Chi era Peppino Impastato. La storia dell’uomo che rese ridicola la mafia

Giornalista, scrittore, militante dell’estrema sinistra. Peppino Impastato fu ucciso dalla mafia il 9 maggio 1978 a Cinisi, in provincia di Palermo.

La notte tra l’8 e il 9 maggio del 1978 è stata una delle più buie della storia del nostro paese. A Roma, mentre la città ancora dorme, il presidente della Democrazia cristiana Aldo Moro sta per essere giustiziato dalle Brigate rosse, dopo un rapimento durato quasi due mesi. Il suo corpo sarà ritrovato il 9 mattina nel bagagliaio di un’auto.

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Peppino Impastato, giornalista e militante di estrema sinistra ucciso il 9 maggio 1978 dalla mafia

Le origini mafiose e la ribellione nella Sicilia degli anni Settanta

Mille chilometri più a sud, in Sicilia, un ragazzo di appena 30 anni viene trascinato a forza in un casolare. Sono quasi le due di notte e anche la cittadina di Cinisi dorme. Il suo corpo viene legato ai binari di una ferrovia, sopra una carica di tritolo, e fatto saltare in aria. Il ragazzo era Giuseppe Impastato, Peppino per tutti. Giornalista e militante dell’estrema sinistra. Ma soprattutto, nemico giurato della mafia.

Peppino la criminalità organizzata l’aveva conosciuta prima ancora di sapere cosa fosse, perché mafiosa era la sua stessa famiglia. Numerosi parenti erano affiliati ai clan e il cognato del padre era il boss Cesare Manzella, ammazzato con una bomba piazzata sulla sua Alfa Romeo Giulietta il 26 aprile 1963. La successione alla guida della cosca incoronò colui che divenne il padrino indiscusso della zona: Gaetano Badalamenti, incontrastato boss del traffico internazionale di droga, grazie al controllo diretto sull’aeroporto di Punta Raisi, situato proprio sul territorio del comune di Cinisi.

Dalla lotta contadina a Radio Aut nella Cinisi dei “Cento passi”

Peppino Impastato, però, non ci sta e decide di ribellarsi. Neanche diciottenne, fonda il giornale “L’idea socialista” e aderisce allo Psiup, il Partito socialista italiano di unità proletaria. Tre anni dopo, dirige le attività del gruppo “Nuova Sinistra”, e coordina la lotta dei contadini espropriati per l’ampliamento dell’aeroporto.

È nel corso di questi anni che matura l’idea di fondere il militantismo politico con la lotta antimafia, e di veicolarne il messaggio attraverso un mezzo d’informazione più potente: la radio. È il 1976 e Peppino Impastato fonda Radio Aut, alla quale per sempre sarà legato il suo nome. L’idea è semplice e geniale: distruggere l’immagine dei mafiosi prendendoli in giro. Nasce così la trasmissione satirica “Onda pazza”, il cui bersaglio preferito era proprio “Zu Tano”, zio Tano Badalamenti. Che viveva a poca distanza dalla casa di Peppino: i famosi “Cento passi” raccontati nel celebre film di Marco Tullio Giordana.

Quando Peppino Impastato disse: “La mafia è una montagna di merda”

Il boss, a poco a poco, capì che quella radio era un pericolo. In troppi la ascoltavano e troppe informazioni venivano rese pubbliche sui business illeciti, sulle strategie criminali e sulle connivenze con la politica. Il capomafia cominciò a preoccuparsi e scattarono così gli avvertimenti, le minacce. Ma Radio Aut continuò imperterrita a rendere ridicoli “Tano Seduto”, come lo soprannominava Peppino al microfono, e la mafia, definita “una montagna di merda”.

Pochi mesi prima di morire, Peppino si candidò alle elezioni comunali con Democrazia proletaria. Non riuscì a portare a termine la campagna elettorale, ma fu comunque eletto simbolicamente dai cittadini. Per il suo omicidio, Badalamenti è stato condannato all’ergastolo nel 2002, in quanto mandante. Già detenuto negli Stati Uniti per traffico di stupefacenti, il boss morì due anni dopo. A ventisei anni dall’omicidio di Peppino.

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