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Da destinazione turistica a discarica a cielo aperto. È la triste storia del lago Uru Uru che si trova in Bolivia, a oltre 3.600 metri di quota.
Fino a non troppo tempo fa il lago Uru Uru, in Bolivia, era una popolare destinazione turistica. Ora è una discarica a cielo aperto, in cui si fatica a intravedere l’acqua in mezzo al cumulo di bottiglie di plastica, giocattoli rotti, sacchetti e pneumatici abbandonati. Un simbolo del nostro fallimento nel prenderci cura del Pianeta, l’unico che abbiamo.
Situato a un’altitudine di 3.686 metri nel dipartimento di Oruro, in Bolivia, il lago Uru Uru è collegato al più celebre lago Titicaca attraverso il fiume Desaguardero. Era una meta molto battuta per la pesca o anche per un semplice giro in barca, magari con la fortuna di avvistare qualche fenicottero durante l’estate.
Il passato, però, è d’obbligo. A causa di una pesante ondata di siccità avvenuta nel 2016, infatti, la sua superficie si è ristretta da 214 ad appena 30 chilometri quadrati. Il livello dell’acqua si è abbassato drasticamente fino ad attestarsi sul 25-30 per cento della sua capacità, spiega a Reuters Limbert Sanchez della ong Centro de Ecología y Pueblos Andinos (Cepa). Tutto questo accadeva proprio mentre gli affluenti vi riversavano, giorno dopo giorno, montagne di rifiuti provenienti dalle città e dalle miniere.
Questa sterminata distesa di immondizia è uno spettacolo a cui è impossibile restare indifferenti. Ecco perché, in questi giorni, migliaia di persone si sono ritrovate al lago Uru Uru per cercare insieme di ripulirlo, per quanto possibile. “Ci troviamo in una discarica che abbiamo generato noi, visto che stiamo distruggendo il Pianeta”, commenta all’agenzia Reuters una volontaria circondata da un tappeto di bottiglie di plastica. Una gestione dei rifiuti così carente è anche motivo di preoccupazione per gli abitanti del posto, considerato che nella zona sono attive anche svariate miniere che riversano nell’ambiente scorie tossiche.
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