In numerose regioni del mondo la siccità sta provocando fughe di massa, rischio di incendi, allarmi per l’approvvigionamento idrico.
Per il segretario generale delle Nazioni Unite Antonio Guterres, grazie all’impegno dal basso, gli Stati Uniti potranno rimanere in linea con l’Accordo di Parigi.
Gli Stati Uniti faranno la loro parte per centrare gli obiettivi fissati dall’Accordo di Parigi: il presidente Donald Trump se ne faccia una ragione. È questo il senso del messaggio diffuso nella serata di giovedì 29 marzo dal segretario generale delle Nazioni Unite Antonio Guterres. Nonostante la decisione della Casa Bianca di abbandonare l’accordo, infatti, imprese, cittadini e enti locali stanno continuando a fare la loro parte nella lotta ai cambiamenti climatici. Ponendo così la nazione nordamericana in “buona posizione” per onorare gli impegni assunti in passato.
“Possiamo sperare che, indipendentemente dalla posizione del governo, gli Stati Uniti saranno in grado di rispettare le promesse avanzate a Parigi. Alcuni indicatori sembrano segnare una traiettoria anche migliore di quanto previsto”, ha spiegato il numero uno delle Nazioni Unite. Un risultato ottenuto soprattutto grazie all’impegno di chi ha deciso, fin da subito, di contrapporre alle decisioni di Donald Trump la propria volontà di continuare nel processo avviato con la Cop 21.
A partire dalla “resistenza ecologista” organizzata da centinaia di stati federali, città (molte delle quali parte del C40), imprese e università che hanno aderito all’iniziativa “We are still in”, coordinata dall’ex sindaco di New York Michael Bloomberg. D’altra parte, che il peso di chi dice “no” alle politiche dell’amministrazione di Washington fosse importante lo si era compreso da subito: “Il nostro gruppo – avevano spiegato gli aderenti in una lettera aperta pubblicata sul sito internet dell’iniziativa – rappresenta qualcosa come 120 milioni di americani. Il cui contributo per l’economia degli Stati Uniti è pari a 6.200 miliardi di dollari”.
All’epoca di Barack Obama, l’impegno avanzato dal governo in vista della Cop 21 era stato di ridurre le proprie emissioni di gas ad effetto serra di una quota compresa tra il 26 e il 28 per cento, entro il 2025, rispetto ai livelli del 2005. Un obiettivo che appare ancora a portata di mano, salvo nuove iniziative assunte da Trump: proprio ieri, ad esempio, il New York Times ha rivelato un piano dell’esecutivo che punta a rendere meno stringenti le norme in materia di emissioni di CO2 delle automobili.
Climate change is still running faster than we are. 2016 was the warmest year since 1850. 2017 was the warmest on record without the El Niño effect. We need greater ambition to reverse this trend. https://t.co/e7W1coLdBI pic.twitter.com/NWrHjZXPV5
— António Guterres (@antonioguterres) March 23, 2018
Forse proprio per questo Guterres ha colto l’occasione per ricordare che i cambiamenti climatici rappresentano “la minaccia più importante per la specie umana”, sottolineando come il 2017 sia già stato “un anno di pieno caos climatico”. Lo stesso segretario generale delle Nazioni Unite prevede di organizzare nel corso del 2019 un summit per fare il punto sull’implementazione dell’Accordo di Parigi. Donald Trump parteciperà?
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