Le Dolomiti bellunesi nacquero duecento milioni di anni fa, nell’Era Terziaria, a causa di uno scontro tra la placca continentale europea e quella africana. Modellate dall’acqua, dai ghiacciai e dal fenomeno carsico, queste montagne costituiscono un territorio unico, conosciuto e abitato sin dal Paleolitico medio.
Il Parco nazionale delle Dolomiti Bellunesi, sorto nel 1990, tutela 32mila ettari di territorio, 16mila dei quali già costituiti in otto riserve naturali appartenenti alla rete delle riserve biogenetiche del Consiglio d’Europa e gestite dall’ex Azienda di stato per le Foreste demaniali. Oggi la maggior parte della superficie del parco è quasi completamente disabita, ma conserva preziose testimonianze dell’antica presenza umana. La storia della presenza umana nei territori del parco è iniziata oltre 40mila anni fa, con gli uomini di Neanderthal.
La flora del parco
La flora delle Dolomiti bellunesi, in particolare la cosiddetta “flora vascolare”, che comprende fiori e piante con foglie e fusto, costituisce una delle principali motivazioni scientifiche della nascita del parco, sia per la ricchezza delle specie (circa 1.400, un quarto dell’intero patrimonio nazionale) sia per la rarità delle stesse (gran parte delle flora è endemica). Importantissimi, tra la flora d’alto fusto, i boschi di larice, faggio, pino e abete rosso, che caratterizzano la zona. Proprio la ricchezza e rarità della flora sono state una delle principali motivazioni scientifiche della nascita del Parco nazionale delle Dolomiti Bellunesi. La zona del parco più varia dal punto di vista floristico è quella meridionale, meno devastata dalle glaciazioni nella quale sono quindi potute sopravvivere specie antiche.
La fauna del parco
La grande varietà di ambienti delle Dolomiti bellunesi consente a numerose specie animali di trovare l’habitat adatto per vivere e riprodursi. Sono addirittura 115 sono le specie di uccelli che nidificano nel parco, venti quelle di anfibi e rettili. Oltre tremila i camosci e più di duemila i caprioli presenti. Quasi cento le specie di farfalle diurne e circa cinquanta le specie di coleotteri carabidi. Anche nel caso della fauna, un buon numero di specie è endemica. In tutto il territorio del parco è possibile fare interessanti osservazioni faunistiche, alcune zone però, in virtù di particolari condizioni ambientali, sono particolarmente adatte.
L’eccellenza di questo parco non è solo nelle sue bellezze naturali, ma anche nei suoi progetti. Il progetto Fossil free, per esempio, che prevede di ridurre o eliminare del tutto l’uso di combustibili fossili per il funzionamento delle strutture del parco, sfruttando micro-cogenerazione, energia solare termica e fotovoltaica e micro-idroelettrica. In questo modo, il Parco nazionale delle Dolomiti bellunesi si propone non solo di conservare il patrimonio ambientale e di studiarlo, ma anche di divenire, in concreto, un laboratorio per lo sviluppo sostenibile.
I prodotti del parco
Tra gli altri progetti quello di recupero delle malghe, o anche quelli legati alla produzione di prodotti tipici, derivanti da agricoltura ed allevamento: formaggi, carni e salumi costituiscono i “sapori del parco”, ma anche mieli di montagna legumi (come il noto fagiolo di Lamon), vecchie varietà di mele, orzo agordino, farro, noci e marroni di Feltre.
Parco nazionale delle Dolomiti Bellunesi: cosa vedere
Il parco è solcato da una fitta rete di sentieri, molti sono anche gli itinerari tematici, fra storia, archeologia e tradizioni locali. Un parco da visitare e da gustare, insomma. È possibile visitare uno dei numerosi siti archeologici preistorici, l’antico centro minerario di Valle Imperina, o percorrere uno delle centinaia di sentieri presenti (con diversi gradi di difficoltà per soddisfare le esigenze di tutti i tipi di escursionisti), a piedi, in bicicletta o a cavallo.
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