ha prodotto 10 tonnellate di CO2, “pari quasi al doppio delle emissioni che ogni italiano genera in un anno” ha dichiarato alla testata.
E Montagnani (che è pure tra gli attivisti di Friday for Future Milano) non è l’unico a porsi il problema, anche se da noi il discorso è ancora poco strutturato. Tra i seguaci c’è anche il meteorologo Luca Mercalli, che, come riporta il Corriere, dice: “in vacanza con l’aereo mai, volo solo quando è indispensabile. E pur lavorando da sempre con gli Stati Uniti, non prendo un aereo per New York da 20 anni: uso piuttosto Skype. Bisognerebbe tornare a quando non esistevano le compagnie low cost, e applicare ai biglietti una tassa di scopo”.
Viaggiare in treno invece che in aereo può anche essere vista come un’opportunità economica. Chiedetelo a Ivar Karlsson, per esempio, che attraverso la sua agenzia di viaggi svedese si occupa di prenotare gli spostamenti in Europa a nome di Greta: “Quest’anno abbiamo raddoppiato il nostro carico di lavoro”, ha detto Karlsson al Guardian, “Se avessimo risorse maggiori, avremmo potuto fare molto di più. Ma la domanda e l’interesse verso i viaggi via terra sono molto, molto più grandi di quanto possiamo sopportare”. Infatti Karlsson e la co-proprietaria Maria Petersson gestiscono un piccolo staff permanente di sei persone e non sono stati in grado di rispondere al volume di chiamate ed e-mail in arrivo (cosa che ha portato molti clienti a lamentarsi sulla pagina Facebook dell’agenzia).
In Svezia la campagna Flygfritt (liberi dal volo), che punta a convincere le persone a fare a meno dei voli per almeno un anno, ha raccolto già 15 mila adesioni. Poi il gruppo Facebook di Tågsemester ha guadagnato 80 mila follower da quando è stato lanciato nel 2014, spingendo i suoi fondatori a creare un’agenzia di viaggi esclusivamente su rotaia, a lanciare una campagna per un 2019 senza voli. Addirittura la compagnia aerea svedese Ving è salita sul carro lanciando un pacchetto di viaggi a terra da Stoccolma a Davos, in Svizzera. Insomma, la Svezia ha intuito il potenziale e Karlsson sarebbe ben felice di condividere questa opportunità di business nascente.
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