Xylella, cosa sta accadendo agli ulivi in Puglia

A causa del batterio Xylella, vengono distrutti migliaia di ulivi in Puglia, mentre la Francia ha posto un embargo ai nostri prodotti. Cosa sta accadendo?

Un lancio Ansa ha annunciato che da oggi gli agricoltori pugliesi potranno sottoscrivere una class action contro la Regione Puglia per i ritardi con cui sono stati presi provvedimenti per debellare la Xylella fastidiosa, il cosiddetto batterio killer che ha infettato migliaia di ulivi salentini.

Ieri, tra le molte proteste finora pacifiche dei gruppi ambientalisti, sono partite ad Oria, nel brindisino, le prime operazioni di sradicamento delle piante, alcune delle quali secolari: il piano di intervento, varato solo quest’anno con un ritardo di quasi cinque anni – le prime avvisaglie del rinsecchimento degli ulivi si sono verificate nel 2010 – prevede infatti la distruzione di tutti gli ulivi infetti. Secondo le stime di Coldiretti Lecce si tratterebbe di un milione circa di piante in un’area di 337.000 ettari.

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Le conseguenze sono facilmente prevedibili: da un lato vi sarà un calo ulteriore della produzione di olio pugliese, dall’altro anche un calo delle esportazioni, a causa del recente embargo preventivo messo in atto dalla Francia e in qualche modo “avallato” dall’Unione europea.

Ma andiamo con ordine: cos’è la Xylella? Come colpisce? E perché fa così paura anche ai nostri cugini d’oltralpe?

Il batterio

Di Xylella non ce n’è una sola. Il batterio della famiglia delle Xanthomondaceae è infatti finora conosciuto in quattro sottospecie: la fastidiosa, che attacca ulivi, viti e aceri; la sandyi, che invece colpisce gli oleandri; la multiplex, che prende di mira l’olmo, il susino e il pesco; e la pauca, infine, si scaglia contro agrumi e caffè. Tutte e quattro le varietà agiscono però nello stesso modo: si moltiplicano nei vasi conduttori della pianta ospite, formando una sorta di gel che impedisce all’acqua di trasportare sostanze nutrienti del terreno a fusto e foglie e facendo di fatto seccare l’organismo.

Come colpisce

Per agire, Xylella ha bisogno di essere trasportata da insetti vettori, come quelli della famiglia delle Cicadellidae che si nutrono succhiando i vasi linfatici delle piante e che in questo modo assimilano il batterio dalle piante infette e lo trasmettono a quelle sane. In particolare, si è posta l’attenzione sull’insetto Philaenus spumarius, la cosiddetta sputacchina.

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L’origine del contagio

Secondo una équipe di ricercatori dell’Istituto di Virologia vegetale del Cnr di Bari capeggiata dal dottor Donato Boscia, la sottospecie di Xylella fastidiosa presente oggi in Puglia è la stessa del Costa Rica. Stando alla ricostruzione dei ricercatori, la pianta da cui si è diffuso il contagio sarebbe un oleando proveniente dal Costa Rica, importato in Olanda e giunto da qui a Gallipoli nel 2010, dove si è verificato il primo focolaio del batterio.

Perché fa paura

Per debellare il batterio Xylella non c’è ancora una cura, ecco perché soprattutto i Paesi che si affacciano sul Mediterraneo e che basano parte della propria economia su coltivazioni simili alle nostre sono così preoccupati. Questo è anche il motivo che ha spinto la Francia, lo scorso 7 aprile, ad annunciare l’embargo di 102 specie vegetali pugliesi – non solo le olive, quindi – causando prevedibili proteste sia da parte degli agricoltori, che temono ingenti ricadute economiche, sia da parte della nostra classe politica. Il ministro delle Politiche Agricole Martina ha condannato l’azione francese e si è appellato a Bruxelles, chiedendo che della questione si occupi una task-force e sperando in quello che ha definito un “meccanismo di accompagnamento” per gli agricoltori pugliesi. Cia (Confederazione italiana agricoltori) e Coldiretti hanno condannato anche le affermazioni della Commissione europea (favorevole al provvedimento della Francia), definendola una decisione presa al di fuori del diritto comunitario, e hanno segnalato la mancanza di adeguati controlli verso le importazioni extracomunitarie che di fatto hanno causato il primo focolaio.

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Cosa dicono gli scienziati

Distruggere gli ulivi secolari non basta. Secondo Marcello Nicoletti, biologo ambientale dell’Università La Sapienza di Roma, non basterebbe combattere il batterio, è necessario colpire anche l’insetto vettore. Per farlo serve un piano di distruzione delle larve (che si annidano tra l’erba), ma sempre con larvicidi naturali. “Anche dopo aver distrutto le piante”, afferma Nicoletti “gli insetti restano nell’ambiente e continuano a diffondere la Xylella”. E anche per Maurizio Calvitti, entomologo dell’Enea, il bersagio dei provvedimenti dovrebbe essere il sistema batterio-insetto, non basta quindi sradicare gli ulivi. Ecco il motivo delle tante proteste finora inascoltate dei gruppi ambientalisti.

I consigli di Coldiretti

Per evitare il contaglio, Coldiretti sta promuovendo da tempo la pulizia delle aree agricole e l’attuazione di buone pratiche. Tra i suggerimenti dell’associazione, vi sono quello di concludere tempestivamente le arature e le potature, di tenere puliti i terreni incolti o abbandonati, che costituiscono un habitat favorevole per le larve della sputacchina. Per questo Coldiretti ha chiesto ieri un incontro urgente con il Direttore generale del Demanio.

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