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Cosa fa un entomologo tutto il giorno? Vaga per i prati con il retino per farfalle? Sbagliato! Infila spilli a insetti innocenti? Sbagliato ancora, siete fuori strada.
La professione di entomologo è complicatissima e molto varia. Guido Grandi, per esempio, forse il più famoso entomologo italiano, ha passato anni sotto un fico per osservare come la Blastophaga psenes riesce a impollinare i fiori del fico. Ma questa è un’altra storia che racconterò più avanti. Ora vi voglio raccontare cosa fanno alcuni entomologi contemporanei, gli entomologi allevatori di insetti.
Bisogna sapere che per studiare gli insetti, gli scienziati ne devono disporre in grandi quantità. Ma, come ho già detto, mica possono girare con il retino tutto il giorno. Ed è per questo che questi miei esimi colleghi si occupano dell’allevamento dei loro amati animaletti a sei zampe. Alcuni allevamenti sono facilissimi, prendiamo il baco da seta: basta fornire quintalate di fogli di gelso ai bruchi e questi si trasformano in farfalle in men che non si dica. Alcuni invece sono difficilissimi: prendiamo la mosca comune, a dispetto della sua abbondanza in natura il suo allevamento in laboratorio è difficilissimo. Si dà il caso infatti che questa mosca non abbia dei gusti raffinati nel scegliere le sue pietanze, ma è molto schizzinosa quando si tratta del livello di azoto nell’ambiente: lei ne vuole solo un certo quantitativo altrimenti non si riproduce. Se da una parte questo livello è molto facile da raggiungere in natura, dall’altra è difficilissimo da ottenere in laboratorio. Che fare? Prima di tutto i pionieri di questo allevamento ci hanno messo anni prima di scoprire l’orgine del problema. Solo notavano che le mosche non si riproducevano. C’è voluto del bello e del buono per immaginare i gusti raffinati della mosca, e poi come fare per allontanare l’azoto in eccesso? Sono riusciti, dopo anni di studio matto e disperatissimo, a creare una sorta di aereatore per le mosche. Da allora l’allevamento non è più un problema.
Prendiamo anche un altro allevamento: quello delle coccinelle. Più che difficile tale allevamento è laborioso: bisogna coltivare i germogli di pisello, infestarli di afidi per poi darli in pasto a questi famelici predatori. Ebbene, serpeggia
una voce, tra i corridoi degli istituti di entomologia che un entomologo olandese sia riuscito a creare una sorta di pappa per le coccinelle evitando così la trafila che, in in gergo scientifico prende il nome di tripla fase. Si narra che questo entomologo sia riuscito a vendere la speciale pappa, sempre secondo la leggenda essa assomiglierebbe alla polenta, per una somma spropositata di denaro a un’enorme biofabbrica olandese e che ora viva felice su di un’isola ai caraibi proprio vicino a quella di Johnny Depp.
Ma l’entomologo ricco e famoso – e secondo la leggenda pure bello – è la classica eccezione che conferma la regola. Gli entomologi normali invece soffrono le pene dell’inferno. Prendiamo un’altra categoria di entomologi: gli allevatori di zanzare. La loro è una vita grama dato che hanno scelto degli insetti terribili e non solo perché ci pungono ma perché, quando sono innamorati, si scatenano in folli danze che, ahimé, non sono riproducibili in laboratorio. Come fare per risolvere il problema? L’intuizione venne a un entomologo americano dopo aver visto il mitico Animal House.
Ebbene, ispirato dalla frase “quando il gioco si fa duro i duri cominciano a giocare” l’entomologo prese una femmina di zanzara e l’addomerntò con dell’anidride carbonica, prese un maschio e, per evitare di impicciarsi con le appendici, gli tagliò la testa, le ali e le zampe e poi lo mise sulla femmina. Il successo fu immediato: nonostante il maschio fosse ridotto a un moncherino non venne meno al suo dovere coniugale e quindi la femmina, una volta risvegliata, oltre a un mal di testa terribile, aveva anche il corpo ripieno di uova fecondate.
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