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Khanmigo, il chatbot che vuole fare da tutor per gli studenti di domani. Oggi in fase di sperimentazione in Silicon Valley.
In meno di un anno, ChatGpt ha cambiato il mondo. Anche il settore della scuola, che da tempo si interroga sull’impatto che la tecnologia sta avendo e avrà. ChatGpt è un chatbot, un programma con cui discutere (via chat, appunto) sfruttando le potenti intelligenze artificiali sviluppate da OpenAI. In quanto tale, ChatGpt può dare risposte a molte domande, generando testi, commenti e risolvendo esercizi per conto degli utenti.
Le conseguenze di questa tecnologia per la didattica sono state notevoli, com’era facile prevedere. Secondo alcuni sondaggi realizzati negli Stati Uniti, un terzo degli studenti di college avrebbe utilizzato il chatbot nei compiti per casa (di questi, la maggior parte dice di averlo usato sistematicamente), e la percentuale di utenti aumenta addirittura tra gli insegnanti, che in molti casi approvano l’utilizzo da parte dei loro studenti. Dappertutto, online e offline, si moltiplicano le discussioni preoccupate di genitori, insegnanti, tutori e cittadinanza varia sugli effetti che ChatGpt potrebbe avere nella capacità d’apprendimento dei più giovani.
Quel che è certo è che una novità simile non può che causare uno stravolgimento della proposta didattica, specie in tema di compiti. Affidare una ricerca da fare a casa (sui Longobardi, ad esempio) non ha già oggi più senso, perché il rischio che qualcuno utilizzi ChatGpt è altissimo e una verifica simili non metterebbe alla prova le capacità della classe. In uno scenario simile, all’insegnante spetterebbe il compito di riconoscere le tracce lasciate dalla IA – per capire se quel testo è stato “generato” oppure pensato e poi scritto da un essere umano.
Al tempo stesso, però, ridurre il fenomeno ChatGpt a uno strumento per imbrogliare e risparmiare tempo e fatica sarebbe sbagliato. Oltre a ripensare ai compiti per casa, occorre anche avventurarsi in un esercizio di fantasia: è possibile immaginare un chatbot simile ma in grado di avere un’applicazione didattica? A un recente convegno, Bill Gates ha affrontato il tema assicurando che “le intelligenze artificiali arriveranno a quel punto, ad essere il miglior tutor che un umano possa avere”. Il co-fondatore di Microsoft – oggi impegnato nella filantropia con la Fondazione Bill & Melinda Gates – non è l’unico a intravedere uno scenario d’enorme possibilità dietro a questa tecnologia.
Tra le iniziative che il suo ente ha finanziato (con più di dieci milioni di dollari) c’è quella della Khan Academy, un’organizzazione educativa senza scopo di lucro fondata nel 2006 e specializzata nell’apprendimento digitale, che sta lavorando a un prodotto simile. Come ha spiegato il New York Times, l’Academy ha sviluppato Khanmigo, un chatbot pensato per accompagnare i giovani studenti, ripetendo loro nozioni importanti, facendo domande e misurando risultati o eventuali lacune. Attualmente è in fase di sperimentazione presso una scuola – la Khan Lab School, nel cuore della Silicon Valley – dove viene utilizzata dagli studenti e studentesse della prima media.
Secondo il fondatore dell’azienda Sal Khan, uno strumento come Khanmigo “permetterà a tutti gli studenti degli Stati Uniti, e poi del mondo, di avere effettivamente un tutot personale d’altissimo livello”. Il chatbot è programmato per insegnare passo dopo passo e complimentarsi con gli studenti per i risultati ottenuti; è anche dotato di alcune guardrails, dei limiti e sistemi di controllo che permettono al software di capire se la persona a cui sta insegnando sta avendo problemi di tipo psicologico (ad esempio se fa riferimenti all’autolesionismo). Khanmigo è un esperimento, uno dei tanti, in un settore che è destinato a subire enormi sconvolgimenti nei prossimi anni. E non solo per quanto riguarda i compiti in classe e gli eventuali “imbrogli”, anzi: l’avvento di ChatGpt rischia di cambiare anche la didattica e l’apprendimento nelle nostre scuole.
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