La Russia di Vladimir Putin affronta il riscaldamento globale con un debolissimo piano per il clima

L’amministrazione russa guidata da Vladimir Putin ha preparato un piano per il clima, ma i suoi obiettivi sembrano tutt’altro che ambiziosi.

Gli scienziati non hanno dubbi: azzerare le emissioni di gas serra è l’unica strada per limitare il riscaldamento globale prima che si troppo tardi. L’Unione europea intende raggiungere la carbon neutrality entro il 2050; il presidente degli Stati Uniti Joe Biden ha fatto la stessa promessa durante il suo primo giorno alla Casa Bianca; la Cina arriverà un po’ più tardi, nel 2060. E la Russia? Un piano per il clima c’è, ma è molto più debole. Troppo debole, stando alla bozza predisposta dal ministero per lo Sviluppo economico.

Così la Russia intende affrontare la crisi climatica

Attualmente la Russia è quarta nella classifica degli Stati che generano più CO2, con 2,12 miliardi di tonnellate nel 2019, contro i 3,8 miliardi dell’Unione europea. Le proiezioni stilate dal governo vedono una crescita dell’8,2 per cento da qui al 2050, arrivando a 2,29 miliardi di tonnellate annue.

Nonostante ciò, il presidente Vladimir Putin non ha annunciato l’impegno ad azzerare le emissioni. Né nel 2050, né più avanti. Per ora parla genericamente di “ridurle in modo significativo” nell’arco dei prossimi tre decenni, arrivando a un volume inferiore rispetto a quello dell’Unione europea. Dopo aver passato al setaccio le nationally determined contributions, cioè i target sottoposti alla comunità internazionale dopo la firma dell’Accordo di Parigi sul clima, la ong Climate action tracker ha assegnato un voto inequivocabile: “criticamente insufficiente”. Un esempio? Promettono una sforbiciata delle emissioni pari al 70 per cento ma il termine di paragone è il 1990, quando pressoché l’intera industria pesante era paralizzata a seguito del collasso dell’Unione sovietica.

Il piano per il clima russo non convince

Il governo ha messo a punto una bozza di piano per il clima per i prossimi trent’anni, declinata su quattro scenari: inerziale, di base, intensivo e deciso. Ad esclusione del primo, tutti gli altri permetterebbero effettivamente di emettere meno CO2 rispetto all’Unione europea entro il 2050, come promesso.

Stando a quanto riportato dalla testata The Moscow Times, lo scenario di base – quello che appare più plausibile – prevede di tagliare 300 milioni di tonnellate di emissioni all’anno grazie all’aumento dell’efficienza energetica nel settore elettrico, 190 milioni attraverso i sistemi di cattura della CO2 nell’industria dei combustibili fossili e 120 milioni attraverso il taglio delle emissioni nel comparto delle utility.

Putin russia
Vladimir Putin è stato rieletto presidente della Russia nel 2018. Rimarrà in carica fino al 2024 © Chris McGrath/Getty Images

Fatta eccezione appunto per le utility e i trasporti, però, per le emissioni di tutti gli altri comparti è previsto un aumento. Com’è possibile allora che il totale scenda? La soluzione prospettata è quella di raddoppiare la capacità di assorbimento della CO2 da parte delle foreste (attualmente pari a circa 500 milioni di tonnellate l’anno). Questo diverrebbe possibile piantando alberi, ripristinando gli ecosistemi paludosi e contrastando gli incendi. Così facendo però il governo sembra dare troppo peso alla compensazione, cioè a quella che in teoria dovrebbe essere soltanto la chiusura del cerchio di un percorso di riduzione delle emissioni.

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