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La nave sarà varata nel 2020 e ospiterà le strumentazioni più all’avanguardia per la ricerca di plastica nel mare. Il progetto realizzato con il Wwf.
Il miliardario norvegese Kjell Inge Rokke ha annunciato il 2 maggio che finanzierà la costruzione di una nave concepita al fine di effettuare ricerche oceanografiche ultra-moderne. L’imbarcazione sarà quindi messa a disposizione della comunità scientifica, con l’obiettivo di individuare e monitorare la presenza di plastica nei mari.
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Rokke, con un patrimonio di quasi due miliardi di dollari, è considerato il secondo uomo più ricco della Norvegia: “Voglio restituire – ha spiegato – la maggior parte di ciò che ho guadagnato. Questa nave rappresenta solo un tassello del mio progetto”, ha spiegato il miliardario, intervistato dal quotidiano Aftenposten. Si tratta in effetti di una “svolta” per l’imprenditore, che ha costruito la propria fortuna sul business della pesca e, soprattutto, degli idrocarburi.
La nave regalata agli scienziati sarà lunga 181 metri: permetterà di ospitare a bordo 30 membri dell’equipaggio e 60 ricercatori. Verrà costruita in collaborazione con il Wwf e dovrebbe essere varata nel corso del 2020 (non è stato tuttavia specificato il costo nell’opera). Grazie alle strumentazioni di ultima generazione che saranno installate a bordo, consentirà di rendere molto più facili le ricerche sulla presenza di microplastiche nei mari: “Un problema per il quale non è mai stato così urgente trovare una soluzione – ha spiegato Nina Jensen, segretario generale del Wwf Norvegia -. L’imbarcazione permetterà un enorme salto di qualità nella ricerca oceanografica”.
La questione della plastica negli oceani, che impatta in modo sempre più drammatico gli ecosistemi e la fauna marina, è diventata ancor più di attualità dopo la pubblicazione di uno studio sulla rivista scientifica Sciences advances, nel quale la presenza di tali agenti inquinanti è stata per la prima volta confermata anche nell’oceano Artico.
L’analisi sottolinea in particolare come per gli altri oceani – Atlantico, Pacifico e Indiano – siano già stati pubblicati studi dettagliati sulla presenza di microplastiche, ma che solo ora essa è stata rilevata anche, in particolare, nelle acque che costeggiano la Groenlandia e nel mare di Barents al largo di Capo Nord. Si tratta di quantità ancora marginali rispetto a quelle presenti, ad esempio, nel Mediterraneo, ma non per questo meno preoccupanti.
Gli studiosi hanno infatti spiegato che potrebbero essere presenti fino a 1.200 tonnellate di plastica nell’oceano Artico. E, soprattutto, risulta ancora del tutto sconosciuto l’impatto del fenomeno nei fondali: i ricercatori, infatti, sono riusciti finora a verificare il problema solamente sulla superficie del mare, ma è quasi certo che parte dei detriti siano sprofondati o siano intrappolati nella calotta glaciale.
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