Sunrise Movement e Rinascimento Green, due movimenti per il Green new deal

La genesi del Sunrise movement che, negli Stati Uniti, si batte per un Green new deal, per un futuro sostenibile e per la lotta ai cambiamenti climatici.

Un sole giallo che sorge e i suoi raggi che disegnano uno scudo. È questo il logo del Sunrise Movement, un movimento di lotta contro la crisi climatica che, al tempo stesso, intende promuovere la creazione di posti di lavoro. Il movimento guarda al futuro e il suo slogan punta tutto sulla collaborazione: “Insieme cambieremo il mondo, è certo come il sole che sorge ogni mattina”. Il Sunrise non è un movimento qualsiasi; la sua genesi conduce inevitabilmente a raccontare un’altra nascita: un piano globale per combattere la crisi climatica, il Green new deal.

Come nasce il Sunrise Movement

Nel 2017, otto giovani neolaureati che avevano partecipato alle campagne di disinvestimento dai combustibili fossili manifestando nei campus delle università americane si sono resi conto che mancava un movimento giovanile di azione climatica necessaria e urgente.

“Sentivano che la presenza di un movimento, guidato in particolare dai giovani, era davvero importante ma negli Stati Uniti ancora mancava”, ha spiegato in a Lifegate Steven Marquardt, coordinatore locale del Sunrise. “I ragazzi vedevano che non c’era ancora una vera risposta urgente alla crisi e si sono formati intorno all’idea che se volevamo avere la possibilità di affrontare davvero il problema e di fare dei progressi reali, i cambiamenti climatici dovevano diventare una priorità negli Stati Uniti. E si doveva porre fine all’influenza corrotta dell’industria dei combustibili fossili sulla politica”.

Nel 2018, subito dopo le elezioni di metà mandato negli Stati Uniti, il Sunrise comincia a guadagnare terreno a livello nazionale. Un centinaio di sunrisers – così si definiscono gli attivisti del movimento – si presentano negli uffici di Nancy Pelosi, presidente della Camera dei rappresentanti, per chiedere la creazione di un comitato di selezione per un “New deal” verde. Il gruppo è sostenuto da Alexandria Ocasio-Cortez, rappresentante dello stato di New York e la più giovane eletta al congresso. Era la scintilla di cui il movimento aveva bisogno. In breve, la loro missione comincia a ricevere grande attenzione mediatica.

Alexandra Ocasio-Cortez
La rappresentante Alexandria Ocasio-Cortez manifesta per il Green new deal davanti al Campidoglio di Washington, il 14 novembre 2019 © Chip Somodevilla/Getty Images

Nel febbraio 2019, Ocasio-Cortez e il senatore Edward J. Markey del Massachusetts presentano una risoluzione congiunta per richiedere un “New deal” verde: prende forma così il primo piano d’azione politica per affrontare la crisi climatica.

Cos’è il Green new deal

Il Green new deal (Gnd) americano è un piano decennale che si pone l’obiettivo, entro il 2030, di mobilitare ogni aspetto della società verso l’energia pulita e rinnovabile al 100% e di garantire un lavoro salariato a chiunque ne abbia bisogno. In sostanza, è un piano di transizione verso il 100% di energie rinnovabili, ma la sua particolarità sta nel fatto che offrirebbe una “rete di salvataggio” ai lavoratori e alle comunità in prima linea.

Il Gnd ha cinque obiettivi principali: ottenere la neutralità delle emissioni di gas serra attraverso una transizione equa e giusta per tutte le comunità e i lavoratori; creare milioni di posti di lavoro di qualità e ad alto salario, garantire prosperità e sicurezza economica a tutti i cittadini; investire nelle infrastrutture e nell’industria per affrontare in modo sostenibile il futuro; garantire aria e acqua pulite, cibo sano, accesso alla natura, un ambiente sostenibile per tutti e resilienza della comunità; promuovere la giustizia e l’uguaglianza e riparare “l’oppressione storica” delle comunità vulnerabili.

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L’attrice Jane Fonda partecipa a una protesta di fronte al Campidoglio di Washington, il 18 ottobre 2019 © Mark Wilson/Getty Images

Leggi anche: Cosa prevede il Green new deal proposto da Alexandria Ocasio-Cortez negli Stati Uniti

Gli obiettivi del Gnd rappresentano non solo ciò è necessario per affrontare con efficacia il cambiamento climatico, ma anche ciò che è necessario per passare dall’attuale economia ad una prospera e sostenibile. Chi supporta il Green new deal ha la speranza che il piano possa consentire una trasformazione reale del sistema.

In Europa è nato un Green Deal parallelo, sostenuto dalla presidente della Commissione Ursula von der Leyen, nel quale si chiede ai paesi dell’Unione un impegno per far fronte ai cambiamenti climatici, accelerando la transizione all’energia pulita e mobilitando l’industria a favore di un’economia pulita e circolare. Il Green Deal di von der Leyen prevede, entro il 2050, la neutralità delle emissioni attraverso un piano di decarbonizzazione, senza trascurare la giustizia sociale ed economica, la politica migratoria e i diritti delle donne.

