Sciare a tutti i costi, l’impatto ambientale della neve artificiale

La pratica dell’innevamento artificiale, sempre più diffusa nelle località sciistiche, implica il consumo di grandi quantità di acqua ed energia.

Siamo ormai abituati a cercare surrogati della natura in numerosi ambiti, dall’alimentazione alle attività quotidiane. In questa stagione, se la natura non “collabora” producendo neve l’uomo è persino in grado di crearla artificialmente, tramite i cosiddetti cannoni sparaneve che, in opportune condizioni meteorologiche, trasformano una certa quantità d’acqua in neve.

cannone sparaneve in azione
L’impiego della neve artificiale è in crescita per far fronte alla scarsità o assenza di neve naturale © Henrik Trygg/Corbis

I costi ambientali della neve artificiale

Questa pratica, innegabilmente vantaggiosa per le località sciistiche e per gli appassionati di sport invernali, ha però degli elevati costi ambientali. Per creare neve artificiale occorrono infatti grandi quantità di acqua ed energia, oltre ad alterare la composizione del terreno, della vegetazione e la biodiversità delle zone alpine.

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Uno spreco di acqua ed energia

Secondo il Wwf ogni anno vengono impiegati circa 95 milioni di metri cubi d’acqua e 600 gigawattora di energia, per una spesa di 136mila euro per ettaro di pista. Secondo G. Giacometti, dottore forestale della sezione del Cai di Padova, l’innevamento artificiale comporta anche conseguenze negative per la vegetazione.

Neve artificiale in fase di scioglimento
La neve artificiale compromette lo sviluppo e la sopravvivenza del manto vegetale © Patrick Seeger/dpa/Corbis

La neve artificiale è nemica delle piante e degli animali

La neve artificiale ha un alto contenuto di acqua liquida, circa il 15-20 per cento rispetto al 7-10 per cento della neve naturale, di conseguenza ha un peso maggiore e una minore capacità di isolamento termico che la neve asciutta eserciterebbe fra suolo e atmosfera. Questi fattori causano il congelamento del suolo impedendo il passaggio di ossigeno e provocano l’asfissia del sottostante manto vegetale, il quale è soggetto in seguito a morte e putrefazione.

Nei luoghi soggetti ad innevamento artificiale è stato riscontrato un ritardo dell’inizio dell’attività vegetativa, fino a 20-25 giorni rispetto alla media. Il deterioramento del manto erboso rende i pendii più soggetti all’erosione e altera l’ecologia e la biodiversità dei versanti montuosi.

Camoscio che corre sulla neve
L’innevamento artificiale costituisce un ulteriore fattore di disturbo alla fauna © Preau Louis-Marie/Hemis/Corbis

Adattarsi al clima che cambia

L’innevamento artificiale da un lato contribuisce a salvare l’economia di molte località sciistiche e numerosi posti di lavoro, dall’altro costituisce una specie di paraocchi. Il pianeta sta cambiando, le temperature globali sono in aumento a causa delle attività antropiche e fare finta di niente sostituendo la neve naturale con quella artificiale potrebbe non essere la soluzione. L’utilizzo dei cannoni sparaneve dovrebbe in ogni caso essere regolamentato e sottoposto ad accurate valutazioni di impatto ambientale.

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