Si tratta di un’area di 202 chilometri quadrati nata grazie agli sforzi durati 16 anni delle comunità locali e nazionali a Porto Rico.
24 parchi nazionali, 134 parchi regionali, 30 aree marine protette. Senza questi numeri molte specie sarebbero oggi estinte in natura.
Sono numeri positivi, incoraggianti, quelli che escono dal 8° Congresso nazionale di Federparchi, tenutosi gli scorsi giorni a Trezzo sull’Adda. Numeri che fanno dell’Italia il Paese con il più alto tasso di biodiversità in Europa.
Basti pensare alla superficie del territorio nazionale coperta dai parchi nazionali: 14.656 chilometri quadrati, una superficie di poco inferiore a quella della Calabria. Considerando le riserve regionali, l’estenzione delle aree protette e i siti Rete Natura 2000, si raggiunge il 22 per cento dell’Italia.
“È un momento storico di grande importanza per il mondo dei parchi” afferma Giampiero Sammuri, presidente di Federparchi. “Nei territori dove l’Italia è protetta, non solo è custodito un patrimonio naturalistico di inestimabile valore, ma l’identità stessa del nostro Paese e anche un asset strategico per rilanciare la nostra economia e creare occupazione nel segno del turismo di qualità, dell’agricoltura legata alle produzioni cicliche, della cultura e delle tradizioni”.
Buone notizie che arrivano anche dalla nuova Lista rossa europea degli uccelli a rischio di estinzione: la moretta tabaccata (Aythya nyroca), l’occhione (Burhinus oedicnemus), il nibbio bruno (Milvus migrans) e il grillaio (Falco naumanni) sono le specie che hanno visto migliorare il proprio stato di conservazione.
Ma non sono questi gli uccelli ad aver trovato una casa e un habitat idoneo alla sopravvivenza della specie, in un Paese che oggi ospita 55.600 specie animali (il 30 per ceno delle specie europee) e 7.636 specie vegetali (il 50 per cento delle specie europee). Ci sono dei veri e propri simboli della fauna europea: “Le aree protette hanno dimostrato una notevole capacità di realizzare progetti e azioni per proteggere la natura”, ha sottolineato Giampiero Sammuri.
È merito dei parchi se oggi alcune di queste specie prioritarie non sono più a rischio e altre sono state reintrodotte con successo, e anche la ricerca italiana in campo ambientale ed ecologico è tra le più interessanti, dal punto di vista dei risultati gestionali delle aree protette e in generale della biodiversità.
Scomparso a causa dei bocconi avvelenati, lo si può osservare mentre sorvola i Nebrodi, la più grande area protetta della Sicilia. Risiedono ormai nel parco dei Nebrodi oltre 100 esemplari, discendenti da alcuni individui reintrodotti dalla Spagna.
Praticamente estinto agli inizi del ‘900 è oggi tornato a popolare i parchi dell’Appennino centrale, con quasi 2000 esemplari. Si tratta di una sottospecie endemica. Il Rupicapra pyrenaica ornata vive esclusivamente all’interno dei parchi del centro Italia. Da non confondersi con il più diffuso camoscio alpino (Rupicapra rupicapra), specie diversa.
Assenti come nidificanti in Italia a partire dagli anni sessanta, questi affascinanti uccelli che si cibano solo di pesce sono studiati e tutelati grazie a sofisticate tecnologie di ripresa a distanza, che permettono di seguire la vita dei nidiacei fin dalle prime ore di nascita.
Dai 3-4 orsi bruni rimasti sulle montagne del Gruppo Adamello Brenta, oggi si è arrivati ad una comunità di circa 40-50 esemplari. La loro presenza è indice di un ambiente sano, con una catena alimentare ricca e variata. Prosegue, inoltre, il fenomeno di migrazione spontanea di orsi che provengono principalmente dalla Slovenia.
Il simbolo del Parco Nazionale del Gran Paradiso, ha rischiato l’estinzione alla fine del XIX secolo. Attualmente è presente in tutte le vallate. Lo stambecco è oggetto di particolare attenzione e protezione da parte del Parco e a lui sono dedicati diversi progetti di ricerca e conservazione. Dal Gran Paradiso la presenza di questa specie si è estesa in tutto l’arco alpino.
Considerato estinto come nidificante dalle Alpi all’inizio del XX secolo è oggi presente con una popolazione autosufficiente e stabile, grazie a un progetto europeo di reintroduzione che ha interessato molti Stati del continente. Circa 150 individui sono stati liberati sulle Alpi fino a dieci anni fa secondo un programma di reintroduzione che ha interessato Italia, Francia, Svizzera e Austria.
Arrivato a meno di 100 esemplari negli anni ’70, oggi grazie all’istituzione dei parchi la popolazione presunta dei lupi in Italia supera i 1.000 esemplari. Quaranta anni fa, nel Parco della Majella, fu sperimentato il primo radiocollare su questa specie.
In molte regioni l’aquila è ancora oggi presente ma solo sui rilievi montuosi, mentre nei secoli precedenti nidificava anche nelle pianure e nelle foreste. In Italia è presente sulle Alpi, in Appennino, sui monti sardi e siciliani, in corrispondenza delle aree parco.
La specie, come molti altri Serranidi, è in pericolo di estinzione ed è inserita nella lista rossa della IUCN. In Italia è tutelata nelle aree marine protette dell’Asinara, alle Tremiti, alle Egadi e a Portofino, mentre la specie è sostanzialmente scomparsa al di fuori delle zone di protezione.
Nonostante i pochi avvistamenti sulle nostre coste questo mammifero marino estremamente elusivo e sensibile, grazie a politiche di tutela e gestione della pesca artigianale nell’area marina protetta delle Egadi, è stato nuovamente osservato nelle grotte della piccola isola siciliana di Marettimo, oltre ad alcuni sorprendenti avvistamenti in Alto Adriatico.
Il simbolo della protezione degli animali in Italia. Endemico del nostro Paese presenta ancora un numero troppo esiguo, come riportato dalla Red List italiana redatta lo scorso anno da Federparchi per conto del Ministero dell’Ambiente.
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