Una startup statunitense vorrebbe i permessi per esplorare i fondali marini al largo della Polinesia francese. Le autorità locali non ci stanno.
Il califfo dello Stato Islamico, Abu Bakr al-Baghdadi, si è ucciso in Siria durante l’attacco dell’esercito americano. “È morto come un cane”, ha commentato il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, che ha dato la notizia.
“Al-Baghdadi è morto. Era il fondatore e leader dell’Isis, l’organizzazione terroristica più spietata e violenta del mondo. Gli Stati Uniti l’hanno cercato per anni. Nel corso del mio mandato, catturarlo ha rappresentato la priorità in termini di sicurezza nazionale. È morto dopo essere fuggito in un vicolo cieco, frignando, piangendo e urlando per tutto il tragitto. Condotto dai cani alla fine del tunnel, si è fatto saltare in aria uccidendo tre dei suoi figli che erano con lui. È morto come un cane, come un codardo”.
Con queste parole il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, ha annunciato la morte di Abu Bakr al-Baghdadi, califfo dello Stato Islamico dell’Iraq e della Siria (Isis). Come riferito alla Cia dai guerriglieri curdi e dall’intelligence irachena, il terrorista si era nascosto in una casa dotata di una rete di gallerie sotterranee a Barisha, uno sperduto villaggio di mille abitanti nella valle delle cosiddette “città fantasma”, in Siria nordoccidentale. Nella notte fra il 26 e il 27 ottobre gli elicotteri e le truppe statunitensi – dopo aver allertato russi, curdi e siriani – hanno attaccato il nascondiglio di al-Baghdadi. Che, messo alla strette, si è fatto esplodere. Il test del dna lo ha confermato. Oltre ai figli, hanno perso la vita due delle sue mogli e il portavoce Abul-Hasan al-Muhajir. Altri undici bambini sono stati tratti in salvo dall’esercito americano, anch’esso illeso.
Nato nel 1971 in Iraq e cresciuto in una famiglia musulmana sunnita molto religiosa, Abu Bakr al-Baghdadi si era trasformato da “una persona timida che amava il calcio” in un violento rivoltoso quando gli Stati Uniti, nel 2003, avevano invaso il suo paese. Nel 2010 era divenuto leader dell’Isis, dopo di che non c’era voluto molto tempo perché diventasse anche il terrorista più ricercato al mondo.
Tuttavia, la sua perdita non rappresenta la fine dello Stato Islamico. “Morto un califfo, se ne fa un altro”, esordisce Lucio Caracciolo, direttore della rivista italiana di geopolitica Limes, ai microfoni di Radio Capital. “Gli americani fanno sempre la guerra a una persona, più che ad un popolo: pensiamo a Hitler, Milošević, Saddam Hussein. In quest’ottica, uccidere il capo del nemico rappresenta un grande successo in termini di propaganda. È un’arma che Trump sta utilizzando in una fase di difficoltà – è stata avviata una procedura di impeachment nei suoi confronti ad un anno dalle elezioni del 2020 – ma, purtroppo, è un’arma di propaganda anche per l’Isis, che ha un martire in più e certamente vorrà vendicarlo”.
Prima di ridicolizzare la vittima parlandone in maniera tanto aberrante, forse Trump dovrebbe prepararsi a quanto la sua scomparsa comporterà.
Siamo anche su WhatsApp. Segui il canale ufficiale LifeGate per restare aggiornata, aggiornato sulle ultime notizie e sulle nostre attività.
![]()
Quest'opera è distribuita con Licenza Creative Commons Attribuzione - Non commerciale - Non opere derivate 4.0 Internazionale.
Una startup statunitense vorrebbe i permessi per esplorare i fondali marini al largo della Polinesia francese. Le autorità locali non ci stanno.
La Grecia ha lanciato un sistema di gestione degli incendi basato su nanosatelliti e modelli di intelligenza artificiale. Un esempio che altri paesi vogliono replicare.
Il presidente de la Espriella vuole cancellare le entità di autogoverno delle comunità in Amazzonia e Chocò. Allarme per omicidi e sequestri.
Il boom degli affitti brevi e l’impennata dei prezzi delle case rende difficile trovare una casa in Cornovaglia. Molti scelgono di trasferirsi in furgone.
Gli abitanti di Kanseche, in Malawi, accusano la ABF di essere responsabile attraverso la sua partecipata Illovo Sugar della devastante alluvione del 2022.
Un collettivo di donne in Nigeria sta contrastando le attività illegali, portate avanti da uomini, nell’area protetta. E il modello si sta diffondendo in altri villaggi.
Copenaghen è prima nel Global Liveability Index 2026, seguita da Vienna e Melbourne. Tra le città dove la qualità della vita migliora di più c’è New York.
Due scosse di terremoto hanno causato almeno 1.450 morti e 50mila dispersi in Venezuela. E la crisi economica e sociale del paese complica le operazioni di soccorso.
Sono entrate in vigore le nuove regole europee: frontiere esterne sigillate, controlli più rigidi, un meccanismo di solidarietà non vincolante tra Paesi.
