La risoluzione Onu non ha carattere vincolante ma può aprire la strada a scuse pubbliche e risarcimenti. Gli Usa hanno votato contro, l’Italia si è astenuta.
Il leader dell’opposizione Juan Guaidó vuole far passare dei camion carichi di aiuti umanitari alle frontiere del Venezuela. Duri scontri con i militari.
Tensione altissima alle frontiere del Venezuela nel corso dell’ultimo fine settimana. L’esercito regolare ha risposto duramente alla mobilitazione guidata dal leader dell’opposizione Juan Guaidó, che alla fine di gennaio si è auto-proclamato presidente della nazione sudamericana. Una mossa, appoggiata dagli Stati Uniti e da non pochi paesi del continente, che è stata giudicata “un golpe” da parte del presidente in carica Nicolas Maduro.
Guaidó puntava a far passare alcuni aiuti umanitari bloccati alle dogane. Secondo Caracas, però, si tratta di un tentativo mascherato di intervento sul territorio del Venezuela da parte dell’amministrazione di Washington. Gli scontri tra militari e manifestanti sono stati particolarmente violenti. Secondo quanto riferito da un’organizzazione non governativa locale, la Foro Pena, i soldati avrebbero “aperto il fuoco sulla folla”.
L’agenzia Afp ha parlato di due persone uccise dai proiettili al confine con il Brasile. In totale, il quotidiano inglese The Guardian indica quattro morti. Fonti dell’opposizione venezuelana hanno anche riferito di un camion che sarebbe stato incendiato dai militari su ordine di Maduro.
Alcuni giornalisti del’Afp, presenti a Pacaraima, nel nord del Brasile, nella giornata di sabato avevano riferito di due camion che stazionavano nella zona franca tra le dogane delle due nazioni. Lo stesso Guaidó aveva annunciato l’ingresso di uno dei mezzi, contravvenendo alle disposizioni indicate dal governo.
VIDEO: International pressure mounted Sunday against Venezuela’s leader Nicolas Maduro, after opposition efforts to bring humanitarian aid into the country descended into bloody chaos pic.twitter.com/bdJJ9AelUl
— AFP news agency (@AFP) 25 febbraio 2019
In questo caso il passaggio sarebbe avvenuto in corrispondenza della città frontaliera di Cúcuta, in Colombia. Sui ponti Simón Bolívar e Santander, che collegano la città con quelle di San Antonio e Ureña, in Venezuela, gli scontri tra militari e manifestanti anti-Maduro hanno provocato decine di feriti.
Maduro ha da parte sua annunciato, di fronte a migliaia di sostenitori riuniti a Caracas per manifestargli il loro sostegno, di aver rotto le relazioni diplomatiche con Bogotà. Concedendo 24 ore di tempo all’ambasciatore e ai consoli per lasciare il Venezuela. Il presidente colombiano Ivan Duque ha invece ribadito il riconoscimento di Guaidó come presidente legittimo. Esattamente come quelli di Cile e Paraguay, Sebastián Piñera e Mario Abdo.
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