Fango, morte e veleni, in Brasile crollano due dighe

L’incidente, avvenuto il 5 novembre scorso, è uno dei peggiori disastri minerari nella storia del Brasile e potrebbe aver contaminato irreparabilmente l’area.

Undici morti, dodici dispersi, cinquecento sfollati e danni incalcolabili all’ambiente. Questo il bilancio provvisorio dell’incidente che ha visto il cedimento di due dighe, avvenuto presso una miniera di ferro di proprietà della società mineraria Samarco, nel sud est del Brasile.

 

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Veduta aerea dei danni al villaggio di Bento Rodrigues (Christophe Simon/AFP)

 

Il 5 novembre scorso il villaggio di Bento Rodrigues a Mariana, cittadina nella regione di Minas Gerais, è stato investito da una muraglia di fango, melma, residui e rifiuti tossici, in seguito al cedimento di due dighe costruite per contenere le acque reflue.

 

La presidente brasiliana Dilma Rousseff ha paragonato l’incidente al disastro ambientale del Golfo del Messico, causato dalla piattaforma petrolifera della British Petroleum.

Oltre 250mila persone si trovano al momento senza acqua potabile, mentre i corsi d’acqua hanno assunto un inquietante colore arancione.

 

Il crollo delle dighe ha provocato lo sversamento di oltre cinquanta milioni di metri cubi di fanghi e liquidi residui della lavorazione mineraria, contenenti sostanze altamente tossiche come il mercurio. La società mineraria Samarco ha accettato di pagare 260 milioni di dollari per la rottura delle due dighe.

La società, di proprietà dei giganti del settore Vale e Bhp Billiton, ha più volte negato la tossicità del fango e si è impegnata a “effettuare tutti gli sforzi possibili per dare priorità alle esigenze delle persone che erano nella zona di incidente”, si legge in un comunicato rilasciato da Bhp Billiton.

 

“È già stato appurato che numerosi animali selvatici sono stati uccisi dal fango – ha dichiarato Klemens Laschesfki, professore di geoscienze dell’Università di Minas Gerais – dire che il fango non è un rischio per la salute è troppo semplicistico”.

 

Le autorità brasiliane considerano tuttavia la cifra insufficiente a coprire gli ingenti danni all’ambiente e alla popolazione. “Questa è solo una prima rata”, ha dichiarato il procuratore di stato Carlos Eduardo Ferreira Pinto.

 

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La presidente brasiliana Dilma Rousseff sorvola l’area del disastro (Roberto Stuckert Filho/Brazilian Presidency/Reuters)

 

Le cause e le conseguenze ambientali dell’incidente non sono ancora chiare. Secondo gli scienziati i fanghi, che possono contenere sostanze chimiche utilizzate per ridurre le impurità del ferro, potrebbero alterare il corso dei torrenti, ridurre i livelli di ossigeno nell’acqua e diminuire la fertilità dei terreni agricoli.

 

Il disastro è solo l’ultimo colpo inflitto al fiume Rio Doce, una delle principali vie di collegamento tra lo stato di Minas Gerais e l’Oceano Atlantico. L’area, che attraversa la fitta foresta pluviale, è stata oggetto di intenso sfruttamento minerario, soprattutto di oro e ferro, sin dalla colonizzazione portoghese.

 

I biologi temono ora che le sostanze tossiche immesse nel fiume possano contaminare anche la costa. La foce del Rio Doce è una zona di nidificazione delle tartarughe marine, creature in via di estinzione e particolarmente sensibili ai cambiamenti chimici dell’acqua.

 

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Un soccorritore coforta un cavallo immerso nel fango (Ricardo Moraes/Reuters)

 

Tutte le specie animali presenti nell’area, terrestri e acquatiche, stanno morendo per asfissia. Per proteggere la fauna ittica è stata varata l’operazione Arca di Noè che vedrà la partecipazione di pescatori specializzati e associazioni ambientaliste per scongiurare l’estinzione delle specie che abitano il corso d’acqua.

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