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Renature Italy mette in campo sforzi e risorse per il mantenimento delle aree protette e per il ripristino di habitat degradati. Così Wwf Italia contribuisce a tutelare la biodiversità.
In Sardegna, il complesso forestale Monte Arcosu-Piscinamanna costituisce la foresta di macchia mediterranea più estesa dell’intero bacino del Mediterraneo. Il vento che soffia tra la vegetazione di leccio, sughera, corbezzolo, fillirea, mirto, orchidee selvatiche, porta talvolta con sé il bramito cupo del cervo sardo. Si tratta di una specie che negli anni ‘80 è stata salvata dall’estinzione grazie alla nascita di un’Oasi del Wwf all’interno della Riserva naturale di Monte Arcosu e che ora prospera in compagnia di gatti selvatici, martore, donnole, geotritoni dell’Iglesiente, discoglossi, aquile, falchi, sparvieri e astori sardi.
E questa è solo una delle tante storie che raccontano la bellezza della biodiversità in Italia e l’importanza di salvaguardarla. Il nostro, infatti, è uno dei Paesi con una vegetazione e una fauna tra le più ricche d’Europa, ma anche tra le più minacciate. Le cause sono molteplici e comprendono l’inquinamento e i cambiamenti climatici.
Secondo i dati del Wwf, il 50 per cento della fauna, ovvero 240 specie, è a rischio di estinzione – complici in questo caso anche la caccia e il bracconaggio -, mentre il 52 per cento degli animali protetti dalla Direttiva Habitat del ministero dell’Ambiente vive in condizioni non adeguate.
Per quanto riguarda gli habitat, solo il 15 per cento di quelli protetti verte in uno stato adeguato e, negli ultimi anni, gli ambienti boschivi e le zone umide si sono ridotti del 64 per cento, mentre molti altri sono in condizioni di degrado. Anche il 41 per cento dei fiumi e l’80 per cento dei laghi non sono in uno stato ecologico positivo e non riescono più a svolgere alcune funzioni all’interno dell’ecosistema, ad esempio nel contrasto al dissesto idrogeologico.
Per cercare di invertire questa tendenza, il Wwf Italia ha dato vita al progetto Renature Italy, volto a salvaguardare la biodiversità della natura e a proteggere le specie animali a rischio nel nostro Paese. Il progetto si divide in due filoni: il primo, “Protect”, è focalizzato sui Parchi nazionali italiani, con l’obiettivo di garantire le risorse necessarie al funzionamento e alla gestione delle aree protette esistenti, ma anche con l’ambizione di crearne di nuove. All’interno di questo ambito, è stato creato un Servizio nazionale per le aree protette, inserito nel Sistema nazionale di agenzie per la protezione dell’ambiente (Snpa), al fine di stabilire un sistema di connessioni ecologiche tra le aree protette esistenti e quelle in via di creazione, dando vita a una vera e propria rete ecologica nazionale.
Il secondo filone, denominato “Restore”, è incentrato, invece, sul “ripristino” degli habitat degradati con l’obiettivo di ricostituire almeno il 15 per cento del territorio e di destinarne almeno il 10 per cento alla natura. Le azioni messe in pratica vanno, per esempio, dal recupero dei rami laterali e delle lanche derivanti dai meandri abbandonati dei fiumi fino al ripopolamento o alla reintroduzione di alcune specie in determinati habitat.
Procter&Gamble insieme a Wwf punta in particolare a riqualificare complessivamente circa un milione di metri quadrati di aree verdi dislocate in tutto il Paese, come l’Oasi Wwf di Vanzago, un’area naturale di foresta planiziale a soli 23 chilometri in linea d’aria dal Duomo di Milano; l’Oasi Wwf di Valtrigona, una piccola valle all’interno della Catena del Lagorai in Trentino dove sono rappresentate tutte le specie tipiche alpine; l’Oasi Wwf di Macchiagrande che è uno dei siti più significativi per la tutela e la conservazione dell’ambiente costiero sul litorale romano e l’Oasi Wwf di Monte Arcosu, in provincia di Cagliari. L’obiettivo è di proteggere il 30 per cento della biodiversità italiana entro il 2030 con un’ampia azione di ripristino di habitat distrutti o degradati.
Secondo i risultati della prima misurazione dei servizi ecosistemici delle Oasi derivati dai primi mesi di azione di Renature Italy, realizzata da Etifor, spin-off dell’Università di Padova, la riqualificazione delle Oasi porta diversi benefici: il sequestro e mantenimento della CO2, la conservazione della biodiversità, il mantenimento della qualità dell’acqua e la tutela di aree importanti per i loro valori ricreativi e di turismo.
Per citare qualche dato concreto, nell’Oasi di Monte Arcosu, si contano 1.280 esemplari di cervo sardo, che rivelano un aumento del 46 per cento rispetto a quelli stimati tra il 2019 e il 2020. La quantificazione dello stoccaggio di carbonio, basata su una combinazione di metodi di campo e dati satellitari per calcolare la biomassa legnosa, nei circa 4.500 ettari valutati è risultata di oltre 166mila tonnellate di carbonio, pari ad oltre 600mila tonnellate di anidride carbonica (CO2) equivalente stoccata, con punte di quasi 300 tonnellate per ettaro. Il valore complessivo corrisponde alle emissioni medie annue di anidride carbonica prodotta in un anno da circa 500mila auto.
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