Scoperto il petrolio in Groenlandia. E ora?

La Groenlandia sta per diventare la “nuova Eldorado” per le compagnie petrolifere di mezzo mondo. La scozzese Cairn Energy, infatti, dopo aver precedentemente comunicato la scoperta di un giacimento di gas naturale nella regione sotto il controllo danese, ha annunciato la presenza di petrolio nelle acque incontaminate del Mare di Groenlandia.

La notizia ha suscitato reazioni contrapposte: apprezzamento da parte degli amministratori locali e degli imprenditori; forti preoccupazioni da parte delle associazioni ambientaliste, Greenpeace in testa.

Le stime della US Geological Survey avevano già fatto intuire che la corsa al bottino costituito da oro nero e gas naturale sarebbe cominciata a breve: i dati, infatti, parlavano di riserve nascoste pari al 13 per cento del totale rimasto sull’intero pianeta. Ma l’inaccessibilità delle terre artiche, coperte di ghiaccio per otto mesi l’anno, aveva finora scoraggiato anche le compagnie più temerarie. Oggi, però, il riscaldamento globale ha cambiato le carte in tavola e lo scioglimento di nuovi ghiacciai ha dato una mano alle attività di esplorazione.

La compagnia Cairn Energy, in particolare, ha iniziato a trivellare a una profondità di circa 300-500 metri ma sta già progettando esplorazioni a oltre 4 mila metri di profondità. Per capire l’impatto che queste attività potranno avere sull’ambiente dell’isola, basta pensare che il disastro della Deepwater Horizon (Golfo del Messico) è avvenuto a circa 3 mila metri. E più si scende in profondità più l’estrazione diventa pericolosa e inquinante.

La scoperta del petrolio in Groenlandia rischia di compromettere il complesso ecosistema locale
La scoperta del petrolio in Groenlandia rischia di compromettere il complesso ecosistema locale (© robas/GettyImages)

Come anticipato, le reazioni sono state contrastanti. Il primo ministro della Groenlandia, Kuupik Kleist ha definito la scoperta come un’opportunità per l’isola, afflitta da un alto tasso di disoccupazione e da numerosi problemi sociali. Greenpeace, invece, ha sollevato preoccupazioni sull’impatto che le trivellazioni avranno sul delicato ecosistema della regione e ha dichiarato che cercherà di ostacolare con ogni mezzo a sua disposizione i lavori della Cairn Energy e delle altre compagnie presenti.

Di nuovo, dunque, si ripropone l’eterno dilemma tra ecologia e economia dettata dallo sfruttamento di combustibili fossili. Come risolverlo? Una soluzione possibile, come dichiarato da Jack Hunter, portavoce europeo di Greenpeace, potrebbe essere “incentivando seriamente l’industria delle energie rinnovabili”.

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