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Il Dipartimento di giustizia degli Stati Uniti ha chiesto ieri, in commissione, di comminare pene più severe per chi, coltivando illegalmente cannabis, si macchia anche di crimini ambientali. La produzione di marijuana è consentita e riconosciuta in 20 Stati a scopo terapeutico, e in Colorado e nello stato di Washington anche a scopo ricreativo; sono
Il Dipartimento di giustizia degli Stati Uniti ha chiesto ieri, in commissione, di comminare pene più
severe per chi, coltivando illegalmente cannabis, si macchia anche di crimini ambientali.
La produzione di marijuana è consentita e riconosciuta in 20 Stati a scopo terapeutico, e in
Colorado e nello stato di Washington anche a scopo ricreativo; sono ancora tuttavia molte le aree coltivate
illegalmente. La gestione di queste zone rimanda spesso ai cartelli della droga messicani, che
piantano sul lato statunitense della frontiera, inondando i terreni di grandi quantità di pesticidi e
deviando i flussi di irrigazione.
La richiesta dei legislatori, che vorrebbero appunto un aumento della pena per chi inquina,
contrasterebbe però con l’intento di Obama di ridurre gli anni di carcere per gli imputati condannati
per droga.
La questione della produzione di cannabis suscita comunque preoccupazioni per l’impatto ambientale elevato. Per il servizio forestale Usa, infatti, una singola pianta richiederebbe fino a 15 litri
d’acqua al giorno per crescere, mentre l’Epa, ossia il Dipartimento per la protezione dell’ambiente
americano, fa sapere che alcuni coltivatori di marijuana terapeutica (quindi legali), pur utilizzando
grandi quantità di acqua, energia (per le serre) e fertilizzanti chimici, non sono soggetti alle
stesse regole degli altri agricoltori.
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