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Un documento per spronare persone e aziende a impegnarsi attivamente nella salvaguardia degli oceani: è la Charta Smeralda, presentata oggi al One Ocean Forum di Milano.
Da oggi c’è uno strumento in più per tutelare gli oceani: è la Charta Smeralda, il documento firmato oggi dalla Principessa Zahra Aga Kahn, presidente del consiglio direttivo dello Yacht Club Costa Smeralda (Yccs) e dal Commodoro Riccardo Bonadeo al termine del One Ocean Forum, la due giorni di conferenze, incontri e tavoli tematici organizzata il 3 e il 4 ottobre a Milano nella sede del Teatro Parenti dallo stesso Yccs.
La manifestazione, a cui hanno partecipato personaggi del mondo della ricerca e delle istituzioni italiane e internazionali, tra cui Francesca Santoro, responsabile di Ocean Literacy per la Commissione oceanografica intergovernativa (Coi) dell’Unesco, Stefano Pogutz, docente ricercatore SDA Bocconi e Vice presidente della commissione scientifica di OneOcean Forum, Maria Cristina Fossi, Docente di Ecologia ed ecotossicologia dell’Università di Siena, Vladimir Ryabinin, Segretario esecutivo Coi, o François Bailet, Senior legal officer della divisione Affari Marini e Diritto del mare delle Nazioni Unite, ha posto l’accento sulla necessità di creare consapevolezza diffusa sullo stato di salute dei nostri mari, a partire dal Mediterraneo, sempre più inquinato e sempre più caldo.
Presentata da Francesca Santoro e da Stefano Pogutz, la Charta si rivolge a tutti quelli che hanno a che fare col mare. Si tratta di un documento ufficiale che, messi in chiaro i problemi principali degli oceani, enuncia 20 principi fondamentali (8 rivolti a organizzazioni e aziende, 12 ai singoli individui) spronando i firmatari a prendere impegni concreti per ridurre l’inquinamento dei mari e mettere in atto le buone pratiche che servano a tutelarli.
“Abbiamo voluto un documento ambizioso, ma anche semplice”, ha rimarcato Santoro, “come semplici devono essere le azioni quotidiane da mettere in atto per gli oceani”.
FeelRouge_OneOcean_Charta from FeelRouge Worldwide Shows on Vimeo.
Tra i temi centrali affrontati dalla charta: la necessità di prestare maggiore attenzione ai consumi di energia, alla carbon footprint, all’utilizzo di energie da fonti rinnovabili; il bisogno di collaborare con la comunità scientifica per la divulgazione delle buone pratiche; la necessità di attuare politiche ambientali all’interno delle stesse organizzazioni e aziende e di facilitare i comportamenti consapevoli degli individui.
La redazione della Charta Smeralda non sarebbe stata possibile da un lato senza prendere in considerazione tutto ciò che è stato scritto finora sul tema, dall’altro senza un’accurata riflessione sui temi discussi (pressing issues) in questo primo One Ocean Forum. Le aree principali di interesse sono infatti state quattro: due problemi, ovvero inquinamento dei mari dovuto alla presenza di microplastiche e cambiamento climatico; e due soluzioni, individuate nella blue economy, cioè un’economia sostenibile del mare, che possa coniugare l’implementazione di nuove tecnologie e la necessità delle imprese di fare profitto con l’esigenza di tutela della flora e della fauna oceaniche, e nell'”ocean literacy“, cioè nella diffusione delle informazioni di base che permettano di capire che esiste una reciproca influenza tra i nostri stili di vita e il benessere degli oceani.
Mentre il tema del riscaldamento globale e dell’acidificazione degli oceani può sembrare più astratto, quello della marine litter, cioè dell’inquinamento delle acque e delle spiagge, appare molto più concreto. Per questo è stato approfondito durante il forum. I dati presentati durante la conferenza parlano chiaro: 8 milioni di tonnellate di rifiuti di plastica invadono gli oceani ogni anno; solo nel Mediterraneo sono presenti 1,2 milioni di frammenti di microplastiche (inferiori ai 2 mm) per kmq; se il trend rimarrà costante, nel 2050 avremo un rapporto pesci-plastica di 1 a 1. “Un guaio per gli animali marini e per noi”, sottolinea Maria Cristina Fossi “che deve essere affrontato con precise azioni di governance”.
Le microplastiche, infatti, non solo vengono ingerite dagli animali marini (un capodoglio può ingerire fino a 5 kg di plastica nella sua vita), che ne assorbono gli additivi e gli altri agenti inquinanti, ma possono ritrovarsi anche nella catena alimentare, dunque anche nel pesce che arriva sulle nostre tavole “anche se non abbiamo ancora dati certi,” continua Fossi. “Il ruolo della ricerca è fondamentale: sul tema dela marine litter è bene fare informazione corretta, ci sono aspetti ancora da indagare. L’impatto sulla salute umana è sicuramente uno di questi.
Come rendere virali i temi affrontati durante le sessioni? Come comunicare la Charta? Di questo aspetto si sono occupati i sette tavoli tematici che si sono svolti durante questo forum. Cinque di essi (Lab marine litter & pollution – microplastiche, Lab marine litter & pollution – plastiche, Lab climate & global changes, Lab blue technologies & innovation, Lab ocean literacy) si sono focalizzati sui temi caldi della manifestazione, due (Lab Charta Smeralda in pratica e Lab Charta Smeralda piano di comunicazione) specificatamente sulla Charta, sottolineando la necessità di creare una community sempre più consapevole e attenta attraverso azioni mirate e buone pratiche.
Tutti possono aderire alla Charta Smeralda e impegnarsi concretamente per gli oceani: basta andare sul sito del One Ocean Forum e sottoscrivere il documento. Perché la salute degli oceani dipende soprattutto dalle nostre scelte.
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