“Basta preghiere, dobbiamo agire”: Joe Biden contro la violenza armata negli Stati Uniti

Dopo le ultime stragi, la nuova amministrazione statunitense avanza le prime proposte per il controllo delle armi, ma il problema è complesso e divisivo.

“Epidemia” e “imbarazzo internazionale”: così il presidente americano Joe Biden ha definito il problema della violenza armata negli Stati Uniti dopo il rapido susseguirsi delle sparatorie ad Atlanta, in Georgia e a Boulder, in Colorado in meno di una settimana.

Il controllo delle armi è sempre stato un tema divisivo per la politica e la società americana; mentre l’ex presidente Donald Trump si era schierato a favore del possesso personale, l’attuale amministrazione sembra intenzionata a invertire la rotta: “Basta preghiere, ora è tempo di agire”, ha infatti affermato il nuovo presidente Biden.

Violenza armata negli Stati Uniti
Il presidente Joe Biden durante un evento sulla violenza armata a Washington © Alex Wong/Getty Images

Le sparatorie ad Atlanta e Boulder

Nella seconda metà di marzo due sparatorie di massa hanno scosso l’opinione pubblica a livello mondiale e contribuito a rafforzare le richieste di maggiore controllo sul possesso di armi negli Stati Uniti.

Il 16 marzo, il 21enne Robert Aaron Long ha aperto il fuoco nei pressi di tre diversi centri massaggi nel nord di Atlanta, in Georgia. Le vittime sono state otto, di cui sei di origine asiatica. L’uomo è stato arrestato ed è ora accusato di omicidio plurimo. Inizialmente si è ipotizzato un movente razziale, anche se Long ha dichiarato di aver agito per eliminare le tentazioni e mettere fine alla “dipendenza sessuale” a cui era soggetto e che andava contro i suoi principi evangelici.

Violenza armata negli Stati Uniti
Uno dei centri massaggi colpiti durante la sparatoria del 16 marzo ad Atlanta, Georgia © Megan Varner/Getty Images

Meno di una settimana dopo, il 22 marzo, un uomo ha ucciso dieci persone in una sparatoria nel parcheggio di un supermercato a Boulder, in Colorado. Il colpevole, Ahmad Al Aliwi Alissa, è stato ferito a una gamba e fermato dalla polizia. I motivi alla base dell’attacco non sono chiari.

Alissa ha usato una pistola Ruger Ar-556 che assomiglia molto a un fucile, sia esteticamente sia per il modo in cui funziona. Pochi giorni prima della sparatoria, il 12 marzo, un giudice aveva invalidato un bando imposto nel 2018 che proibiva il possesso, l’acquisto o lo scambio di armi di assalto nella città (tra cui anche quella utilizzata da Alissa), sostenendo che il provvedimento era in contraddizione con le leggi statali.

Un tema divisivo

L’enorme tema del controllo delle armi ha da sempre diviso la politica americana, e ancora oggi la Nra – la National rifle association, la lobby a favore del possesso di armi – esercita grande influenza a Washington, nonostante i suoi problemi finanziari. I suoi sostenitori invocano spesso il secondo emendamento della Costituzione americana, che garantisce il diritto di possedere armi anche ai privati cittadini: “Dato che una milizia ben organizzata è necessaria per la sicurezza di uno stato libero, il diritto dei cittadini di possedere e portare armi non può essere infranto”.

Violenza armata
Un cliente prova le armi disponibili in un negozio a Delray Beach, in Florida © Joe Raedle/Getty Images

Oggi, infatti, negli Usa è relativamente semplice procurarsi un’arma e in alcuni stati è anche possibile andare in giro con una pistola non immediatamente visibile, ad esempio nascosta in uno zaino o in tasca. Calcolare il numero di armi totali presenti negli Stati Uniti non è facile, ma secondo un sondaggio del Pew research center del 2017 il 48 per cento dei cittadini americani è cresciuto un un’abitazione in cui era presente un’arma, e il 72 per cento afferma di aver sparato almeno una volta.

I primi passi di Biden per il controllo della violenza armata

Mercoledì 7 aprile Biden ha annunciato i primi passi di un piano volto a limitare “l’epidemia” della violenza armata negli Stati Uniti. Tra questi troviamo la volontà di approvare norme più restrittive per quanto riguarda la terminologia utilizzata per le armi da fuoco – spesso molto vaga e quindi sfruttata dalle lobby per eludere le regole e facilitare la compravendita – e i controlli effettuati. Un chiaro esempio sono le cosiddette “pistole fantasma”, kit che permettono di assemblare rapidamente pistole in casa senza che queste vengano considerate ufficialmente come armi da fuoco e che, quindi, non hanno un numero di serie tracciabile.

Violenza armata
Un cliente acquista una pistola in un negozio dell’Illinois © Scott Olson/Getty Images

Il dipartimento di Giustizia presenterà inoltre una nuova legislazione per permettere ai familiari o alle forze dell’ordine di sequestrare temporaneamente le armi possedute da individui che potrebbero rappresentare un pericolo per se stessi o gli altri. L’enorme piano per le infrastrutture di Biden, poi, prevede di investire cinque miliardi di dollari nei prossimi otto anni per sostenere programmi di aiuto nelle comunità maggiormente colpite da violenze di questo tipo.

Le prime reazioni arrivate dagli attivisti per il controllo delle armi sono state positive. John Feinblatt, presidente dell’associazione Everytown for gun safety, ha affermato: “Tutti questi provvedimenti sono utili per iniziare ad affrontare l’epidemia della violenza armata che è cresciuta durante la pandemia [di Covid-19], e tengono fede alla promessa secondo cui Biden sarà il presidente più duro della storia per quanto riguarda la sicurezza sulle armi”.

Già l’11 marzo, poi, la Camera a maggioranza democratica ha approvato due proposte di legge che espanderebbero i controlli preventivi su tutte le operazioni di vendita e scambio di armi, e allungherebbero la finestra di tempo disponibile per eseguirli dagli attuali tre giorni a dieci. L’approvazione al Senato, però, potrebbe essere più complicata: i democratici hanno attualmente la maggioranza con 50 seggi, ma servono almeno 60 voti per far passare un provvedimento.

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