Se le donne tendono a sentire più freddo degli uomini, è tutta colpa di un retaggio di sessant’anni fa.
Il World economic forum ha stilato la classifica dei dieci maggiori rischi globali: sei riguardano le condizioni del pianeta.
Permacrisis, crisi permanente, è il termine che secondo il dizionario inglese Collins descrive al meglio il 2022 appena concluso. Un anno in cui la crisi sanitaria dovuta alla pandemia si è intrecciata con quella climatica in corso da decenni, e a ciò si è aggiunta la guerra in Ucraina con le sue conseguenze a cascata sui prezzi, in primo luogo energetici e alimentari. Diventa a questo punto interessante capire quali sono, secondo i massimi esperti di business, i principali rischi globali che incombono sul sistema economico nel medio termine. Se ne occupa il World economic forum attraverso la diciottesima edizione del suo Global risks report, pubblicato mentre è in corso il summit di Davos. Ebbene, i primi quattro in classifica sono tutti rischi climatici o ambientali. Nella top ten rappresentano la maggioranza, sei su dieci.
Il report si basa su una rilevazione sottoposta a 1.200 esperti dell’accademia, del business, delle istituzioni, della comunità internazionale e della società civile. I risultati sono inequivocabili. Nella graduatoria dei rischi globali con un orizzonte a dieci anni, messi in ordine di impatto, al primo posto c’è l’incapacità di mitigare i cambiamenti climatici. A seguire troviamo l’incapacità di adattarsi al loro impatto, disastri naturali ed eventi meteo estremi, perdita di biodiversità e collasso degli ecosistemi. Al quinto posto compare il primo rischio di carattere non ambientale, cioè le migrazioni, e poi si passa a crisi delle risorse naturali, erosione della coesione sociale e polarizzazione nella società, cybercrime e insicurezza informatica, confronto geoeconomico e danni ambientali su larga scala. A conti fatti, dunque, i rischi globali che riguardano il pianeta sono sei su dieci.
Diversa la classifica dei rischi globali con un orizzonte immediato (2 anni), perché al primo posto figura l’impennata del costo della vita. Anche qui, comunque, le questioni climatiche e ambientali occupano cinque posizioni su dieci.
Per capire com’è cambiata la consapevolezza, si può fare un confronto con le edizioni precedenti. Facendo un salto indietro di dieci anni esatti, si scopre che nel Global risks report del 2013 la classifica dei cinque rischi globali ritenuti più impattanti, con un orizzonte a dieci anni, è così composta: crisi finanziaria sistemica, crisi nell’approvvigionamento idrico, squilibri fiscali cronici, diffusione delle armi di distruzione di massa. Al quinto posto compare il primo rischio di carattere ambientale, cioè l’incapacità di adattarsi ai cambiamenti climatici.
Insomma, è sempre più chiaro come la salvaguardia del pianeta non sia appannaggio di una nicchia di ambientalisti. È un tema, anzi il tema, da cui dipende il futuro del nostro sistema economico e del nostro tessuto sociale. Affrontarlo è una necessità immediata, non un atto di idealismo o sensibilità. “I rischi climatici e ambientali sono al centro della percezione dei rischi globali nel prossimo decennio”, mette nero su bianco il World economic forum nelle pagine dello studio. “E sono i rischi per i quali ci dimostriamo meno preparati”.
Siamo anche su WhatsApp. Segui il canale ufficiale LifeGate per restare aggiornata, aggiornato sulle ultime notizie e sulle nostre attività.
![]()
Quest'opera è distribuita con Licenza Creative Commons Attribuzione - Non commerciale - Non opere derivate 4.0 Internazionale.
Se le donne tendono a sentire più freddo degli uomini, è tutta colpa di un retaggio di sessant’anni fa.
Anche il mondo accademico discute della possibilità di riformare lo Statuto di Roma per inserire tra i crimini contro l’umanità quelli ambientali.
Siamo stati in Albania insieme a Cesvi per raccontare la storia e il futuro del fiume Vjosa, uno degli ultimi fiumi liberi d’Europa. Il podcast è disponibile su tutte le piattaforme di streaming.
Grazie al progetto MC0 di Interreg-Alcotra, lo strumento LISE accompagna la filiera aromi e profumi verso la decarbonizzazione.
Dopo Milano, il progetto realizzato con LifeGate nell’ambito della Water Defenders Alliance arriva nel porto toscano. Obiettivo: prevenire l’inquinamento delle acque attraverso una tecnologia in grado di assorbire oli e idrocarburi.
La strategia di adattamento climatico che prevede di rimuovere asfalto e cemento per far spazio al verde sta diventando una priorità per le città italiane.
Quali sono i benefici dell’agricoltura rigenerativa? Ne parliamo in tre puntate speciali del podcast News dal pianeta Terra, registrate alla Nuvola Lavazza.
Doppio allarme delle associazioni ambientaliste: tagliati i fondi alle Regioni per il ripristino della natura, ritardi sulla giustizia climatica.
Con il progetto transfrontaliero MC0, tante PMI italiane e francesi del settore della meccatronica hanno avviato la decarbonizzazione.
