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Il 29 e il 30 marzo e il 5 e il 6 aprile sarà possibile firmare la petizione di LAV e Marevivo per dire basta alle prigioni d’acqua. Acquistando un uovo di Pasqua potrete aiutare a sostenere i delfini.
Immaginate di essere rinchiusi in una piccola cella, strappati alla vostra famiglia e al vostro mondo, soli e terrorizzati, circondati da strane creature insensibili ai vostri disperati richiami di aiuto che, anzi, non fanno che eccitare la folla. Questa è la sorte che subiscono migliaia di delfini in tutto il mondo.
La LAV, insieme all’associazione ambientalista Marevivo, lancia la nuova petizione per chiedere al governo e al parlamento una legge che vieti l’importazione di delfini e di altri cetacei a fini di spettacolo.
LAV Saronno sarà presente per le Giornate Nazionali di Pasqua con il proprio banchetto informativo, per raccogliere firme per la petizione e con le uova di Pasqua del commercio equo e solidale per sostenere questa campagna.
La petizione si potrà firmare in centinaia di piazze italiane sabato 29 e domenica 30 marzo e il 5 e 6 aprile. La Lega Anti Vivisezione vuole porre fine allo sfruttamento dei delfini, impiegati come pagliacci nei delfinari. Grazie al ricavato della vendita delle uova di Pasqua sarà anche finanziato il progetto della costruzione del primo “rifugio per i delfini” in un’area di mare protetta. Il rifugio accoglierebbe i cetacei provenienti da strutture dismesse e permetterebbe il graduale reinserimento di questi mammiferi nel loro habitat naturale.
https://www.youtube.com/watch?v=Zf20f3-Q-24
In Italia i delfinari non hanno alcuna funzione educativa né scientifica o di conservazione della specie. «Le strutture non rispettano queste caratteristiche obbligatorie per legge, facendo invece spettacolo. Un inganno che i cittadini devono conoscere e a cui dobbiamo mettere fine – dichiarano Laura Gentile di Marevivo e Roberto Bennati della LAV – la denuncia di queste violazioni ha determinato un primo risultato: il sequestro dei delfini del delfinario di Rimini, emblema degli zoo d’acqua».
Dall’investigazione condotta dalla LAV la scorsa estate è emerso che dei cinque delfinari in attività solo due hanno ottenuto l’obbligatoria licenza di giardino zoologico, l’Acquario di Genova e Zoomarine. Inoltre nessuna struttura ha adempiuto all’obbligo di fornire informazioni scientifiche ed educative nel corso dello spettacolo.
Anche le prescrizioni per la gestione degli animali vengono spesso violate. Ad esempio, le vasche di Oltremare sono completamente prive di arricchimenti ambientali e stimoli in grado di incoraggiare il normale comportamento dei cetacei e il Delfinario di Rimini non ha vasche veterinarie specifiche.
I delfinari si trovano quasi sempre all’interno di parchi di divertimento e quindi immersi costantemente nel rumore, l’opposto del silenzio dell’oceano. Come se non bastasse gli spettacoli (ma sarebbe più giusto chiamarle le sevizie) sono accompagnati da musica ad alto volume e, in alcuni casi, da “intrattenitori” muniti di microfono e fischietti. Sebbene la legge lo vieti in tutti i delfinari è possibile per gli spettatori avere contatti diretti con i tursiopi.
La notizia allarmante è che, secondo un sondaggio condotto da Ipsos per conto di One Voice, oltre la metà dei cittadini intervistati in Italia ritiene che i delfini che vivono in cattività siano felici.
Ora che sapete a quali traumi vanno incontro queste sensibili creature chiedetevi se è davvero così divertente.
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