Agli eventi estremi occorre abituarsi, perché non sono più l’eccezione: a spiegarlo è il servizio di monitoraggio climatico europeo Copernicus.
Uno studio condotto da Nature Conservancy conferma che il nostro migliore alleato contro i cambiamenti climatici sono le foreste.
La sopravvivenza della nostra specie è strettamente legata a quella degli alberi, è talmente evidente che sembra inutile ricordarlo. Oltre un miliardo e mezzo di persone dipende dalle foreste per la sussistenza e gli alberi hanno un impatto benefico sul nostro organismo e sul nostro equilibrio psicofisico. Ma soprattutto questi straordinari esseri viventi fatti di legno e foglie, la cui stessa essenza ci è ancora perlopiù incomprensibile, sono i nostri principali alleati nella lotta ai cambiamenti climatici.
Grazie al processo della fotosintesi, infatti, gli alberi riducono la quantità di CO2 presente nell’atmosfera. L’attuale patrimonio arboreo del pianeta avrebbe la capacità di ridurre l’emissione di sette miliardi di tonnellate di CO2 all’anno entro il 2030. Lo rivela uno studio condotto dalla ong conservazionista Nature Conservancy in collaborazione con altre quindici istituzioni e pubblicato sulla rivista Pnas. Secondo i ricercatori la conservazione delle aree verdi, in termini di mitigazione dei gas climalteranti, equivarrebbe ad eliminare dalla circolazione circa un miliardo e mezzo di automobili.
Lo studio propone una serie di azioni che consentirebbero di preservare la copertura arborea e, di conseguenza, mitigare gli effetti del riscaldamento globale e di mantenere la temperatura al di sotto dei 2 gradi centigradi, come previsto dall’accordo di Parigi. I ricercatori ritengono che l’effettiva ed efficace protezione delle foreste consentirebbe di tagliare circa il 37 per cento delle emissioni di CO2. “Le soluzioni climatiche naturali sono fondamentali per raggiungere l’obiettivo della decarbonizzazione – ha dichiarato Christiana Figueres, segretario esecutivo dell’United nation framework convention on climate change. – Creano inoltre lavoro e proteggono le comunità nei paesi sviluppati e in via di sviluppo”.
La ricerca spiega inoltre nel dettaglio l’incredibile impatto positivo che avrebbe la tutela delle foreste, che attualmente occupano il 30 per cento del pianeta. La riforestazione, ovvero la piantumazione di nuovi alberi o anche la semplice corretta gestione delle aree boschive, equivarrebbe alla rimozione di 650 milioni di auto all’anno, un risultato simile si otterrebbe fermando la deforestazione, pratica che equivarrebbe a 620 milioni di veicoli in meno.
La principale causa della deforestazione globale, secondo l’ultimo Rapporto sullo stato delle foreste nel mondo della Fao, è l’agricoltura. La migliore gestione dei terreni agricoli, che occupano l’11 per cento delle terre emerse, e l’adozione di pratiche rispettose degli ecosistemi consentirebbero di ridurre le emissioni equivalenti a quelle prodotte da 522 milioni di veicoli.
In passato le aree paludose erano ritenute solo dannose e improduttive. Oggi sappiamo invece che questi ecosistemi ospitano una ricca biodiversità e sono in grado di immagazzinare grandi quantità di anidride carbonica, in particolare le torbiere asiatiche. Questi ambienti naturali sono in grado di “imprigionare” quasi 670 milioni di tonnellate di CO2 all’anno, le stesse vomitate in atmosfera da 145 milioni di automobili.
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