L’allarme dell’Ipcc: così l’umanità sta sconvolgendo l’equilibrio degli oceani

Un nuovo rapporto dell’Ipcc su oceani e ghiacciai traccia un quadro inquietante. Ecco come i cambiamenti climatici sconvolgeranno la Terra.

La risalita degli oceani è più rapida di quanto previsto in precedenza e le conseguenze derivanti da tale fenomeno saranno particolarmente gravi, soprattutto per le popolazioni più esposte. È questo il messaggio di un nuovo rapporto speciale del Gruppo intergovernativo di esperti sul cambiamento climatico (Ipcc), che è stato presentato ufficialmente il 25 settembre a Monaco, ma i cui contenuti principali erano già stati diffusi nelle settimane precedenti.

Ghiacciai artici e montani fanno innalzare il livello degli oceani di quasi 2 millimetri all’anno

Nelle 900 pagine del documento – intitolato “The Ocean and Cryosphere in a Changing Climate” – si sottolinea come la fusione dei ghiacciai di tutto il mondo, assieme alle calotte polari e al processo di espansione termica, stia facendo risalire il livello dei mari in modo più veloce rispetto ai calcoli finora effettuati dagli esperti.

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Se la temperatura media globale salirà nei prossimi decenni di più di due gradi centigradi, per le isole Kiribati non ci sarà scampo a causa della risalita del livello degli oceani © Plan International Australia/Getty Images

L’Ipcc ha ricordato infatti che nel decennio precedente al 2015, Artico e Antartico hanno perso più di 400 miliardi di tonnellate di massa all’anno. Il che corrisponde ad una risalita degli oceani di 1,2 millimetri all’anno. Nel frattempo, i ghiacciai delle montagne hanno perso circa 280 miliardi di tonnellate ogni dodici mesi, contribuendo con altri 0,77 millimetri all’anno.

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I calcoli del rapporto, perciò, indicano che la crescita complessiva attesa di qui alla fine del secolo sarà di almeno 40 centimetri. E ciò prendendo in considerazione uno scenario “ottimistico” in termini di riscaldamento globale. Ovvero immaginando che l’Accordo di Parigi venga rispettato e che la crescita della temperatura media globale, sulla superficie delle terre emerse e degli oceani, venga limitata ad un massimo di 2 gradi centigradi, nel 2100, rispetto ai livelli pre-industriali.

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I leader mondiali durante la giornata inaugurale della Cop 21 a Parigi © Pascal Le Segretain / Getty Images

 

280 milioni di profughi a causa delle inondazioni

Qualora invece la traiettoria dovesse spostarsi verso i 3 o i 4 gradi, la crescita degli oceani potrebbe arrivare a 84 centimetri. Per capire quale sarebbe l’impatto sull’umanità, basti pensare che (secondo lo scenario più ottimistico) sarebbero 280 milioni le persone costrette ad abbandonare le proprie terre in tutto il mondo perché inondate.

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Nel rapporto si cita ad esempio Shanghai, in Cina, metropoli situata sul vasto delta del fiume Azzurro. Essa potrebbe dover fronteggiare una risalita del livello del mare pari a 2,6 millimetri all’anno nella seconda metà del secolo. Nel frattempo, gli Stati insulari del Pacifico, così come alcune regioni costiere dei Paesi Bassi, del Bangladesh e del Vietnam, verranno cancellate dalle carte geografiche. Anche a causa del previsto aumento della frequenza e dell’intensità di fenomeni estremi come uragani e tifoni.

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Le inondazioni provocate in Texas dall’uragano Harvey © Win McNamee/Getty Images

Con la crescita della temperatura marina, poi, le barriere coralline – dalle quali dipendono direttamente o indirettamente (per protezione e per ricavi economici) circa 500 milioni di persone – potrebbero scomparire. Mentre le riserve alimentari delle acque tropicali poco profonde, potrebbero diminuire del 40 per cento.

 

In Europa i ghiacciai si potrebbero ridurre dell’80 per cento

L’Ipcc sottolinea poi che, in alcune zone, il prosciugamento dei ghiacciai montani rappresenterà un problema gigantesco. Soltanto attorno alla catena dell’Himalaya, ad esempio, essi rappresentano una fonte idrica vitale per 250 milioni di abitanti delle valli circostanti. Essi alimentano inoltre fiumi che raggiungono 1,6 miliardi di persone, apportando loro cibo, energia e redditi.

Il documento cita anche, in questo senso, uno studio scientifico secondo il quale, al ritmo attuale, le grandi montagne asiatiche potrebbero perdere più di un terzo dei loro ghiacciai. E ciò anche se il riscaldamento climatico dovesse essere limitato a “soli” 1,5 gradi centigradi. Se invece continueremo a bruciare fonti fossili come facciamo oggi, la perdita sarà pari ai due terzi. Mentre in Europa centrale, Asia settentrionale e Scandinavia la riduzione dei ghiacciai potrebbe arrivare all’80 per cento.

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Una cartolina immensa, composta da 125mila messaggi scritti da bambini per chiedere di difendere il clima e garantire loro un futuro © Fabrice Coffrini/Afp/Getty Images

La fusione del permafrost: una catastrofe climatica e sanitaria

Ma non è tutto: l’Ipcc sottolinea come in futuro occorrerà aspettarsi anche più slavine, valanghe e inquinamento idrico. Ciò a causa del fatto che nel permafrost – ovvero lo strato di calotta glaciale che, normalmente, rimane congelata tutto l’anno e che invece sta cominciando a fondere – si stima siano contenute circa 800mila tonnellate di mercurio.

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Ma lo scioglimento del permafrost rischia anche di far riemergere batteri e virus di epoche remote, assieme a miliardi di tonnellate di gas ad effetto serra. Che non faranno altro che accelerare ulteriormente il riscaldamento climatico. Tanto che, secondo alcuni ricercatori dell’università dell’Alaska Fairbanks, tale fenomeno potrebbe – da solo – rendere irraggiungibili gli impegni fissati dall’Accordo di Parigi.

Articolo pubblicato il 13 settembre e aggiornato il 25.
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