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Addio carbone, la transizione del Vietnam verso un futuro rinnovabile

Il Vietnam è una delle nazioni più colpite dagli effetti dei cambiamenti climatici e deve interrompere la sua dipendenza dal carbone. La transizione energetica del Paese è iniziata, anche grazie a una donna coraggiosa.

Il delta del Mekong, intricato dedalo di fiumi, paludi e isole, caratterizzato da una stupefacente biodiversità e situato nel sud del Vietnam, sta diventando sempre più salmastro a causa dei cambiamenti climatici, mettendo a rischio la sopravvivenza di milioni di contadini e pescatori. Il Vietnam è stato, nel 2016, uno dei cinque paesi al mondo che hanno subito di più le conseguenze del riscaldamento globale, secondo la classifica stilata dalla ong Germanwatch. Il Paese asiatico è stato colpito da uragani e tempeste ed è stato vittima della peggiore siccità dell’ultimo secolo, che ha portato il livello del fiume Mekong ai minimi storici. Per contrastare questa allarmante tendenza e aumentare la resilienza della nazione è in corso in Vietnam una transizione energetica che prevede il progressivo abbandono del carbone in favore delle energie rinnovabili.

Bambino su una canoa che solca il fiume Mekong
Solo le Bahamas, secondo la Banca Mondiale, sono più vulnerabili all’innalzamento del livello del mare del Vietnam. L’aumento del livello dell’acqua sommergerebbe un terzo del delta del Mekong con una conseguente migrazione interna di massa © Jason South/Fairfax Media/Getty Images

Perché il Vietnam deve cambiare

In Vietnam il massiccio sfruttamento del carbone ha alimentato la notevole crescita economica nazionale, a discapito però della salute dei cittadini e dell’ambiente e accelerando gli effetti dei mutamenti climatici. Le emissioni di carbonio pro capite del Vietnam sono quintuplicate in poco più di venti anni, tra il 1990 e il 2013. Le centrali a carbone, secondo uno studio dell’università di Harvard, sono la causa del maggior numero di morti premature all’anno rispetto a qualsiasi altro paese in Asia, ad eccezione dell’Indonesia, e l’aria nelle grandi città è quasi irrespirabile, con livelli di contaminanti quattro volte superiori a quelli ritenuti accettabili dall’Organizzazione mondiale della sanità. Il quaranta per cento della produzione di riso, una delle principali risorse del Paese, è inoltre a rischio a causa dell’innalzamento del livello del mare. La necessità di adottare forme di energia meno impattanti è quindi diventata sempre più evidente.

L'attivista ambientale vietnamita Khanh Nguy Thi
Secondo Khanh Nguy Thi l’informazione gioca un ruolo primario nel processo di transizione energetica, per questo organizza attività di formazione e comunicazione e collabora con i media per pubblicare articoli che dimostrano l’impatto negativo del carbone © Goldman Environmental Prize

La strategia del Vietnam

Per ridurre il proprio impatto ambientale il Vietnam ha varato il Piano di sviluppo energetico nazionale (Psen) che prevede di ridurre dell’8 per cento le emissioni di CO2 entro il 2030 e di soddisfare il 5 per cento del fabbisogno energetico nazionale grazie alle energie rinnovabili entro il 2020. Un aiuto prezioso è arrivato da Khanh Nguy Thi che ha contribuito attivamente alla transizione energetica in corso nel suo Paese, ma anche alla migliore gestione delle risorse naturali, fondando la ong Green innovation and development centre (GreenID).

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Khanh Nguy Thi, la donna che sognava un Vietnam più pulito

Khanh Nguy Thi, vincitrice del Goldman environmental prize 2018, onorificenza che dal 1990 premia gli attivisti ambientali di tutto il mondo, è nata in una famiglia di contadini in un villaggio nel nord del Vietnam. Cresciuta vicino ad una centrale a carbone, la donna ha vissuto sulla propria pelle l’inquinamento causato dal carbone e ha visto molte persone della sua comunità ammalarsi di cancro. Per questo Nguy Thi accantona il sogno di diventare un diplomatico e inizia ad interessarsi alle tematiche ambientali, al fine di ridurre la dipendenza del Vietnam dai combustibili fossili e dal carbone. Nel 2011, come detto, fonda il GreenID, con l’obiettivo di promuovere, in primo luogo, lo sviluppo dell’energia sostenibile in Vietnam, ma anche la corretta gestione delle risorse idriche e lo sviluppo del verde. La donna ha inoltre istituito la Vietnam sustainable energy alliance, una rete di undici organizzazioni ambientaliste e sociali vietnamite e internazionali che collaborano su questioni relative all’efficienza energetica.

Il ruolo di GreenID

Grazie all’instancabile impegno di Nguy Thi, e alla sua crescente popolarità, il governo vietnamita ha rivisto il piano energetico nazionale decidendo di ridurre il numero di centrali a carbone e di aumentare l’utilizzo delle energie rinnovabili. Il nuovo piano energetico è stato realizzato con la collaborazione di Nguy Thi e GreenID e rappresenta il primo passo verso l’indipendenza energetica del Vietnam. L’obiettivo di GreenID è promuovere lo sviluppo sostenibile in Vietnam attraverso energia pulita, tecnologie dal basso impatto ambientale e una gestione responsabile dell’ambiente e delle risorse naturali. L’organizzazione, caratterizzata da un approccio olistico, mira inoltre a fornire informazioni dettagliate sul grave impatto del carbone su salute, ambiente, società ed economia e sta sviluppando una pianificazione energetica locale per fornire soluzioni energetiche pulite ed efficaci alle comunità rurali di tutto il Paese. Il cammino del Vietnam verso un futuro rinnovabile e resiliente è dunque iniziato, grazie anche alla lotta di Nguy Thi che, attraverso argomentazioni basate su dati scientifici, ha mostrato a tutto il Paese quanto pericolosa sia per la salute e l’ambiente la dipendenza dal carbone.

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