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I pescatori di Salina e Stromboli hanno firmato un codice di condotta volontario per la pesca responsabile scegliendo, ad esempio, di utilizzare reti più piccole. Ora si spera che il progetto coinvolga anche le altre isole.
Meno pesce per ognuno, più pesce per tutti. Per rispondere alla sofferenza delle specie ittiche nel mare delle Eolie, i pescatori di Salina e Stromboli, lo scorso marzo, hanno sottoscritto un codice di condotta volontario che raccoglie alcune buone pratiche per una pesca più sostenibile. Il progetto è nato dalla collaborazione tra l’Aeolian Islands Preservation Fund, fondazione impegnata nello sviluppo di progetti di tutela ambientale alle Eolie e sostenuta da donazioni private, in collaborazione con Blue Marine Foundation, charity impegnata nella creazione di riserve marine e nello stabilire modelli di pesca sostenibili. Lo scopo, incoraggiare una collaborazione tra i pescatori locali, migliorare la comprensione delle risorse marine e sviluppare metodi di pesca non distruttivi e sostenibili per ripristinare gli stock ittici e proteggere gli habitat marini. “La carenze di pesce alle Eolie è un dato di fatto”, ha spiegato Ambra Messina, coordinatrice sul territorio dell’AIPF. “Noi vogliamo agire d’anticipo facendo sì che i pescatori possano essere guardiani del loro mare e assumere un ruolo importante oggi e in futuro.”
In una serie d’incontri tra pescatori, biologici marini, rappresentati delle fondazioni e delle istituzioni, sono state messe sul tavolo tutte le problematiche e ricercate le possibili soluzioni che rispondessero alle esigenze di tutti fino alla stesura del documento: “All’inizio non è stato facile perché le novità rendono sempre tutti un po’ scettici”, ha raccontato Giulia Bernardi, Local Project Coordinator di BLUE, “ma poi i pescatori hanno scelto di darsi dei limiti di pesca soprattutto per quanto riguarda le dimensioni degli attrezzi utilizzati, a partire dalla lunghezza delle reti. Nulla è stato imposto, sono stati i pescatori stessi a decidere fino a che punto potevano rinunciare a un po’ di pesce senza che questo compromettesse la loro sostenibilità economica. E i criteri scelti nell’uso degli attrezzi da pesca, alla fine, sono risultati ben al di sotto dei limiti previsti dalle attuali ordinanze locali, normative nazionali ed europee. Un atto virtuoso che ha un valore tecnico, ma anche sociale: quando non c’è pesce, è grande la tentazione di uscire in mare e non rispettare le regole. In questo caso invece i pescatori se ne sono date di nuove per garantirsi un futuro migliore”. In questa porzione di Mediterraneo si pescano soprattutto scorfani, cernie e ricciole che i pescatori utilizzano per la propria sussistenza o vendono ai ristoranti. E restare senza pesce sarebbe impossibile.
I pescatori che hanno sottoscritto il codice (sostenuto dai Comuni delle due isole, dalla Guardia Costiera e dall’associazione Attiva Stromboli) saranno dotati di casse frigo isolanti che miglioreranno la qualità del pescato dove sarà apposta un’etichetta di identificazione di pesca responsabile. A Stromboli hanno aderito all’iniziativa tutti i pescatori, a Salina circa due terzi, e ora si spera di coinvolgere anche le altre isole delle Eolie. “Abbiamo anche in progetto una ricerca sul pesce sbarcato a Salina e Lipari che possa restituirci il reale stato delle comunità ittiche in questi mari, perché non ci sono ancora studi a riguardo, e poi agire di conseguenza”.
“L’istituzione di un’area marina protetta alle Eolie è un iter lungo”, ha concluso Ambra Messina, “Noi rispettiamo i tempi del Ministero e intanto continuiamo a lavorare a progetti di tutela e sostenibilità ambientale. In passato abbiamo organizzato una pulizia dei fondali marini con diversi professionisti e volontari, promuoviamo attività di turismo sostenibile come l’eco-snorkeling, sosteniamo il Filicudi Wildlife Conservation per il recupero delle tartarughe marine, stiamo provvedendo all’installazione di un eco compattatore per le bottiglie di plastica alla scuola di Lipari e continueremo a finanziare gli orti didattici per i bambini di Salina in collaborazione con Slow Food”.
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