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I dati resi noti dall’Ispra parlano di un aumento del 2 per cento rispetto all’anno precedente. Metà di queste provengono dai settori della produzione di energia e dei trasporti.
Se fino al 2014 le emissioni di CO2eq dell’Italia sono diminuite del 19,8 per cento rispetto all’anno di riferimento (1990) e del 4,6 per cento rispetto all’anno precedente, il 2015 ha invece segnato un leggero aumento: un 2 per cento. Sia chiaro, si tratta comunque di un leggero rialzo, che fa restare il nostro paese ben al di sotto, di circa il 17.7 per cento, del valore assegnato in ambito comunitario (13 per cento).
Lo rende noto l’Ispra (Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale), con il suo annuale “Inventario delle emissioni dei gas ad effetto serra”, diffondendo la serie storica 1990-2014 delle emissioni atmosferiche nazionali e i primi dati preliminari del 2015. “Tra il 1990 e il 2014, le emissioni di tutti i gas serra sono passate da 522 a 419 milioni di tonnellate di CO2 equivalente, variazione ottenuta principalmente grazie alla riduzione delle emissioni di CO2”, scrive l’Ispra in una nota stampa.
In calo anche le altre emissioni di gas climalteranti, a partire dal metano (CH4 -20,7 per cento) e di protossido d’azoto (N2O -32,2 per cento). In aumento invece le emissioni dei gas fluorurati, utilizzati nelle apparecchiature di refrigerazione e condizionamento, con un peso complessivo sul totale pari al 2,9 per cento.
Secondo l’Inventario sono il settore dei trasporti e della produzione di energia a contribuire alla metà delle emissioni. Questo è dovuto all’aumento delle “percorrenze complessive (veicoli x km) per le merci del 34 per cento e per il trasporto passeggeri del 17 per cento”. Anche se si sottolinea che si è registrata una riduzione delle percorrenze di merci su strada nel complesso. Mentre “le emissioni delle industrie energetiche sono diminuite del
28,1 per cento”, grazie anche all’impiego delle energie rinnovabili.
Interessante invece notare come la riduzione relativa al settore residenziale sia diminuita per l’effetto di due concause: la crescita nell’utilizzo del metano e il prolungarsi di inverni relativamente miti. Da sottolineare infine la profonda riduzione da parte dell’industria chimica (-72.1 per cento) e da parte del settore dell’agricoltura, con una riduzione del 16.2 per cento tra il 1990 e il 2014. “La riduzione principale – scrive l’Ispra – si è ottenuta nelle emissioni dovute alla fermentazione enterica (-12,6 per cento) e alle deiezioni animali (-23,4 per cento) poiché sono diminuiti i capi allevati, in particolare bovini e vacche da latte, e, grazie a un minor uso di fertilizzanti azotati, anche alle emissioni dai suoli agricoli (-16,3 per cento)”.
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