Olimpiadi invernali

Le Olimpiadi di Sochi e i danni all’ambiente

Il 7 febbraio cominciano le ventiduesime Olimpiadi invernali che si tengono a Sochi, una città della Russia meridionale nella regione del Krasnodar, sul mar Nero. Ai giochi parteciperanno 2.600 atleti di 87 nazioni.   Sochi dista pochi chilometri da importanti stazioni sciistiche ed è a soli 50 chilometri a sud del Caucaso occidentale, un’area protetta

Il 7 febbraio cominciano le ventiduesime Olimpiadi invernali che si tengono a Sochi, una città della Russia meridionale nella regione del Krasnodar, sul mar Nero. Ai giochi parteciperanno 2.600 atleti di 87 nazioni.

 

Sochi dista pochi chilometri da importanti stazioni sciistiche ed è a soli 50 chilometri a sud del Caucaso occidentale, un’area protetta dall’Unesco perché nominata patrimonio dell’umanità e riserva della biosfera visto che si tratta dell’unica catena di montagne europee a non aver subito l’impatto delle attività umane.

 

Quanti soldi sono stati spesi

Da quando la città russa è stata scelta nel luglio del 2007 per ospitare i Giochi olimpici del 2014, il governo di Mosca ha speso 51 miliardi di dollari, circa 38 miliardi di euro, battendo il primato di 40 miliardi di dollari detenuto dalla Cina per la realizzazione delle Olimpiadi estive del 2008. Se si va ad analizzare il costo di ogni singolo evento, il paragone si fa ancora più pesante. A Pechino nel 2008 si sono svolti 302 eventi per un costo pro capite di 132 milioni di dollari. A Sochi se ne terranno 98, cioè 520 milioni di dollari a evento.

 

La maggior parte dei soldi pubblici è stata spesa per la costruzione della strada e della ferrovia che collegano Adler, sul mar Nero, a Krasnaja Poljana, la località che ospiterà le gare di sci e snowboard. Solo questa grande opera – il cui scopo è dimezzare i tempi di percorrenza tra le due stazioni – è costata 8,7 miliardi di dollari, quasi quanto le precedenti Olimpiadi invernali di Vancouver (Canada) quando erano stati spesi complessivamente 9,2 miliardi di dollari.

 

 

Un’edizione poco sostenibile anche per l’ambiente

L’insostenibilità dei giochi di quest’anno non sembra essere solo economica. Secondo un’inchiesta dal titolo The Sochi Olympics are a five-ring mess di McKenzie Funk pubblicata sulla rivista americana Outside (tradotta in italiano da Internazionale sul numero 1033), i lavori hanno sollevato grandi proteste anche dal punto di vista ambientale.

 

I primi ad essersi opposti alle Olimpiadi sono stati i 226 aderenti alla Società geografica russa (Sgr). Fondata nel 1845, la Sgr è l’agenzia scientifica indipendente più antica della Russia e la sede di Sochi è una delle più importanti per la presenza nella zona di un elevato tasso di biodiversità.

 

La contrarietà degli scienziati, secondo quanto riportato da Funk, si è manifestata quando l’impresa di costruzioni si è trovata di fronte a un blocco di grotte calcaree del periodo sovietico durante la realizzazione di un tunnel ferroviario. Da quel momento, la sede della Sgr di Sochi si è sempre opposta alla costruzione delle strade, della ferrovia e di tutte le strutture sportive come skilift, stadi e barriere che di lì a poco avrebbero modificato l’habitat della riserva naturale.

 

Le proteste ascoltate dall’Unesco

La Guardia ambientale del Caucaso settentrionale è un’associazione ambientalista che dal 2007 fa ispezioni annuali ai siti dei giochi e da allora si batte per bloccare progetti pericolosi per l’ambiente. La Guardia ha definito le Olimpiadi una minaccia all’ecosistema e per questo si è servita dell’Unesco per fermare o deviare il percorso delle ruspe e dei taglialegna quando necessario per evitare che il Caucaso occidentale finisse nella lista dei patrimoni dell’umanità a rischio.

 

Il paesaggio che Funk descrive nel suo articolo mentre racconta il suo viaggio nei cantieri fa capire in modo chiaro cosa è in gioco: “Le sponde sono disseminate di bottiglie di plastica, calcinacci e cataste di legna. Accanto a un bagno chimico ci sono due cartelli, uno in russo e uno in inglese, che definiscono quella scena apocalittica ‘Parco ornitologico naturale della palude di Imeretinskaja’. ‘Su tutto il territorio del parco’, dicono i cartelli, ‘è vietato svolgere attività che possano modificare il paesaggio naturale’. Vietato cacciare, danneggiare i terreni di riproduzione degli uccelli, raccogliere piante selvatiche, inquinare l’acqua o danneggiare ‘la qualità dell’ambientale estetica e ricreativa del parco’”. Per non parlare dei rifiuti e dei detriti dovuti alla costruzione della ferrovia che, secondo Funk, vengono scaricati in discariche illegali vicine alla zona costiera.

 

Cosa succederà dopo le Olimpiadi

Per ora, sia gli scienziati della Sgr che gli attivisti della Guardia ambientale non hanno subìto ritorsioni o censure da parte dei servizi segreti russi o del governo per aver raccontato i danni ambientali che ha subito una delle zone più belle e incontaminate al mondo. La linea sembra essere quella morbida seguita per gli attivisti di Greenpeace che sono stati liberati dopo che il parlamento russo ha votato per l’amnistia su iniziativa del presidente Vladimir Putin o per le Pussy Riot, scarcerate il 23 dicembre 2013.

 

La speranza è che questa linea non venga stravolta al termine delle Giochi olimpici, quando l’attenzione dei mezzi di informazione e della comunità internazionale calerà lasciando dietro di sé un habitat cambiato per sempre e creando lo spazio per una ripresa delle violazioni dei diritti umani.

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