L’Onu ha pubblicato il World Ocean Assessment, corposo rapporto sullo stato di salute degli oceani, che costituisce di fatto un appello per salvarli.
Legambiente ha realizzato il dossier Signori della guerra, signori del petrolio che fa il punto sul legame tra il petrolio e lo scoppio di guerre nel mondo.
La fine dell’era del petrolio è cominciata, perché è finito quello dai bassi costi di produzione. Il petrolio non è più il dominatore assoluto. La rivoluzione energetica, che stiamo vivendo in questi anni, vede crescere un nuovo imbattibile concorrente: le energie rinnovabili e l’efficienza energetica. La torta si è fatta più piccola e questo sta scatenando guerre infinite.
Leggi il dossier Signori della guerra, signori del petrolio
È dal 1979 che si scatenano guerre del petrolio, dal 2003, con la seconda guerra del golfo, senza soluzione di continuità. Nel 2014 il Sud Sudan, l’Afghanistan e la Siria sono stati considerati dall’Institute for economics and peace, i paesi meno pacifici del mondo: tutti e tre sono strangolati dal filo nero del petrolio, intrecciato agli scontri tra integralismi ideologici e religiosi.
“L’età della pietra non è finita per mancanze di pietre e l’età del petrolio non finirà per il prosciugamento dei pozzi” (Ahmed Zaki Yamani, ministro del petrolio saudita dal 1962 al 1986)
In Siria, dietro la guerra civile, si stanno scontrando violentemente interessi contrapposti: l’Occidente e la Russia per il controllo dei nuovi giacimenti offshore della Siria, sunniti e sciiti, ognuno con i suoi alleati, per il percorso dei nuovi metanodotti. E l’Europa si trova invischiata in una tremenda ragnatela: da un lato è stretta nell’alleanza con le potenze regionali sunnite, che finanziano lo Stato Islamico (Isis), che a sua volta progetta e organizza gli attentati nelle città europee, dall’altro acquista il petrolio che l’Isis vende di contrabbando, con i cui proventi l’Isis stesso finanzia quegli attentati e garantisce la sopravvivenza del califfato.
| 1932 | La prima guerra per il petrolio tra Bolivia e Paraguay provoca circa 100mila vittime |
| 1941 | Pearl Harbour, il Giappone risponde all’embargo totale delle forniture petrolifere deciso dal presidente americano Franklin Delano Roosevelt. La Germania nazista invade l’Urss per accaparrarsi i campi petroliferi nell’area di Baku |
| 1973 | La prima crisi energetica dell’era del petrolio: il mondo arabo usa il ricatto del prezzo del petrolio contro Israele e gli alleati occidentali |
| 1979-1989 | L’Urss invade l’Afghanistan: tra gli obiettivi c'è l’espansione verso il golfo Persico |
| 1980-1988 | La guerra tra Iran e Iraq, forse un milione le vittime |
| 1990-1991 | L’Iraq invade il Kuwait, molto imprecise le stime delle vittime, le stime sono tra 35mila e 100mila vittime tra i militari e di circa 100mila vittime tra i civili. Nel corso degli anni Novanta, si innesta il conflitto nel delta |
| 2003-2011 | Seconda guerra del golfo. Il numero di vittime è imprecisato, ma è sicuro che le vittime civili siano superiori a quelle dei combattenti |
| 2011- in corso | Inizio delle guerre civili in Libia e in Siria |
| 2012- in corso | Inizio della guerra civile in Sud Sudan |
| 2015 | Comincia la guerra tra Yemen e Arabia Saudita |
Il sistema petrolifero mondiale è come un gigante ferito a morte, che si dimena per restare in piedi e compie azioni scoordinate, contraddittorie, “avventuriste”, provocando danni, conflitti, tragedie. La rivoluzione energetica può spezzare l’intreccio perverso di petrolio, guerre e traffico d’armi. Ma, come sempre, nelle rivoluzioni, c’è chi spinge e chi resiste, chi cammina con gli occhi rivolti al passato e chi guarda in avanti. Leggi il dossier Signori della guerra, signori del petrolio
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