L’Alaska come il Grand Canyon, la proposta di Obama per proteggere l’Artico

L’Alaska è un fiore all’occhiello, un habitat prezioso da proteggere per le future generazioni. L’amministrazione Obama apre un altro fronte ambientale con il Congresso.

La Casa Bianca ha annunciato domenica 25 gennaio che chiederà al Congresso degli Stati Uniti di aumentare il grado di protezione ambientale a milioni di ettari di habitat incontaminato in Alaska, all’interno dell’Arctic national wildlife refuge, una riserva artica nel nordest dello stato di oltre 78mila chilometri quadrati.

 

La proposta dell’amministrazione guidata dal presidente Barack Obama, riportata dal Washington Post, vorrebbe che su quasi 50mila chilometri quadrati venisse innalzato lo status di protezione a wilderness (area selvaggia, secondo quanto previsto dal Wilderness act del 1964) all’interno del quale non sarebbe più possibile costruire strade, né tantomeno continuare a condurre attività di esplorazione alla ricerca di gas e petrolio.

Se passasse, sarebbe la designazione più vasta di un’area dall’introduzione della legge, più di 50 anni fa, ma il Congresso (a maggioranza repubblicana) non sembra favorevole. La segretaria degli Interni, Sally Jewell, ha dichiarato che “esattamente come il parco di Yosemite o il Grand Canyon, l’Arctic national wildlife refuge è uno dei fiori all’occhiello della nazione, e abbiamo l’obbligo di proteggere questo posto spettacolare per le generazioni che verranno”.

 

L’area è l’habitat ideale per molte specie vegetali e animali, come il caribù, l’orso polare, il bue muschiato e il lupo grigio. Purtroppo, nel sottosuolo sembrano essere conservate anche ingenti quantità di combustibili fossili che rendono la riserva un obiettivo da parte di compagnie petrolifere e politici che ne difendono gli interessi.

 

La riserva dell’Alaska è stata creata per la prima volta dal presidente Jimmy Carter nel 1980 e da allora molti legislatori dello stato artico lottano per aprire l’area alle trivellazioni. Il piano di Obama e della sua amministrazione potrebbe approfittare di un momento favorevole per proteggere definitivamente l’Alaska. Il crollo del prezzo del petrolio e la conseguente decisione di abbandonare le attività di esplorazione nella Groenlandia orientale da parte di molte compagnie, come la norvegese Statoil, potrebbe far sì che la proposta trovi terreno favorevole anche sul fronte repubblicano.

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