Ferrero ha lanciato la Nutella vegana: non c’è latte, ma il primo ingrediente resta lo zucchero, seguito da olio di palma e, poche, nocciole. Il parere della nutrizionista.
Nei supermercati sarà presto in vendita la Nutella Plant-Based, adatta a chi segue una dieta vegana e agli intolleranti al lattosio.
Il latte è sostituito da ceci e sciroppo di riso, la vanillina da altri aromi artificiali. Quantità di zucchero, nocciole e cacao sono le stesse della Nutella classica.
La nutrizionista Renata Alleva spiega perché si tratta di un alimento ultra-processato.
Stesso iconico vasetto, tappo verde invece che bianco, il bicchiere di latte che scompare dall’etichetta e, al suo posto, una foglia con l’indicazione “plant based”: la multinazionale Ferrero ha lanciato negli scorsi giorni la Nutella vegana per conquistare un ulteriore fetta di mercato in una categoria, quella delle creme spalmabili plant-based, in crescita soprattutto nel breve periodo (+31 per cento) con un valore complessivo del valore di circa 30 milioni di euro.
Nella Nutella vegana il latte della ricetta classica è sostituito da ingredienti vegetali quali ceci e sciroppo di riso che la rendono così adatta a vegani e intolleranti al lattosio. Come spiegato dal produttore, lo sciroppo di riso consente di ottenere la stessa dolcezza del latte in polvere, mentre i ceci si integrano bene agli altri ingredienti per gusto e consistenza. La Nutella Plant-Based arriverà nei supermercati di Italia, Francia e Belgio nelle prossime settimane; chi l’ha assaggiata in anteprima si divide: c’è chi sostiene che la differenza con la Nutella classica non sia percepibile, soprattutto nella consistenza, e c’è chi avverte, invece, aromi leggermente diversi.
La Nutella vegana è certificata “vegan approved” dalla Vegetarian Society, mentre per quanto riguarda il lattosio, può essere consumata dagli intolleranti, ma non da chi è allergico alle proteine del latte poiché il prodotto è fabbricato in uno stabilimento che utilizza il latte. Come la nutella classica, è anch’essa senza glutine.
L’impegno per rendere il packaging piùsostenibile si traduce nel 60 per cento di vetro riciclato di cui è composto il vasetto, mentre il tappo è prodotto con materiali vergini e con plastica riciclata, in quantitativo equivalente. Il prezzo consigliato al pubblico della Nutella Plant-Based è di 12,82 euro al chilo, quindi 4,49 euro per il vasetto da 350 grammi: si tratta del 50 per cento in più del costo della Nutella tradizionale.
Nutella vegana: valori nutrizionali
Dal punto di vista nutrizionale, la Nutella Plant-Based contiene un po’ meno calorie (534 kcal per 100 grammi di prodotto contro le 539 della Nutella classica), un po’ meno zuccheri (45,4 grammi di zuccheri contro 56,3), mentre i grassi saturi sono un po’ di più nella Nutella vegana (11 grammi contro 10,6). “Per quanto riguarda le calorie e i grassi si tratta di differenze irrisorie – spiega la nutrizionista Renata Alleva, specializzata in Scienze dell’alimentazione –. Più significativa, invece, quella sullo zucchero, ma resta il fatto che si tratta comunque di un prodotto estremamente raffinato che come tutti i cibi ultra processati è all’origine di infiammazioni metaboliche, malattie cardiovascolari e a un aumento del rischio di tumori, specialmente quelli mammari, ovarici e del colon”.
Perché la Nutella vegana resta un cibo ultra processato
Il primo ingrediente della Nutella vegana resta lo zucchero, seguito dall’olio di palma (certificato come sostenibile dall’azienda). Le nocciole sono il 13 per cento del prodotto – come nella Nutella tradizionale –, seguono i ceci, il cacao magro – in quantità equivalente alla ricetta classica – , lo sciroppo di riso in polvere, emulsionanti, sale e aromiartificiali che sostituiscono la vanillina della ricetta classica. “Se consideriamo che in 100 grammi di Nutella ci sono 13 grammi di nocciole, quindi circa una nocciola per porzione consigliata di crema, capiamo che definirla crema alle nocciole è ridicolo”.
La nutrizionista: “Dobbiamo riabilitare il gusto a cibi più salutari”
“È un prodotto che forza il piacere del cibo verso lo zucchero alimentando la concezione che i cibi salutistici siano tristi – spiega ancora Alleva –. La verità è che dobbiamo riabilitare il nostro gusto. L’alternativa ottimale, dunque, è una crema fatta con il 100 per cento di nocciole e biologica, poiché le coltivazioni di nocciole in agricoltura sono ampiamente trattate con sostanze chimiche. In questo modo uniamo gusto e benessere, considerando anche che alcune varietà di nocciole contengono composti antitumorali come il taxolo. Inoltre, nella Nutella vegana non sono indicate le fibre che sono un componente fondamentale per il microbiota intestinale, oltre a essere utili per ridurre l’indice glicemico di un alimento”.
Per l’esperta, il maggiore costo della Nutella vegana rispetto alla tradizionale è determinato, non dagli ingredienti, ma dal claim “plant based”. Una denominazione che, oltretutto, è in contraddizione con il prodotto stesso. Mentre la dieta vegana esclude il consumo di animali e derivati ma può contemplare i cibi ultra processati, la dieta plant-based si riferisce invece a un’alimentazione prevalentemente vegetale basata su cibi freschi e minimamente lavorati.
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