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Non solo i tunisini ma anche numerosi altri popoli nordafricani e mediorientali denunciano ormai la clamorosa emergenza: al di là di violenze e carneficine, gli exploit terroristici dell’Isis rappresentano anche una letale aggressione contro uno dei pilastri economici cardinali dei paesi in questione, ovvero il turismo internazionale. Un flusso scoraggiato non solo da
Non solo i tunisini ma anche numerosi altri popoli nordafricani e mediorientali denunciano ormai la clamorosa emergenza: al di là di violenze e carneficine, gli exploit terroristici dell’Isis rappresentano anche una letale aggressione contro uno dei pilastri economici cardinali dei paesi in questione, ovvero il turismo internazionale.
Un flusso scoraggiato non solo da sfregi e mutilazioni perpetrati contro opere d’arte e beni d’interesse pubblico – come già denunciato dall’Organizzazione mondiale del turismo – ma anche dalle gravi minacce all’incolumità fisica dei visitatori. Lo scombussolamento delle rotte vacanziere è infatti oggi certificato non solo dai comunicati della Farnesina, che cerca di scoraggiare la pratica del viaggio “fai da te” esortando i turisti italiani a circoscrivere i propri spostamenti ai pacchetti preconfezionati dei resort, ma anche dai mutamenti di rotta decretati dalle principali compagnie di navi da crociera. Non solo la Costa ma anche la Msc Crociere ha rimodulato i propri itinerari sostituendo lo scalo tunisino con destinazioni alternative, individuate tra Spagna o Baleari, Italia, Grecia o Malta, adottando così una precauzione di sicurezza che la Royal Caribbean aveva assunto già ai tempi della cosiddetta Primavera Araba.
Il pericolo tunisino, culminato pochi giorni fa nella strage del Bardo, era stato infatti già ampiamente preannunciato e tuttavia sottovalutato, sebbene la Tunisia già nel 2014 detenesse, secondo le stime dell’International centre for the study of radicalisation di Londra, il primato mediorientale per numero di Foreign Fighters affiliati al califfato. Per analoghe ragioni connesse alla minaccia jihadista, il fenomeno di desertificazione turistica preannuncia di coinvolgere purtroppo anche gran parte dell’Algeria, del Sinai egiziano, della Turchia o di Israele, senza tralasciare la Giordania che con i suoi 1500 combattenti Isis ha destato già lo scorso febbraio le preoccupazioni dell’ambasciata americana ad Amman, da cui è stato ufficialmente diramato lo stato di allerta riguardo a futuri possibili attacchi terroristici.
E tuttavia il danno mortale inferto al turismo islamico non rappresenterebbe soltanto uno dei tanti gravi effetti collaterali della follia jihadista, bensì, come insinua esplicitamente il Guardian, un vero e proprio obiettivo strategico da parte dell’Isis, il cui intento sarebbe appunto quello di punire e scoraggiare il processo di democratizzazione intrapreso dai cosiddetti “paesi arabi moderati” sabotando volutamente la loro attrattività turistica e dunque la loro economia.
Per scongiurare queste conseguenze nefaste, si sono moltiplicate negli ultimi giorni le iniziative di promozione o solidarietà da parte di esponenti istituzionali e celebrità del mondo tunisino, come ad esempio Afef Jnifen, nota moglie di Marco Tronchetti Provera, che dal suo account Instagram ha provato a lanciare l’hashtag #iwillgototunisiathissummer . In quanti accoglieranno l’invito?
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