La polizia statunitense sta reprimendo con la violenza le proteste universitarie contro Israele

Centinaia di studenti sono stati arrestati per le proteste universitarie contro Israele. E nel parlamento c’è chi invoca l’esercito.

  • Le proteste più strutturate sono quelle della Columbia University, dove sono state arrestate 100 persone.
  • La protesta contro Israele si è allargata a decine di altre università e la risposta delle istituzioni è stata repressiva.
  • Alla Emory University, in Georgia, gli agenti hanno usato gas lacrimogeni, taser e proiettili di gomma.

Negli Stati Uniti sembra di essere tornati ai tempi della guerra in Vietnam, con occupazioni, proteste universitarie e arresti. Ma questa volta al centro della mobilitazione c’è l’offensiva israeliana nella Striscia di Gaza, che ha finora causato oltre 34mila morti con il tacito assenso dell’Occidente, Stati Uniti in primis.

Dalla Columbia a Harvard, passando per Yale e numerose altre università, migliaia di studenti hanno manifestato a sostegno della popolazione palestinese, contro le operazioni militari israeliane e contro gli accordi tra gli istituti universitari statunitensi e quelli israeliani. Le università hanno chiesto l’intervento della polizia, che ha arrestato centinaia di persone – compresi alcuni professori – usando anche la forza in maniera sproporzionata. E prendendola, soprattutto, con gli afroamericani.

Le proteste universitarie

Dall’inizio dell’offensiva israeliana sulla Striscia di Gaza del 7 ottobre le università statunitensi sono diventate un terreno di forti proteste. E nelle ultime settimane, quando la conta dei morti palestinesi ha superato quota 34mila e la tragedia umanitaria a Gaza si è fatta sempre più grave, gli studenti hanno alzato ancora di più la voce.

Le proteste più strutturate sono quelle della Columbia University, a New York. Da settimane migliaia di studenti danno vita a manifestazioni e presidi, mentre il prato è stato occupato da decine di tende. Gli studenti lanciano messaggi di solidarietà a Gaza, chiedono di bloccare gli accordi con le università e con le società israeliane e rivendicano la libertà di manifestare. La presidente dell’università, Nemat “Minouche” Shafik, ha sospeso le lezioni ed è stato invocato l’intervento della polizia, che ha arrestato 100 persone

A seguito di questi arresti sono sorti nuovi presidi, con manifestazioni e accampamenti, in decine di altre università statunitensi. Dalla California al Texas, passando per la capitale Washington e per istituti prestigiosi come Harvard, Yale e il MIT, sono decine le università a cui si è estesa la protesta contro Israele e i suoi alleati. E la risposta della polizia e delle istituzioni è stata all’insegna della repressione.

L’uso della forza della polizia

Dopo i cento arresti alla Columbia University, la polizia statunitense ha proceduto ad arrestare altre centinaia di persone nelle altre università teatro delle proteste (pacifiche) per la Palestina. 

Una cinquantina di persone sono state arrestate alla South California University, a Los Angeles. Altre trenta alla Texas University, a Austin. Altri arresti ci sono stati all’università di Yale, nel Connecticut, così come alla New York University, a Manhattan. Le università hanno annunciato provvedimenti disciplinari contro gli studenti arrestati, denunciando che nei presidi per la Palestina c’erano anche persone esterne a chi è iscritto ai corsi.

In alcuni casi gli arresti hanno assunto un carattere violento, oltre che discriminatorio. È successo alla Emory University, in Georgia, dove la polizia ha lanciato contro gli studenti gas lacrimogeni e ha fatto uso di taser e proiettili di gomma. Tra le persone arrestate c’è anche Noelle McAfee, professoressa a capo del dipartimento di Filosofia. E le associazioni studentesche hanno denunciato un uso della forza sproporzionato soprattutto nei confronti degli studenti afroamericani

Alcuni deputati del Partito Repubblicano hanno chiesto l’intervento nelle università della Guardia nazionale, un corpo speciale dell’esercito americano. Il clima di repressione degli studenti sta però portando all’effetto opposto rispetto a quello voluto e la protesta contro Israele e i suoi alleati si sta allargando dentro e fuori i confini nazionali.

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