L’accordo tra Marocco e Israele è un duro colpo per i diritti di sahrawi e palestinesi

Gli Usa hanno offerto al Marocco il riconoscimento della sua sovranità sul Sahara occidentale in cambio della sua normalizzazione dei rapporti con Israele.

Il Sahara occidentale si è ritrovato al centro di un intricato intreccio diplomatico nelle ultime ore. In uno dei suoi ultimi atti da presidente, Donald Trump ha offerto al Marocco il riconoscimento americano della sua sovranità sul territorio desertico, purché Rabat normalizzasse a sua volta i rapporti con Israele. Cosa che è puntualmente avvenuta, in quella che è una decisione che sferra un duro colpo tanto ai palestinesi quanto ai Sahrawi, da anni accomunati da un medesimo destino, quello di essere popoli con una terra di cui non poter disporre.

Un duro colpo per il popolo Sahrawi

Il mese scorso è riesplosa la tensione nel Sahara occidentale. Da una parte c’è il Fronte Polisario, che nel 1976 ha proclamato la Repubblica Democratica Araba Sahrawi a seguito dello smantellamento della colonia spagnola. Dall’altra il Marocco, che esercita la sovranità sulla gran parte del territorio in modo unilaterale. Gli Accordi di pace del 1991 prevedevano l’organizzazione di un referendum sull’indipendenza, ma questo non è mai avvenuto e Rabat ha continuato a comportarsi come se il Sahara occidentale fosse suo. È per questa situazione di stallo, caratterizzata dal mancato riconoscimento del diritto all’autodeterminazione del popolo Sahrawi, che quest’ultimo è tornato a farsi sentire. Ci sono state manifestazioni e si sono verificati scontri con i soldati marocchini e la causa del Sahara occidentale è tornata sotto i riflettori internazionali. Ma la svolta che si attendeva non è avvenuta.

In uno dei suoi ultimi atti da presidente, Donald Trump ha deciso di mettere un altro mattoncino nella sua opera di normalizzazione dei rapporti tra Israele e il mondo arabo. E lo ha fatto sacrificando i diritti del popolo Sahrawi, dopo aver ignorato per tutto il suo mandato quelli dei palestinesi. Grazie anche alla mediazione di Washington, negli ultimi mesi c’è stato un miglioramento dei rapporti con Israele di stati come Bahrein, Sudan e, più timidamente, Egitto. Ora è stata la volta della promessa trumpiana al Marocco di riconoscere la sua sovranità sul Sahara occidentale, purchè Rabat iniziasse una nuova era di buone relazioni diplomatiche con Israele. Il popolo Sahrawi, che da quasi trent’anni attende di poter votare sull’indipendenza del proprio stesso stato in un referendum promosso dalle Nazioni Unite, ha visto così i propri diritti soffocati dalla principale potenza mondiale, un elemento che rende il suo processo di autodeterminazione ancora più difficile e accidentato.

L’ipocrisia marocchina

Il Marocco non ha esitato di fronte alla proposta americana, che ha messo in palio l’unico vero trofeo che desiderava. Quello del Sahara occidentale è un dossier che Rabat si porta dietro da troppo tempo e per quanto il consesso internazionale continui a permettergli di fare un po’ quello che vuole sul territorio in violazione delle risoluzioni dell’Onu sul tema, il sostegno degli Stati Uniti è stato visto come oro colato. Tanto da portare alla decisione di non calpestare solo, e ancora una volta, i diritti del popolo Sahrawi, ma anche quelli del popolo palestinese, sacrificato dalla nuova posizione filoisraeliana marocchina.

Cominciando una nuova era di buoni rapporti, il Marocco si è sottratto da quella schiera di stati arabi che fanno pressioni su Israele perché cambi il suo comportamento di violazioni e insediamenti in Palestina. Dall’Iran hanno parlato di un vero e proprio “tradimento”, mentre l’organizzazione palestinese Hamas lo ha definito un “peccato politico”. In effetti Israele sta sfruttando i nuovi accordi con gli stati arabi, sostenuti dalle principali potenze mondiali come gli Usa, per mantenere e anzi accentuare la sua politica aggressiva in Cisgiordania e a Gaza. Ecco perché la decisione del Marocco, nonostante le rassicurazioni al popolo palestinese sul fatto che i loro diritti continueranno a restare al centro della sua agenda politica, assestano un duro colpo agli stessi. 

C’è un discorso di opportunità politica ed economica dietro alla decisione di Rabat, che va oltre alla questione del Sahara occidentale. In Israele ci sono circa mezzo milione di ebrei marocchini e i loro legami con la madrepatria e le famiglie qui rimaste sono molto forti. Oltre a questo, i rapporti commerciali e di intelligence tra i due paesi non sono da poco e questo ha dato ulteriore impulso a una normalizzazione delle relazioni tra Rabat e Tel Aviv che comunque era già nell’aria da tempo. A rimetterci sono sempre loro, Sahrawi e palestinesi, uniti dalla colpa di non avere nulla di profittevole da offrire agli attori internazionali in cambio del sostegno alla loro causa.

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