Rinascimento verde: il Gnd in Italia

L’idea di un Green New Deal è arrivata anche in Italia. Rinascimento Green è un’iniziativa indipendente nata alla fine dell’anno scorso che aspira a diventare un movimento grassroots che parte dal basso, coinvolgendo in primis la società civile.

Il progetto è partito grazie ad un sondaggio sulla piattaforma Change.org, che raccoglie una base di 9 milioni di individui. Quali sono le priorità delle persone? Secondo l’indagine, ambiente e lavoro. Ma come si possono conciliare due tematiche così apparentemente distanti tra loro? Rinascimento Green aspira a fare proprio questo: crisi climatica, devastazione ambientale, mondo del lavoro ed economia sono dimensioni profondamente legate tra loro e la risposta è un Green new deal italiano che riporti la società civile e le persone al centro del dibattito, per cominciare a parlare di crisi ambientale ed economica come due temi interconnessi.

“Ci vuole un forte coinvolgimento dal basso. Vogliamo dare un piano operativo e creare pressione dal basso per cambiare le cose a livello sistemico”, osserva Stephanie Brancaforte, co-fondatrice di Rinascimento Green e direttrice in Italia di Change.org. “Rinascimento Green nasce da un riconoscimento della realtà ecologica in cui siamo; anche i politici che vogliono fare le cose giuste hanno bisogno della popolazione che prenda atto delle tematiche attuali. Abbiamo capito quali sono i rischi dell’azione ma anche della non azione”.

Secondo Legambiente, sono circa 19 miliardi i sussidi concessi dal governo all’industria dei combustibili fossili. L’obiettivo è di arrivare ad una transizione energetica sostenibile che azzeri le emissioni e, per farlo, non si può lasciare indietro nessuno. La crisi climatica continuerà ad alimentare le disparità. Si è già parlato (anche se mai abbastanza) di “apartheid climatico” e nell’azzerare le emissioni bisogna far fronte a queste disparità. “La domanda non è se dobbiamo ridurre le diseguaglianze e azzerare le emissioni e creare resilienza sociale”, aggiunge Brancaforte. “La domanda è: come dobbiamo farlo?”. Rinascimento Green nasce sull’onda di una serie di movimenti internazionali, tra cui il Sunrise Movement, ma è un’iniziativa completamente indipendente.

“Siamo talmente fuori binario da un punto di vista ecologico che ha senso fare solo cose high risk high return a questo punto”, insiste Brancaforte, evidenziando il fatto che bisogna mettere in gioco tutto per poter ottenere davvero gli obiettivi del Gnd. E, per cominciare, c’è una cosa che si può fare da subito: “Interrompere gli investimenti ai combustibili fossili”.  

No ai finanziamenti ai combustibili fossili

Da questo punto di vista, i due movimenti si muovono sullo stesso binario. Uno degli obiettivi di Sunrise è interrompere l’influenza delle compagnie di combustibili fossili sulla politica. I politici che supportano il Gnd hanno aderito anche ad un “patto”, il no fossil fuel money pledge, una sorta di impegno ufficiale a non accettare finanziamenti dall’industria di combustibili fossili. “Se abbiamo politici a tutti i livelli che sono disposti e impegnati ad opporsi al denaro dei combustibili fossili, allora è un inizio verso la democrazia che ci meritiamo e l’unica che ci permetterà di affrontare adeguatamente questa crisi”, ha sottolineato Marqardt di Sunrise. “Ogni modo che possa spingere i politici e i candidati alle elezioni a negare denaro alle fonti fossili è un passo verso la liberazione dalla loro influenza ed è, per noi, un modo per ottenere una separazione tra i politici e vedere chi si vuole occupare di questo problema e chi no.”  

L’endorsement politico alle primarie democratiche

Il movimento ha sviluppato una metodo per valutare l’impegno dei candidati presidenziali nella lotta al cambiamento climatico per un futuro sostenibile “promosso dalla visione del Green new deal”. Secondo Sunrise, il prossimo presidente dovrà assumere un ruolo di primo piano nella trasformazione dell’economia per fermare la crisi climatica e, per questo, hanno annunciato l’endorsement politico ufficiale a Bernie Sanders, che però sta perdendo terreno ad ogni voto delle primarie contro l’avversario Joe Biden. Lo slogan della campagna di Bernie Sanders è “Not Me, Us” (“Non io, noi”) e, per Sunrise, il tema della collaborazione è estremamente importante, ancor più della scelta politica. La forza sta nell’unione, nel numero, nella volontà delle persone che combattono insieme.

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Steven Marquardt e altri attivisti del Sunrise Movement insieme a Bernie Sanders © Brittany White/Sunrise Movement

La forza è nella collaborazione

L’unico modo per vincere la battaglia è dare priorità alla collaborazione ed è anche il miglior utilizzo delle risorse. “La collaborazione è una parte vitale di come lavoriamo”, ha detto Marquardt. “Schierarsi con altri movimenti per il cambiamento è uno dei nostri principi, da 350.org al Sierra club”.

Le iniziative e i movimenti che appoggiano il Gnd, dal Sunrise a Rinascimento Green, hanno in comune la volontà di trasformare l’opinione pubblica in potere politico, eleggere leader che si battono per la salute e il benessere di tutti gli individui senza distinzione e la garanzia di salvaguardare i lavoratori e le comunità vulnerabili.

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