Ogni mezz’ora perdiamo un’area di praterie sottomarine grande come un campo da calcio

La nave Arctic Sunrise di Greenpeace ha raggiunto Saya de Malha, nell’oceano Indiano, per studiare le praterie sottomarine e capire come proteggerle.

In queste settimane la nave di Greenpeace Arctic sunrise è nel bel mezzo dell’oceano Indiano. Per la precisione nelle acque internazionali tra le Seychelles e le Mauritius dove si trova Saya de Malha, il più grande banco sommerso esistente al mondo. A bordo, un equipaggio di attivisti e scienziati intenzionati a studiare più da vicino le sue immense praterie sottomarine, preziosissime per contrastare i cambiamenti climatici e l’acidificazione degli oceani, ma messe fortemente in pericolo dalle attività umane.

Praterie sottomarine, tanto preziose quanto minacciate

Le praterie sottomarine, formate da fanerogame marine come la Posidonia oceanica, sono disseminate negli oceani di tutto il mondo (Antartide escluso) su una superficie complessiva di oltre 300mila chilometri quadrati, all’incirca quella dell’Italia. Le nostre conoscenze in merito sono ancora piuttosto lacunose, sottolinea l’Independent, dedicando un approfondimento al tema. Sappiamo che, a parità di estensione, immagazzinano il doppio della CO2 rispetto alle foreste. Sappiamo anche che contrastano il processo di acidificazione dei mari, creano un habitat per decine di specie di pesci e piccoli invertebrati, proteggono le coste dall’erosione e probabilmente catturano le microplastiche.

Praterie sottomarine
Le praterie sottomarine sono l’habitat per decine di specie di pesci e invertebrati © Albert kok/Wikimedia Commons

Nemmeno queste preziosissime piante acquatiche sono però immuni ai danni provocati dall’uomo con l’inquinamento delle acque, gli ancoraggi incontrollati e la pesca intensiva. Secondo i dati dell’Unep, ogni mezz’ora nel mondo va distrutta un’area di praterie sottomarine estesa come un campo da calcio.

La spedizione scientifica di Greenpeace a Saya de Malha

Le praterie sottomarine di Saya de Malha sono talmente isolate da essere rimaste in gran parte al sicuro dall’inquinamento e dal dragaggio dei fondali, ma sono comunque attraversate dalle rotte di navi e pescherecci, con tutte le minacce che comportano.

La spedizione di Greenpeace partita a inizio marzo, che ospita gli scienziati dell’università di Exeter, ha proprio l’obiettivo di colmare i vuoti di conoscenza su questi inestimabili ecosistemi. Mentre i ricercatori raccolgono campioni da analizzare in laboratorio, l’agenzia spaziale tedesca è all’opera per migliorare il monitoraggio delle praterie marine anche attraverso le immagini da satellite. Solo affidandosi a più solide basi scientifiche, infatti, sarà possibile proteggerle come meritano.

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