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A marzo del 2017 Bologna è stata scelta dal Centro europeo per le previsioni meteorologiche a medio termine come sede del suo nuovo data center. Ecco come proseguono i lavori e cosa significa questa vittoria per il capoluogo emiliano e per il nostro paese.
La luce rosa accarezza le Dolomiti, i vigneti solleticano le colline verde smeraldo dell’Appennino, le sfumature turchesi del mare guizzano sotto i raggi del sole. L’Italia è un paese meraviglioso, che regala a chi lo visita una moltitudine di paesaggi. Disboscamento e cementificazione hanno mangiato ettari di terreno, rendendo fragile il territorio che cerca la difesa nella ribellione; allagamenti e frane lo dimostrano. Risulta evidente, però, anche la voglia di rialzarsi e dimostrare l’eccellenza del capitale naturale, come di quello umano. Eccellenze che gli altri paesi notano e valorizzano: il prestigioso Centro europeo per le previsioni meteorologiche a medio termine (Ecmwf) ha scelto Bologna, capoluogo dell’Emilia-Romagna, come location del suo nuovo data center.
L’area destinata al progetto, proposto dalla regione e sostenuto dal governo italiano con 40 milioni di euro, è quella del Tecnopolo che sta nascendo sulle ceneri della ex Manifattura tabacchi e trasformerà un luogo precedentemente abbandonato in uno dei poli scientifici e tecnologici più innovativi del Pianeta. L’Ecmwf avrà a disposizione almeno 20mila metri quadrati dove sarà installato uno dei supercomputer più grandi al mondo. I lavori dovrebbero terminare nell’estate del 2019, in modo che il data center possa diventare operativo entro il 2020. Allora, sarà possibile prevedere con molta più facilità gli eventi meteorologici estremi come nubifragi e ondate di calore.
Il Centro europeo per le previsioni meteo a medio termine, infatti, è un’organizzazione intergovernativa fondata nel 1975, con sede a Reading nel Regno Unito e sostenuta da 20 stati membri e 14 nazioni cooperanti. “Ogni giorno analizziamo 40 milioni di osservazioni satellitari da Stati Uniti, Europa, Cina, Giappone, e saranno ancora di più”, ha spiegato Florence Rabier, la direttrice generale, al primo incontro bolognese fra i vertici. “Quando siamo nati potevamo fare previsioni fino a due giorni, ora arriviamo a 10-15 e miglioriamo ogni anno: sarà sempre più facile prevedere eventi estremi”. E, di conseguenza, proteggere più efficacemente persone, edifici ed ecosistemi.
Representatives from the Emilia-Romagna Region, ECMWF and our Member and Co-operating States have come together for a day of events to mark progress in building ECMWF’s new data centre in Italy #ECMWFBologna2020. Find out more details on the project here: https://t.co/rhT3eYAcqb pic.twitter.com/KErDoTxXfG
— ECMWF (@ECMWF) 13 novembre 2018
Bologna è fortemente impegnata sul fronte degli studi sul clima e nella lotta contro il riscaldamento globale. È già sede del Consiglio nazionale delle ricerche (Cnr) e del Centro euro-mediterraneo sui cambiamenti climatici (Cmcc). È ritenuta, inoltre, la città più resiliente d’Italia: fra i vari provvedimenti di adattamento e mitigazione, l’amministrazione comunale ha limitato le perdite nella rete idrica e migliorato i sistemi di drenaggio, prevede la piantumazione di cinquemila alberi ed il conseguente aumento della biodiversità. Se già ora rappresenta un punto di riferimento per il nostro paese, nel 2020 il capoluogo emiliano fungerà da stella polare per tutta l’Europa.
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