A porsi la domanda è la Corte dei Conti: dal 2019 a oggi tutti i dati diffusi riguardano vendite e incentivi, ma non i risultati raggiunti per l’ambiente.
Corporate Human Rights Benchmark ha pubblicato una classifica che valuta l’impegno delle imprese nella tutela dei diritti umani.
Per essere realmente competitive le imprese devono garantire il rispetto dei diritti umani e dell’ambiente, temi verso cui i consumatori sono sempre più sensibili. L’assenza di queste condizioni può dare vita a condizioni deprecabili, come lavori precari con salari da fame, i popoli indigeni possono essere espropriati delle loro terre ancestrali e gli individui possono essere sottoposti a forme di schiavitù moderna.
L’associazione Corporate Human Rights Benchmark ha stilato una classifica che valuta proprio le performance delle imprese nella tutela dei diritti umani, cercando di evidenziare i vantaggi morali e commerciali per le aziende più virtuose. La classifica è il risultato di un’indagine durata circa due anni e che ha analizzato l’operato di oltre quattrocento aziende.
Tra le aziende che si impegnano maggiormente, secondo la classifica, figurano Bhp Billiton, Marks & Spencer, Rio Tinto, Nestlé, Adidas e Unilever, mentre le società che hanno ottenuto i punteggi più bassi sono Costco Wholesale, Macy, Grupo Messico e Yum!
Secondo Mark Wilson, del gruppo assicurativo Aviva, questa classifica potrà essere uno stimolo per le imprese per migliorare le proprie performance. “La concorrenza è positiva quando viene utilizzato per fare del bene, una maggiore trasparenza e il desiderio di migliorare la propria posizione in classifica potrà innescare una corsa verso l’alto nel rispetto dei diritti umani da parte delle aziende”.
Per stilare la classifica Corporate Human Rights Benchmark ha esaminato, basandosi sulle informazioni disponibili al pubblico, le politiche delle imprese, la governance, le pratiche, la trasparenza e il modo in cui rispondono alle accuse di violazioni dei diritti umani.
I risultati dell’indagine potranno essere impiegati dagli investitori per valutare le possibilità di investimento, identificando preventivamente gli eventuali rischi per i diritti umani. La classifica potrà inoltre essere utilizzata dai governi per incentivare la trasparenza e il rispetto dei diritti umani da parte delle imprese.
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